Una legge per la dignità: cosa cambia per l’oncologo clinico nel rapporto con il paziente

A cura di Luciano De Fiore By 9 Luglio 2025No Comments
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Con voto significativamente unanime, il Parlamento ha approvato la legge che estende da sei a ventiquattro mesi il periodo di comporto per i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) con invalidità pari o superiore al 74%, offrendo una tutela concreta contro il rischio di licenziamento durante le cure oncologiche. Inoltre, per i lavoratori autonomi viene introdotta la possibilità di assentarsi fino a 300 giorni annui, anche frazionabili. Ma cosa cambia, concretamente, per l’oncologo clinico?

Il timore del licenziamento è una delle principali fonti di ansia per il malato di tumore in età lavorativa. La nuova legge alleggerisce questo carico, consentendo all’oncologo di affrontare con il paziente decisioni complesse – ad esempio, la scelta tra terapie con impatto diverso sulla qualità di vita e quindi sulla capacità lavorativa – in un clima meno angoscioso, con maggiore libertà di valutazione clinica e personalizzazione del percorso. Anche l’estensione del comporto e la previsione di permessi aggiuntivi (10 ore retribuite per visite ed esami) favoriscono la continuità terapeutica. L’oncologo potrà programmare follow-up, esami strumentali e terapie senza ingenerare nella persona malata il timore che frequenti assenze diventino un problema, o un elemento di frizione con il datore di lavoro.

Il ritorno al lavoro è un tema cruciale nella fase post-trattamento. Il diritto di priorità allo smart working per i pazienti guariti (se compatibile con le mansioni) apre nuove opportunità di reinserimento graduale, che l’oncologo può valorizzare nel colloquio con il paziente e nel lavoro di équipe con psico-oncologi e medici del lavoro. La legge prevede anche la semplificazione dei percorsi certificativi, affidando al medico curante o allo specialista oncologo la possibilità di attestare la malattia in modo più diretto, pur richiedendo uno sforzo di attenzione aggiuntivo nella documentazione, nell’aggiornamento sulle nuove norme e nella collaborazione interprofessionale.

Dopo la legge sull’oblio oncologico, fortemente voluta da AIOM, questo provvedimento segna un ulteriore riconoscimento istituzionale della complessità del patient journey oncologico, non solo sul piano sanitario, ma anche sociale e professionale. L’oncologo diventa sempre più figura di riferimento nella presa in carico globale del paziente. La nuova legge quindi non è solo una tutela giuridica, ma è un’opportunità per umanizzare ulteriormente la relazione medico-paziente, rafforzando l’alleanza terapeutica e integrando gli aspetti clinici con quelli esistenziali e sociali del percorso di cura. Per l’oncologo clinico, è un segnale forte di civiltà e corresponsabilità.