
Un’indagine dell’AIGO (Associazione Italiana dei Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri) lancia un campanello d’allarme: l’adesione allo screening per il tumore del colon-retto in Italia è ancora troppo bassa, con una media nazionale del 34,1%. Questo dato evidenzia la necessità di un impegno sinergico tra oncologi, istituzioni sanitarie e cittadini per promuovere la diagnosi precoce di questa patologia, che rappresenta una delle principali cause di morte per cancro.
Il tumore del colon-retto è una sfida complessa per l’oncologia, ma la diagnosi precoce attraverso lo screening rappresenta un’arma fondamentale per migliorare la prognosi dei pazienti. L’indagine AIGO, condotta nel primo trimestre del 2024, ha analizzato i dati di screening del 2022, rivelando un’ampia disparità nell’adesione tra le diverse regioni italiane. La Valle d’Aosta si distingue per il tasso più elevato (66,7%), un risultato che dimostra l’efficacia di programmi di screening ben strutturati e capillari. All’estremo opposto, la Calabria registra il dato più basso (7,8%), evidenziando la necessità di interventi mirati per incentivare la popolazione a partecipare allo screening. Tra le regioni con i tassi di adesione più bassi si trovano anche Sardegna, Liguria, Trentino-Alto Adige, Piemonte, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia, sottolineando una disomogeneità nell’efficacia dei programmi di screening a livello nazionale.
L’efficacia dello screening è influenzata da molteplici fattori, tra cui la tempestività e la completezza dei programmi di screening, la disponibilità di test di screening sensibili e specifici (sangue occulto fecale), il coinvolgimento attivo dei medici di medicina generale e dei farmacisti e le campagne di sensibilizzazione che promuovano l’importanza della diagnosi precoce. L’AIGO si impegna a collaborare con le istituzioni sanitarie e con la comunità oncologica per sviluppare strategie di screening più efficaci e per aumentare la consapevolezza sull’importanza della prevenzione del tumore del colon-retto. In particolare, l’associazione intende promuovere un modello organizzativo più efficace, basato sulle evidenze emerse dalla survey e mirato a migliorare sempre di più il processo di prevenzione attraverso questo strumento di sanità pubblica ancora sottoutilizzato dai cittadini. L’obiettivo è ambizioso: superare il 50% di adesione allo screening entro il 2025.


