Sorveglianza attiva nel tumore della prostata, ecco il Polygenic Risk Score

A cura di David Frati By 7 Gennaio 2025No Comments
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Il Polygenic Risk Score o PRS è un marker che può aiutare a distinguere i tumori della prostata più pericolosi da quelli che non causeranno mai problemi gravi: è quanto suggeriscono i dati del Canary Prostate Active Surveillance Study (PASS), uno studio multicentrico su pazienti con carcinoma prostatico seguiti con sorveglianza attiva in 11 centri di Canada e Stati Uniti, coordinato dal Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle.

“Alla maggior parte dei pazienti viene diagnosticato un tumore alla prostata a rischio intermedio basso o favorevole”, spiega Burcu Darst, la epidemiologa e genetista del Fred Hutchinson Cancer Center che ha coordinato lo studio pubblicato su JAMA Oncology. “Le linee guida raccomandano di sottoporsi a sorveglianza attiva piuttosto che a un trattamento. Per molti di loro è davvero improbabile che in seguito venga diagnosticata una malattia aggressiva. Nel corso degli anni, molti uomini sono stati sottoposti a trattamenti eccessivi per un tumore della prostata che difficilmente sarebbe diventato aggressivo. E questi trattamenti possono avere gravi effetti collaterali, come incontinenza e impotenza”.

Il Polygenic Risk Score (o PRS) viene determinato identificando le varianti genetiche germinali associate a un rischio di cancro attraverso uno studio di associazione GWAS o genome-wide, quindi analizzando i “punteggi” dei singoli pazienti per determinare chi è ad alto rischio e chi no. Nello studio, i pazienti affetti da carcinoma prostatico con PRS elevato sono risultati avere maggiori probabilità di presentare caratteristiche tumorali tipiche del rischio di malattia aggressiva. In particolare, negli anni successivi alla diagnosi iniziale, avevano un rischio maggiore che il loro tumore alla prostata venisse riclassificato a un grado Gleason più alto, ovvero “upgrading”.

“La scala di Gleason è uno dei più forti predittori dello sviluppo di una malattia più aggressiva o potenzialmente metastatica”, spiega ancora Darst. I ricercatori hanno utilizzato le signature di 451 varianti genetiche germinali (o mutazioni) associate al rischio di tumore della prostata per creare il PRS utilizzato nello studio, che è stato poi confrontato con i pazienti della coorte PASS della Canary Foundation. “I pazienti sottoposti a sorveglianza attiva nell’ambito dello studio PASS seguono un protocollo rigoroso. Sono sottoposti ad agobiopsie al momento della diagnosi e poi di nuovo a 6 mesi, 12 mesi e 24 mesi. La sorveglianza attiva può comportare una certa frequenza di biopsie, prelievi di sangue e risonanze magnetiche, il che può essere costoso e gravoso, sia mentalmente che fisicamente”.

Darst ha lavorato molto strettamente con le associazioni dei pazienti con tumore della prostata inseriti nel programma Pacific Northwest Prostate Cancer SPORE (Specialized Program of Research Excellence), frutto della collaborazione tra Fred Hutchinson Cancer Center, University of Washington, University of British Columbia, Prostate Centre of Vancouver General Hospital e Oregon Health and Sciences University, per il comune obiettivo di ridurre mortalità e morbilità associate al carcinoma prostatico. Questo lavoro è iniziato con una migliore comprensione di questa malattia attraverso programmi consolidati con punti di forza nella ricerca traslazionale, le scienze di base, cliniche e di popolazione. Lo scopo dichiarato è permettere a un numero significativo di pazienti di diminuire l’intensità e l’invasività dei controlli tipici della sorveglianza attiva.

“L’associazione tra un PRS più alto e lo sviluppo di un tumore della prostata di grado più elevato potrebbe potenzialmente aprire un percorso clinico per incorporare la suscettibilità genetica nella gestione della malattia”, spiega Darst. “Questo potrebbe aiutare a identificare i pazienti sottoposti a sorveglianza attiva che potrebbero beneficiare di una sorveglianza intensiva rispetto a quella passiva, riducendo il burden per i pazienti con un rischio minore di progressione della malattia. Il prossimo passo di questa ricerca è cercare di creare un punteggio di rischio poligenico ancora più accurato per i pazienti affetti da tumore della prostata”.

ARTICOLO REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON Fred Hutchinson Cancer Center