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Radioterapia post-operatoria della mammella: irradiazione parziale accelerata efficace quanto l’integrale

By 12 Dicembre 2019Maggio 12th, 2021No Comments
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Uno studio con un follow-up di 10 anni sulle pazienti con carcinoma mammario che erano state trattate con irradiazione parziale accelerata della mammella (APBI) dopo intervento chirurgico ha mostrato che i loro tassi di recidiva erano simili a quelli delle pazienti trattate con l’irradiazione dell’intera mammella (WBI). Lo studio, dunque, suggerisce che una irradiazione parziale della mammella, meno invasiva, potrebbe essere la scelta più giusta per le pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale. Se ne è parlato al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2019.

“La radioterapia postoperatoria rappresenta ancora un pilastro del trattamento adiuvante per il carcinoma mammario, in grado di ridurre significativamente il tasso di recidiva locale”, ha spiegato Icro Meattini (Università di Firenze), primo autore dello studio. Negli ultimi anni, infatti, i ricercatori hanno cercato di determinare se la APBI potesse essere efficace quanto la WBI nella prevenzione della recidiva. Il gruppo di Meattini ha esaminato i dati di follow-up decennale per le donne arruolate nello studio randomizzato di fase III APBI IMRT. Il follow-up quinquennale dello studio non ha mostrato differenze significative nella recidiva del tumore o nei tassi di sopravvivenza. Lo studio APBI IMRT ha arruolato 520 donne di età superiore ai 40 anni con carcinoma mammario in fase 1 o 2. Tra il 2005 e il 2013, le pazienti sono state randomizzate in un rapporto 1: 1 a ricevere il trattamento APBI o WBI. Le pazienti nel braccio APBI hanno ricevuto ogni giorno un totale di 30 gray di radiazioni al letto tumorale in cinque momenti diversi, mentre quelle nel braccio WBI ne hanno ricevute un totale di 50 gray su tutto il seno in 25 momenti diversi, più un aumento di 10 gray sul letto tumorale in cinque momenti diversi.

Lo studio ha mostrato che dopo 10 anni le pazienti nel gruppo APBI avevano evidenziato una recidiva di carcinoma mammario del 3,3%, rispetto al 2,6% di recidiva del gruppo trattato con WBI. Questi risultati erano paragonabili ai risultati quinquennali, in cui il gruppo che aveva ricevuto APBI aveva un tasso di recidiva del 2,4%, mentre il gruppo che aveva ricevuto WBI dell’1,2%. Questi risultati nel loro complesso non mostrano differenze statisticamente significative. Anche la sopravvivenza globale a 10 anni era molto simile tra i due gruppi: del 92,7% per le donne che avevano ricevuto APBI e del 93,3% per le donne che avevano ricevuto WBI. La sopravvivenza specifica al carcinoma mammario, invece, è stata del 97,6% per coloro che hanno ricevuto APBI e del 97,5% per coloro che hanno ricevuto WBI. Il tasso di sopravvivenza libera da metastasi a distanza, infine, era del 96,9% sia per le donne che hanno ricevuto APBI sia per coloro che hanno ricevuto WBI.

“Questi dati rafforzano i risultati promettenti dello studio precedente”, ha dichiarato Meattini. “L’irradiazione parziale accelerata della mammella può produrre un eccellente controllo della malattia”. Meattini ha poi spiegato che questo crescente corpus di ricerche può aiutare i medici a raccomandare alle pazienti con un minor rischio di recidiva di essere trattate con l’irradiazione parziale accelerata della mammella, mentre per le pazienti con un rischio maggiore di recidiva può essere utile raccomandare di essere trattate con l’irradiazione dell’intera mammella. “In casi ben selezionati non vi è alcuna differenza nei risultati delle pazienti, indipendentemente dal fatto che vengano trattate con APBI o WBI”, ha continuato. “Un regime giornaliero di APBI esterno potrebbe anche produrre un miglioramento della qualità della vita, minore tossicità e potenziale riduzione del trattamento complessivo”. Inoltre, il trattamento con APBI potrebbe anche avere meno probabilità di causare cambiamenti estetici e potrebbe essere meno costoso rispetto a quello con WBI.

Vasilica Manole