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World Cancer Day: un impegno per l’equità nell’accesso alle cure

A cura di Luciano De Fiore By 2 Febbraio 2024No Comments
Speciali

Per il terzo anno di fila, la parola d’ordine del World Cancer Day, il 4 febbraio, è “Close the Gap”: prima di ogni altra cosa, occorre colmare il divario nell’accesso alle cure oncologiche a livello mondo. Come spesso Oncoinfo ha riportato, riprendendo la denuncia di studiosi autorevoli, di associazioni internazionali (come Common Sense Oncology) e di società scientifiche (come l’AIOM in Italia, ESMO e ASCO), permane infatti un’iniquità di fondo nell’approccio alla malattia oncologica, per l’assenza di una volontà politica condivisa capace di mettere in campo politiche di salute pubblica efficaci che consentano a tutti i pazienti oncologici, potenzialmente, di accedere alle migliori cure. Un editoriale sul “Lancet” si chiede se almeno la ricerca sia in grado di rispondere meglio alle esigenze dei pazienti affetti da tumore in tutto il mondo.

Di fatto, nonostante i continui progressi della oncofarmacologia, a livello globale il numero di morti per cancro in poco più di un decennio è aumentato del 40%. Secondo le ultime stime, nel 2050 sono previsti oltre 35 milioni di nuovi casi di cancro (un aumento del 77% rispetto ai 20 milioni del 2022), soprattutto nei Paesi con un indice di sviluppo basso o medio. Oltretutto, le guerre in corso costituiscono un vulnus ulteriore: si pensi soltanto alle migliaia di pazienti oncologici privi di cure nella Striscia di Gaza.
Nessuno nega l’importanza decisiva nella scoperta e nell’acquisizione di nuove molecole e di nuove terapie cellulari o genetiche. Ma – a detta del “Lancet” – il problema si pone a monte, dal momento che «le aziende farmaceutiche che dominano l’agenda della ricerca sono incentivate a concentrarsi su nuovi farmaci e terapie sofisticate (come le terapie cellulari e geniche) che non sono né accessibili né sostenibili per la maggior parte dei pazienti, a livello globale. Ciò non significa che sia necessario garantire a tutti l’accesso alle cure più efficaci in tutti i contesti. L’equità nella salute richiede equità nell’accesso alla migliore gestione del cancro. Ma la struttura dell’ecosistema della ricerca in oncologia fa sì che si trascuri lo studio di innovazioni semplici in grado però di cambiare la pratica clinica e che potrebbero portare grandi benefici ai pazienti, come la de-escalation del trattamento o la riproposizione di farmaci già autorizzati».

Una delle storture da correggere è il privilegio accordato dal sistema alle terapie farmacologiche rispetto alla chirurgia e alla radioterapia, capaci di curare potenzialmente molti più pazienti rispetto ai farmaci antitumorali (data la loro importanza nel trattamento dei tumori solidi), ma che ricevono molti meno fondi di ricerca. Ovvio che politiche di screening e di prevenzione sono condotte con molta maggiore difficoltà nei Paesi a basso reddito. Ad esempio, considerando l’Africa nel suo complesso, dove la maggior parte dei tumori della prostata viene diagnosticata in fase avanzata, non è mai stata valutata l’efficacia del test dell’antigene prostatico specifico basato sulla popolazione. Le popolazioni degli studi di ricerca sono in gran parte costituite da pazienti caucasici e che vivono in Paesi ad alto reddito, ragion per cui i risultati potrebbero non essere sempre generalizzabili o trasferibili senza un’attenta considerazione delle differenze biologiche, culturali o ambientali. Mentre per adattare gli strumenti di controllo del cancro ai contesti locali sarebbero necessarie competenze e conoscenze locali. Gruppi di collaborazione internazionale possono fornire le risorse per sperimentazioni avviate dai ricercatori per affrontare questioni clinicamente importanti ma non necessariamente di primario interesse per le aziende. Il numero crescente di studi clinici internazionali e di gruppi di ricerca cooperativi, come l’Organizzazione europea per la ricerca e la cura del cancro e il gruppo cooperativo del National Cancer Institute, è un segnale incoraggiante.

Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga. Forse, occorre addirittura riformulare l’idea stessa di ricerca oncologica: un’innovazione incentrata sulla massimizzazione dei benefici degli interventi già esistenti potrebbe sortire probabilmente un effetto molto maggiore sull’assistenza ai pazienti, rispetto al concentrarsi soltanto sullo sviluppo di nuovi, costosi farmaci, magari per ottenere l’indicazione per una patologia che ha già un ragionevole standard di cura. Speriamo che negli anni a venire si risponda sempre meglio e più concretamente a quest’esigenza di equità nell’accesso, così da ottenere condizioni paritetiche su scala internazionale per tutti i pazienti oncologici.