Skip to main content

Test genomici gratuiti per i tumori della mammella in fase iniziale

Liliana Scaffa By 23 Luglio 2021No Comments
Speciali

È notizia di questi giorni divulgata dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) che è finalmente stato sbloccato il fondo di 20 milioni di euro destinato alle analisi molecolari per le pazienti colpite da carcinoma della mammella in fase iniziale. Il provvedimento – già adottato da anni in diversi Paesi Europei – riguarderà circa il 20% delle donne colpite dalla neoplasia che potrà finalmente essere sottoposto alle analisi molecolari, che sono rimborsabili su tutto il territorio. Ora la palla passerà alle Regioni che dovranno rapidamente emanare i provvedimenti richiesti per erogare il finanziamento di 20 milioni di euro.

“Ogni anno in Italia circa 10.000 donne colpite da tumore della mammella in fase iniziale possono beneficiare dei test genomici. Questi esami consentono di stabilire in quali casi la chemioterapia in aggiunta alla terapia ormonale è realmente necessaria dopo la chirurgia e in quali invece è sufficiente l’ormonoterapia, evitando così inutili tossicità – spiega in una nota l’AIOM – La gratuità dei test genomici su tutto il territorio è il risultato molto importante di una battaglia per cui si sono spese in questi mesi l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e le associazioni di pazienti e che si è conclusa con la recente firma del decreto attuativo da parte del Ministro dalla Salute Roberto Speranza, che ha sbloccato il Fondo di 20 milioni di euro destinato a queste analisi molecolari. Ora è necessario che le Regioni emanino subito i provvedimenti richiesti per l’erogazione del finanziamento”.

“La firma del decreto attuativo in pochi mesi è davvero un ottimo risultato, ottenuto grazie al gioco di squadra – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM – L’introduzione dei test genomici nel percorso clinico delle pazienti colpite da carcinoma mammario rappresenta un esempio virtuoso di sinergia tra Istituzioni, pazienti e comunità scientifica. Questi esami sono raccomandati dalle linee guida di AIOM e dalle più importanti linee guida internazionali per le donne con tumore del seno in fase iniziale che esprimono i recettori estrogenici ma non la proteina HER2. L’obiettivo della nostra società scientifica è continuare a collaborare con le Istituzioni e con tutti gli attori coinvolti nell’esclusivo interesse dei pazienti”. “Nel 2020, in Italia, sono stati stimati quasi 55mila nuovi casi di tumore della mammella – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM – L’incidenza è in crescita, anche per la diffusione dello screening mammografico che permette di individuare la malattia in stadio iniziale quando le possibilità di guarigione sono molto elevate. Nel nostro Paese, infatti, la percentuale di sopravvivenza a 5 anni, pari all’87%, è fra le più alte in Europa. In alcune donne, il vantaggio dell’aggiunta della chemioterapia adiuvante, cioè successiva alla chirurgia, alla terapia ormonale può essere controverso. I test genomici, che rientrano nell’oncologia di precisione, rappresentano uno strumento importante per il clinico per personalizzare la terapia in base alle esigenze di ogni paziente”.

Fino a oggi, in Italia, la gratuità dei test genomici era stabilita solo in Lombardia, Toscana e nella Provincia Autonoma di Bolzano. “La firma del decreto attuativo da parte del Ministro garantisce la rimborsabilità dei test su tutto il territorio e permette di sanare un ritardo di almeno un decennio rispetto alle pratiche adottate in altri Paesi europei, come Germania, Regno Unito, Spagna e Grecia – sottolinea Francesco Cognetti, Presidente di Fondazione Insieme contro il Cancro e di FOCE (ConFederazione Oncologi, Cardiologi, Ematologi) – Circa il 20% delle donne colpite da carcinoma della mammella, pari a più di 10mila pazienti ogni anno in Italia, può essere sottoposto ai test genomici perché presenta malattia di tipo luminale, cioè esprime i recettori estrogenici ma non la proteina HER2, ed è considerato a rischio intermedio di recidiva. Finora in questi casi è prevalsa, da parte di clinici, una comprensibile prevalenza di atteggiamenti prudenziali in cui, in genere, veniva raccomandata la chemioterapia. In particolare, un test genomico a 21 geni è in grado di identificare le pazienti che hanno maggiore o minore probabilità di trarre beneficio dalla chemioterapia adiuvante o dalla sola terapia ormonale. Nello studio PONDx, realizzato dal Regina Elena di Roma su 1.738 pazienti, più di un terzo ha evitato la chemioterapia che, senza questo test, sarebbe stata praticata”.