Tumori, USA e Italia: un confronto tra i dati della American Cancer Society e quelli AIOM-AIRTUM

A cura di Alessio Malta By 31 Gennaio 2025No Comments
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Come sta cambiando l’epidemiologia dei tumori negli Stati Uniti e nel nostro Paese? Dati importanti su cui riflettere giungono dal rapporto Cancer Statistics 2025 della American Cancer Society (ACS) e dal quattordicesimo volume de I numeri del cancro in Italia curato da Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) e da Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM).

Il Rapporto ACS alterna notizie positive e in qualche modo promettenti a dati che non possono fare a meno di generare preoccupazioni. Mentre la mortalità complessiva per i tumori negli Stati Uniti è diminuita del 34% dal 1991 – sono stati evitati circa 4,5 milioni di morti – il “burden” si sta spostando in modo preoccupante. I giovani adulti e le donne registrano tassi di incidenza in aumento, mettendo in discussione la risalente credenza che i tumori siano principalmente una malattia dell’invecchiamento. La riduzione della mortalità per tumore è dovuta a diversi fattori, dalla riduzione del tasso di fumo alla diagnosi precoce al miglioramento delle terapie. I progressi nella gestione di tumori più frequenti (mammella, colon-retto, polmone e prostata) in questo senso hanno svolto un ruolo fondamentale. I bambini, in particolare, ne hanno beneficiato in modo particolarmente significativo: i tassi di mortalità per tumore in questa popolazione sono diminuiti del 70% dal 1970 grazie ai progressi nel trattamento della leucemia. Anche gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni hanno registrato un calo del 63% della mortalità nello stesso periodo. Nonostante questi indubitabili successi, l’incidenza sta aumentando in alcune popolazioni. Le donne al di sotto dei 50 anni hanno oggi tassi superiori dell’82% rispetto agli uomini della stessa fascia di età, rispetto al 51% del 2002. Nelle donne di età compresa tra i 50 e i 64 anni, l’incidenza ha superato quella degli uomini, e anche i tassi di tumore ai polmoni tra le donne di età inferiore ai 65 anni sono ormai più alti. Il tumore al pancreas, che resta la terza causa di morte malattia oncologica, continua a registrare aumenti sia nell’incidenza che nella mortalità. E si tratta di un tumore con un tasso di sopravvivenza a cinque anni soltanto dell’8%. Anche il tumore del colon-retto rappresenta un altro fronte di preoccupazione, con tassi in aumento tra le persone di età inferiore ai 45 anni. Una tendenza allarmante che si rispecchia nell’aumento di altri tumori che colpiscono i giovani adulti, come quelli del corpo dell’utero, del collo dell’utero e della cavità orale. I tassi di cancro al seno, in particolare per i sottotipi positivi ai recettori degli estrogeni, sono in aumento proprio nelle donne più giovani, probabilmente a causa di fattori ormonali come la maggiore esposizione agli estrogeni dovuta al ritardo del parto. Anche l’obesità, la cattiva alimentazione e agenti ambientali possono contribuire all’aumento, anche se mancano ancora prove conclusive.

Guardando da un altro punto di vista lo scenario disegnato dai dati ACS, le disuguaglianze sanitarie continuano a rappresentare una sfida significativa negli Stati Uniti. Le popolazioni native americane hanno tassi di mortalità oncologica da due a tre volte superiori a quelli dei bianchi per i tumori del rene, del fegato, dello stomaco e della cervice. I neri americani hanno il doppio delle probabilità di morire di tumore alla prostata e allo stomaco e il 50% di probabilità in più di morire di tumore del collo dell’utero, una malattia che spesso può essere prevenuta con la vaccinazione HPV. Queste disparità sottolineano con evidenza la necessità di un accesso equo allo screening, alla prevenzione e al trattamento.

Venendo all’Italia, a fronte di una stima di 390.100 nuovi casi previsti per il 2025, i tassi di mortalità tra i giovani adulti (età compresa tra i 20 e i 49 anni) sono diminuiti significativamente negli ultimi 15 anni, del 21,4% nelle donne e del 28% negli uomini, grazie ai progressi nel trattamento e nella diagnosi precoce. I tassi di sopravvivenza continuano a migliorare, con 3,7 milioni di italiani, pari al 6,2% della popolazione, che sopravvivono dopo una diagnosi di cancro. Si prevede che la metà delle persone a cui viene diagnosticato il tumore oggi raggiunga una guarigione completa, con una sopravvivenza complessiva del 73% per il tumore al seno e tassi più elevati per la diagnosi in fase precoce. Anche in Italia il tumore della mammella è in cima alla lista (53.686 casi nel 2024), seguito dai tumori del colon-retto e del polmone. Nonostante questi risultati, anche in Italia la strada della cura dei malati oncologici è ancora costellata di ostacoli e sfide. I fattori legati allo stile di vita, tra cui il fumo (24% degli adulti), l’obesità (10%) e la crescente sedentarietà (28% nel 2023), continuano a contribuire in modo significativo al rischio di tumore. I programmi di screening per il tumore del colon-retto, della mammella e della cervice uterina mostrano una partecipazione disomogenea nelle varie regioni, limitando il potenziale di diagnosi precoce. Mentre gli sforzi per espandere le misure preventive, come la promozione della dieta mediterranea e l’implementazione di programmi di screening del tumore dei polmoni, sono fondamentali per ridurre ulteriormente l’incidenza del cancro e migliorare gli esiti.