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Test diagnostico di rilevazione precoce mediante cfDNA

Marco Filetti By 23 Luglio 2021No Comments
Speciali

La maggior parte degli studi di precision oncology si concentrano sulla ricerca di trattamenti mirati sulla base di specifiche firme molecolari rilevate in ogni singolo paziente. Tuttavia questi studi vengono condotti in fasi in cui la neoplasia è già avanzata e in cui la guarigione più che un obiettivo da raggiungere resta ad oggi un miraggio.

Al contrario la rilevazione precoce dei tumori, quando ancora si trovano in stadio iniziale e possono essere asportati, ha il potenziale di ottenere una guarigione completa. Infatti, come recentemente rilevato da un rapporto dell’Office for National Statistics nel Regno Unito, adulti a cui viene diagnosticato un melanoma, una neoplasia prostatica o mammaria al primo stadio, hanno le stesse possibilità di sopravvivere un anno dopo la diagnosi di individui nella popolazione generale. La maggior parte delle neoplasie non ha ad oggi un test di screening precoce raccomandato, con il risultato che molto spesso i tumori vengono rilevati troppo tardi perché le terapie possano essere efficaci.

Questo mese è stato pubblicato sulla rivista “Annals of Oncology” un lavoro che prova a sfruttare le nuove tecnologie di analisi del DNA circolante (cfDNA) per effettuare una diagnosi precoce tramite un test diagnostico di rilevazione precoce (multi-cancer early detection – MCED). L’analisi di questi frammenti di cfDNA, sfruttando algoritmi di machine-learning, consente infatti il rilevamento di segnali specifici, ad esempio metilazione o mutazioni del cfDNA, per vari tipi di neoplasie.

Il CCGA è uno studio osservazionale prospettico, multicentrico con follow-up longitudinale di adulti di età pari o superiore a 20 anni, con diagnosi di tumore e/o a cui è stata programmata una biopsia o una resezione chirurgica per una neoplasia nota o sospetta. L’obiettivo principale dello studio era valutare le prestazioni dell’MCED per una diagnosi precoce del cancro e nel prevedere l’origine della neoplasia. In totale nel sottostudio pubblicato su “Annals of Oncology” sono stati arruolati 4077 partecipanti, 2823 con e 1254 senza diagnosi di tumore. L’età media di tutti i partecipanti era di 60,6 anni. La sensibilità complessiva del test per qualsiasi tipo di cancro è stata del 51,5% (95% CI 49,6%-53,3%) con una specificità del 99,5% (95% CI 99%-99,8%). Utilizzando una serie di 12 tumori pre-specificati (compresi pancreas, stomaco, ovaio polmone e colon/retto), il tasso di rilevamento complessivo è salito al 67,3%. Come facilmente intuibile il test ha mostrato performance migliori nel rilevare neoplasie in stadi più avanzati; infatti le percentuali di rilevazione sono passate dal 39% per lo stadio I, al 69% per stadio II, l’83% per lo stadio III fino al 92% per neoplasie al IV stadio.

Nonostante l’importanza dei dati presentati bisogna ancora avere molta cautela prima di poter trasferire metodiche del genere nella pratica clinica. Bisogna sottolineare infatti come il test non ha rilevato il 48,5% di tutti i tumori ed addirittura l’83,2% dei tumori in stadio I. Inoltre la maggior parte delle rilevazioni effettuate dal test diagnostico si concentravano nel gruppo di pazienti con neoplasia nota, al contrario ben poco ci dice sul reale potenziale di questa metodica per una diagnosi precoce in una popolazione senza cancro. Sicuramente la capacità di rilevare tumori nelle fasi iniziali ha il potenziale per ridurre la mortalità per cancro. L’introduzione di test non invasivi di diagnosi precoce uniti agli attuali protocolli di screening potrà aumentare il numero assoluto di tumori rilevati e spostare il rilevamento a fasi precoci in cui gli outcome sono migliori e la mortalità è inferiore. Tuttavia altri studi di validazione sono necessari prima di poter introdurre tali metodiche in una fase così delicata come quella dello screening di popolazione.