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La combinazione atezolizumab + chemioterapia neoadiuvante non migliora i tassi di risposta patologica completa

By 13 Dicembre 2019Maggio 12th, 2021No Comments
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L’aggiunta dell’agente immunoterapico anti-PD-L1 atezolizumab alla chemioterapia neoadiuvante in pazienti con carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) non migliora il tasso di risposta patologica completa rispetto alla sola chemioterapia: questi i risultati preliminari dello studio clinico NeoTRIPaPDL1, appena presentati al simposio di San Antonio.

Nello studio, Luca Gianni e colleghi hanno considerato l’effetto dell’aggiunta dell’inibitore del checkpoint immunitario atezolizumab alla chemioterapia neoadiuvante. «Dal momento che, com’è noto, i tumori del TNBC ospitano spesso linfociti», ha spiegato Gianni, «avevamo pensato che somministrare ai pazienti un inibitore del checkpoint immunitario, in combinazione con la chemioterapia, avrebbe potuto aumentare la risposta immunitaria antitumorale». Attualmente, atezolizumab – in combinazione con il chemioterapico nab-paclitaxel – è approvato dalla Food and Drug Administration statunitense e dall’EMA per il trattamento del TNBC localmente avanzato o metastatico.

Lo studio aveva arruolato 280 pazienti di età pari o superiore a 18 anni con TNBC precoce ad alto rischio e localmente avanzato o infiammatorio. Il TNBC è un sottotipo aggressivo di carcinoma mammario con un’alta probabilità di recidiva, attualmente trattabile in fase iniziale soltanto con la chemioterapia. Quest’ultima può avere successo in alcune pazienti, per quanto le recidive e la resistenza alla chemioterapia siano comuni, anche dopo buone risposte iniziali. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere carboplatino neoadiuvante e nab-paclitaxel, entrambi farmaci chemioterapici, con o senza aggiunta di atezolizumab. L’obiettivo principale dello studio, ancora in corso, è determinare i tassi di sopravvivenza libera da eventi a cinque anni. L’obiettivo secondario è determinare il tasso di risposta patologica completa, buon predittore di risultati a lungo termine, secondo Gianni, Presidente della Fondazione Michelangelo.

Per quanto riguarda la risposta patologica completa, l’aggiunta di atezolizumab alla chemioterapia neoadiuvante per circa 6 mesi ha portato a tassi leggermente più alti di risposta patologica completa, rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante nella popolazione intent-to-treat (43,5% vs. 40,8%); tuttavia, l’aumento non è stato statisticamente significativo. Tra i pazienti i cui tumori sono risultati positivi per PD-L1, il 51,9% dei pazienti nel braccio con atezolizumab più chemioterapia ha avuto risposte complete patologiche rispetto al 48,0% di quelli nel braccio con sola chemioterapia, differenza non significativa.

«Le nostre osservazioni potrebbero indicare che non si ottiene alcun beneficio terapeutico aggiungendo atezolizumab alla chemioterapia neoadiuvante rispetto alla sola chemioterapia, oppure ciò potrebbe semplicemente significare che gli eventuali effetti benefici dell’associazione si vedranno a lungo termine», ha commentato Gianni. «La risposta patologica completa non fornisce informazioni sulla qualità della risposta, motivo per cui non l’abbiamo utilizzata come endpoint primario per questo studio. Ulteriori analisi potranno rivelare differenze nella qualità della risposta tra i gruppi trattati». Secondo Gianni, i campioni biologici raccolti dalle pazienti prima, durante e dopo il trattamento neoadiuvante saranno esaminati per infiltrazione linfocitaria, mutazioni del DNA e / o livelli di DNA tumorale circolante, il che potrà rivelare differenze tra i gruppi.

Atezolizumab è stato ben tollerato dalla maggior parte delle pazienti arruolate. In circa l’8% sono stati osservati eventi avversi immuno-mediati di grado diverso. L’evento avverso immuno-mediato più comunemente osservato sono state le reazioni correlate all’infusione e circa l’1,4% delle reazioni all’infusione era di grado 3 o superiore. Si deve tener conto che i risultati riportati dallo studio sono limitati agli effetti iniziali del trattamento di combinazione e non tengono conto degli effetti delle terapie somministrate dopo intervento chirurgico.

Vasilica Manole