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DNA tumorale circolante e prevenzione delle recidive nel carcinoma mammario

By 13 Dicembre 2019Maggio 12th, 2021No Comments
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Il DNA tumorale circolante (ctDNA) può aiutare a prevedere la ricorrenza della malattia in pazienti con carcinoma mammario triplo negativo in stadio precoce, dopo la chemioterapia neoadiuvante. Inoltre, secondo lo studio, presentato in questi giorni in occasione del San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2019, la mancanza di ctDNA può indicare esisti migliori per i pazienti.
“Per i pazienti che hanno un carcinoma mammario triplo negativo con malattia residua, il rischio di recidiva è eccezionalmente elevato”, ha affermato l’autore senior dello studio, Bryan P. Schneider, docente di Medicine and Medical and Molecular Genetics presso la Indiana University School of Medicine. “Le nuove terapie e tecnologie sono fondamentali, comprese quelle che possono potenzialmente prevedere il rischio di ricaduta”.

Il ctDNA, o DNA tumorale derivato dal plasma, che può essere isolato dal sangue periferico, rappresenta ad oggi il principale approccio di biopsia liquida impiegato nella pratica clinica ed è considerato come uno strumento per rilevare il cancro, guidare il trattamento e monitorare i pazienti durante la remissione. “Se sei una donna con carcinoma mammario triplo negativo, dopo l’intervento chirurgico ti trovi in uno scenario di ‘sorveglianza e attesa’ costante, nel timore che il cancro ritorni”, ha affermato il primo autore dello studio, Milan Radovich, professore associato di Surgery and Medical and Molecular Genetics presso la Indiana University School of Medicine. “Sappiamo che una parte significativa di queste donne avrà una ricaduta della malattia dopo l’intervento chirurgico”.

In questo studio, gli autori e i colleghi hanno analizzato i campioni di plasma raccolti da pazienti arruolati nello studio clinico BRE12-158, che ha studiato la terapia genomicamente diretta al confronto con il trattamento scelto dal medico dopo la chemioterapia preoperatoria in pazienti con carcinoma mammario triplo negativo. Lo studio ha arruolato 196 donne e il ctDNA è stato sequenziato in 142 pazienti usando il test FoundationOne Liquid, messo a punto da Foundation Medicine. Il ctDNA mutato è stato rilevato in 90 pazienti, pari al 63 per cento, ed era il gene P53 quello più comunemente mutato, seguito da altri che sono comunemente associati al carcinoma mammario.

A 17,2 mesi di follow-up, il rilevamento del ctDNA era significativamente associato ad una minore sopravvivenza libera da malattia a distanza (DDFS). I pazienti con ctDNA avevano una DDFS mediana di 32,5 mesi, mentre i pazienti senza ctDNA non avevano raggiunto la mediana. A 24 mesi, la probabilità di DDFS era del 56% nei pazienti positivi al ctDNA, rispetto all’81% nei pazienti negativi al ctDNA. Nell’analisi multivariata, quando i ricercatori hanno valutato anche fattori tra cui il carico residuo di cancro; dimensione, grado e stadio del tumore; età; e razza, il rilevamento del ctDNA è rimasto indipendentemente associato con DDFS inferiore. Complessivamente, i pazienti positivi al ctDNA avevano una probabilità tre volte maggiore di presentare una recidiva della malattia a distanza rispetto ai pazienti negativi al ctDNA. Non solo, il rilevamento di ctDNA era anche associato a una sopravvivenza globale inferiore e i pazienti positivi al ctDNA avevano un rischio di morte 4,1 volte maggiore rispetto ai pazienti negativi al ctDNA.

Stando alle dichiarazioni degli autori – ricercatori dell’Indiana University Melvin and Bren Simon Cancer Center e della Vera Bradley Foundation Center for Breast Cancer Research – i risultati sono anche superiori per coloro che non presentano il ctDNA e potrebbero potenzialmente preparare il terreno per studi clinici che valutano la capacità di ridurre il trattamento post-chirurgico in questi pazienti.

“Questo studio stabilisce che i pazienti con carcinoma mammario triplo negativo che hanno del ctDNA dopo terapia neoadiuvante presentano un rischio maggiore di recidiva”, ha detto Schneider. “Questo può preparare il terreno per ulteriori studi clinici per questi pazienti ad alto rischio, valutando nuovi modi per prevenire la recidiva”. Spiegano gli autori, infatti, che una sperimentazione clinica che dovrebbe iniziare nel 2020 esaminerà ulteriormente il potenziale del ctDNA nel guidare la terapia per quei pazienti che sono ad alto rischio di recidiva. Aggiungendo che la tecnologia di sequenziamento si sta sviluppando rapidamente e probabilmente diventerà più sensibile e più specifica nel tempo.

Norina Wendy Di Blasio

Radovich M, Jiang G, Chitambar C, et al. Circulating Tumor DNA May Help Predict Recurrence in Patients with Early Triple-Negative Breast Cancer. ABSTRACT GS5-02 San Antonio Breast Cancer Symposium 2019.