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«Pronto, sono il Re. Come lei sa, ho un tumore…»

A cura di Luciano De Fiore By 13 Febbraio 2024No Comments
Speciali

Devi essere Richard Smith, mitico ex direttore del BMJ, ed esser dotato di un ego cospicuo, per immaginarti di esser chiamato al telefono, di prima mattina, dal tuo Re, Carlo d’Inghilterra. E di fantasticare le possibili domande dell’anziano sovrano, preoccupato per la recente diagnosi di tumore. E insieme di approntare le scomode risposte.

Dunque: Carlo lo chiama alle sett’albe. Ha saputo che di recente sul suo blog Smith si è occupato delle grandi questioni intorno al cancro e per questo ha deciso di sentirlo. Onorato per la telefonata, Smith tiene innanzitutto a dirsi dispiaciuto per la malattia che ha colpito il Re, ma subito passa ad una fase propositiva, suggerendo ad un sovrano che mostra di non preoccuparsi solo del suo cancro, un paio di letture importanti: la prima è Making Sense of Cancer: From Its Evolutionary Origin to Its Societal Impact and the Ultimate Solution, di Jarle Breivik, alla cui lettura è ispirato il suo stesso blog. E poi, se il sovrano è davvero interessato al quadro generale dell’oncologia, il classico L’imperatore del male. Una biografia del cancro, di Siddhartha Mukherjee.

Re Carlo passa allora a una domanda assai più personale: posso chiederle se ha avuto un tumore? La risposta di Smith è quella di chi in effetti ha, e ha avuto, un cancro, sia pure un carcinoma baso-cellulare (basalioma), precisando che quando si pensa al cancro si pensa soprattutto ai grandi tumori che possono uccidere: polmone, pancreas, intestino, seno e prostata. Il che, col dovuto rispetto, lo induce a un’osservazione e insieme a una critica piuttosto diretta: «Beh, mi congratulo con Lei per aver fatto sapere al mondo che ha il cancro. Un annuncio evita l’orribile situazione in cui alcuni sanno, altri no, altri ancora sanno e non sono sicuri se dovrebbero saperlo. Inoltre, smorza le speculazioni e chiarisce che non c’è nulla di strano nell’ammalarsi di cancro: tocca alla metà di noi tutti. Credo tuttavia che abbiate commesso un errore nel non annunciare che tipo di cancro avete. Come Lei sa, esistono molti tipi di tumore, con prognosi e trattamenti diversi, e che possono trovarsi a stadi diversi. Non annunciando il tipo di tumore, avete rafforzato il malinteso che il cancro sia un’unica malattia. Inoltre, avete lasciato aperta la possibilità che possiate scamparla oppure morire in poche settimane». La risposta di Carlo è molto british: «Capisco il suo punto di vista, ma lei deve capire che i miei consiglieri, molto conservatori, non volevano neppure che dicessi quel che ho detto». La reticenza, insomma, sarebbe colpa della corte. Per cui, ci rifletterà su.

Dopo di che, pur sapendo che Smith non è un medico praticante, il Re chiede se ha qualche idea sulle terapie. Al che l’ex Editor del BMJ si permette qualcosa che solo il suo status molto privilegiato gli consente: di rispondere al Re in tutta franchezza, tenendo conto di fattori quali la sostenibilità economica e ambientale dei trattamenti. Intanto, inutile avere fretta. Si esagera nel pensare che i giorni o le ore contino nella terapia: in genere non è vero. Il trattamento probabilmente durerà a lungo ed è meglio prendersi il tempo necessario per valutare il percorso migliore. È probabile che il Re sia sottoposto a pressioni – da parte di medici, familiari, opinione pubblica e media – per optare per un trattamento aggressivo. A proposito, aggiunge Smith, vi consiglio un altro libro: Because Cowards Get Cancer Too, di John Diamond. Ma un trattamento aggressivo non è detto sia il migliore: «Il vostro obiettivo, caro sovrano, dovrebbe anteporre la qualità della vita alla sua quantità e decidere di conseguenza. Molti vengono sottoposti a trattamenti eccessivi alla fine della vita e di conseguenza trascorrono gran parte del tempo che resta loro tra le grinfie di medici, ospedali, operazioni e farmaci, piuttosto che nelle verdi valli scozzesi, dove sospetto preferireste essere».

Re Carlo sembra soddisfatto dei consigli e ne chiede un ultimo. Smith non si fa pregare, ed è piuttosto esplicito, come un buon suddito d’Inghilterra può e deve permettersi col proprio sovrano: «So quanto le sta a cuore il pianeta, il futuro dell’umanità e la giustizia e credo dovrebbe pensare al suo cancro in questo contesto. È molto probabile che sarete sottoposto a una terapia con farmaci molto costosi che vi terranno in vita molto più a lungo di quanto sarebbe stato possibile se aveste sviluppato il cancro anche solo un decennio fa. Questo trattamento aumenterà i danni al pianeta. La maggior parte delle persone nel mondo non ha accesso a tali cure. Anzi, molti, la maggioranza, non hanno nemmeno accesso agli oppiacei e alle cure palliative di base alla fine della vita. Sappiamo che, nonostante tutti gli investimenti nella ricerca e nella cura del cancro, abbiamo più tumori che mai, perché il cancro è una malattia degli anziani ed è uno dei modi in cui siamo programmati per morire. È chiaro che la combinazione di un numero sempre maggiore di tumori e di farmaci costosi e dannosi per l’ambiente non è sostenibile né per il pianeta né per i sistemi sanitari». Viva la faccia della sincerità.

Termina così la telefonata immaginaria tra il medico e l’anziano Re malato. Chissà se Carlo avrà letto questo post di Richard Smith. Credo lo apprezzerebbe. E in Italia chi potrebbe sentirsi di rispondere in modo così libero e diretto ad un potente che gli ponesse le medesime domande?

Immagine concessa in Licenza Creative Commons