AI in medicina: da una scuola italiana dati incoraggianti sull’accettazione da parte dei pazienti

A cura di Luciano De Fiore By 27 Febbraio 2026No Comments
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Un gruppo di ricerca italiano – primo autore Filippo Pesapane – ha pubblicato sul JCO Clinical Cancer Informatics i risultati di un’indagine sulle percezioni pubbliche dell’intelligenza artificiale (AI) in medicina e, in particolare, in radiologia, offrendo un contributo originale e strutturato al dibattito sull’integrazione dell’AI nella pratica clinica. Lo studio, condotto presso un centro oncologico di riferimento nazionale, rappresenta uno dei primi tentativi sistematici, nel nostro Paese, di misurare opinioni, aspettative e timori dei cittadini rispetto all’uso dell’AI in ambito sanitario.

L’indagine è stata realizzata tra gennaio 2023 e giugno 2024 mediante un questionario distribuito attraverso QR code condivisi sui social media, su poster informativi e tramite contenuti video. Dei 454 soggetti raggiunti, 240 hanno completato integralmente il questionario. Lo strumento utilizzato è stato adattato da un modello validato nel 2020 da Esmaeilzadeh e collaboratori, sottoposto a un rigoroso processo di traduzione forward-backward e a un pilot testing per garantirne l’adeguatezza culturale alla popolazione italiana. Il questionario ha esplorato diversi domini: disponibilità all’utilizzo dell’AI, ansia da prestazione tecnologica, timori legati alla responsabilità medico-legale, preoccupazioni sulla privacy e impatto percepito sulla comunicazione medico-paziente. I punteggi sono stati strutturati in modo tale che valori più bassi indicassero una maggiore accettazione dell’AI.

I risultati mostrano un orientamento complessivamente favorevole: il 96% dei partecipanti si è dichiarato favorevole all’uso dell’AI come strumento di supporto per il radiologo e il 92% si è detto disponibile a impiegarla nei processi diagnostici e terapeutici. Parallelamente, emergono alcune aree di cautela: il 61% dei rispondenti ha espresso dubbi sull’affidabilità dei sistemi, mentre il 58% teme una possibile riduzione dell’interazione personale con il medico. Sul fronte della protezione dei dati, il 72% ha dichiarato di confidare nella capacità dell’AI di garantire adeguati livelli di privacy. Nel complesso, il 90,4% dei partecipanti ha espresso una valutazione positiva dell’intelligenza artificiale in sanità.

Il dato forse più interessante, anche per gli oncologi medici, è la posizione equilibrata che emerge dall’indagine: i pazienti riconoscono il potenziale dell’AI nel migliorare accuratezza diagnostica e percorsi terapeutici, ma ribadiscono con chiarezza che il suo ruolo deve essere complementare e non sostitutivo rispetto all’expertise clinica. La richiesta implicita è quella di sistemi trasparenti, affidabili e inseriti in un contesto relazionale che preservi la centralità del medico. In tutt’altro contesto, fa riflettere – e forse anche sorridere – il fatto che oggi Papa Leone abbia esortato i sacerdoti a mantenere “umana” la loro predicazione. Rivolgendosi al clero a Roma, ha messo in guardia dal ricorrere all’intelligenza artificiale per redigere le omelie, sottolineando che le prediche dovrebbero nascere dalla preghiera, dallo studio e dalla fede vissuta, piuttosto che da strumenti automatizzati.

Il contributo della scuola italiana si colloca così in un ambito cruciale per l’oncologia contemporanea e non solo, dove l’integrazione tra imaging avanzato, big data e algoritmi predittivi è destinata a incidere profondamente sui processi decisionali. Comprendere le aspettative dei pazienti non è un elemento accessorio, ma una condizione necessaria per un’adozione consapevole e sostenibile dell’AI nella pratica clinica quotidiana.

Pesapane F et al. Public Perspectives on Artificial Intelligence in Medicine and Radiology: Insights From a Survey in an Italian Cancer Referral Center. JCO Clin Cancer Inform 10, e2500210(2026)