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Precision Medicine – Pills from ASCO | #3

By 31 Maggio 2020Giugno 3rd, 2021No Comments
Speciali

Da qualche anno la medicina di precisione ha un ruolo da protagonista al congresso dell’ASCO, con la presentazione di centinaia di ricerche su queste tematiche. Di seguito la selezione dei 10 studi più rilevanti della terza giornata congressuale, a opera di Chiara Cremolini (Università di Pisa) e Sara Lonardi (Istituto Oncologico Veneto).

Abstract 3518 - Early plasma circulating tumor DNA (ctDNA) changes to predict response to first-line pembrolizumab +/- chemotherapy in non-small cell lung cancer (NSCLC).

Le possibili applicazioni della biopsia liquida nel percorso dei pazienti oncologici sono molteplici: dall’orientamento delle scelte terapeutiche nella malattia metastatica in base alle alterazioni genomiche subentranti come possibili meccanismi di resistenza acquisita ai trattamenti in atto, all’identificazione della malattia minima residua nei pazienti radicalmente operati, al più ambizioso e avveniristico ambito dello screening in soggetti sani.

In questo lavoro, viene esplorato il possibile ruolo della biopsia liquida, e in particolare dell’analisi del DNA tumorale circolante (ctDNA), come marcatore precoce di successo o fallimento del trattamento in corso. Sono stati coinvolti 38 pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule, trattati con pembrolizumab +/- chemioterapia al Dana Farber Cancer Institute, i quali sono stati sottoposti a prelievi ematici seriati prima dell’inizio del trattamento e ad ogni ciclo di terapia.

Attraverso un pannello NGS applicato direttamente sul campione plasmatico, il ctDNA è stato riscontrato nel prelievo basale (prima dell’inizio del trattamento) in 29 casi. L’incremento dei livelli di ctDNA al secondo ciclo di terapia, misurato come incremento della frequenza allelica dell’alterazione genomica riscontrata al basale o di quella a maggior frequenza allelica in caso di più alterazioni contemporaneamente presenti, si associava significativamente a minor tasso di risposta (7.7 vs 62.5%, p=0.006), minor durata di sopravvivenza libera da progressione (mediane: 3.4 vs 15.1 mesi, p<0.001) e di sopravvivenza globale (mediane: 14.8 vs 30.2 mesi, p=0.003). La risposta sierologica, ovvero la riduzione dei livelli di ctDNA, anticipava costantemente la risposta radiologica. Analoghi risultati si registravano nel sottogruppo di pazienti trattati con pembrolizumab in monoterapia (N=19).

Questi dati relativi alla possibilità di usare il ctDNA come marcatore precoce di beneficio o meno dal trattamento in atto sono certamente promettenti. Restano numerosi quesiti aperti, relativi in primis alla sensibilità delle varie metodiche disponibili, basate sulla ricerca delle mutazioni a maggior frequenza a livello tissutale e sulla successiva ricerca delle medesime alterazioni a livello plasmatico, oppure mirate all’esclusiva ricerca delle alterazioni genomiche in un panel prestabilito di geni frequentemente mutati direttamente a livello plasmatico, bypassando così la fase di analisi tissutale. Resta da chiarire perché in una quota non trascurabile di casi il ctDNA non fosse identificabile in questa coorte pur in presenza di malattia, e quali fossero quindi le caratteristiche di questi pazienti. Infine, la rilevanza clinica di uno switch precoce del trattamento in caso di incremento del ctDNA andrebbe dimostrata prospetticamente in studi disegnati opportunamente.

Figura da: Ricciuti B et al. Early plasma circulating tumor DNA (ctDNA) changes to predict response to first-line pembrolizumab +/- chemotherapy in non-small cell lung cancer (NSCLC). 2020 ASCO Virtual Scientific Program

Abstract 3558 - Clinically Aggressive Malignancies Associated with STK11 Germline Mutations (STK11GCa): A Comprehensive Genomic Profiling (CGP) Study

Le mutazioni germinali di STK11 determinano la sindrome eredofamiliaredi Peutz-Jehger e si riscontrano in molteplici tumori solidi. Obiettivo di questo lavoro è indagare la prevalenza di tali alterazioni in un’ampia coorte eterogenea di neoplasie, analizzate attraverso un pannello di NGS comprendente 324 geni e le sequenze introniche di altri 28 geni frequentemente riarrangiati, cui viene applicato un algoritmo sviluppato con l’obiettivo di discriminare in assenza di sangue o tessuto sano le varianti germinali da quelle somatiche.
L’interesse nei confronti delle mutazioni germinali di STK11 nasce anche dalla recente ipotesi di un loro ruolo predittivo negativo rispetto all’efficacia dell’immunoterapia sulla base di dati ottenuti nel tumore polmonare non a piccole cellule.
Sostituzioni di base che portano a inattivazione di STK11 (STK11GCa) si sono riscontrate in 103 (0,05%) su 212.470 campioni analizzati, perlopiù in tumori polmonari non a piccole cellule (55%). Complessivamente, i tumori con mutazione STK11GCa erano caratterizzati da un modesto carico mutazionale (TMB mediano: 5 mutazioni/Mb, sebbene il TMB fosse > 20 mutazioni/Mb nel 4% dei casi) e da assenza di instabilità microsatellitare. Presentavano poche alterazioni genomiche “targettabili” a conferma del verosimile ruolo driver di questa mutazione e PD-L1 risultava elevato nel 15% dei casi.
Questi dati esplorativi indicano la necessità di acquisire una più ampia mole di dati di outcome clinico e soprattutto da coorti di pazienti trattati con checkpoint inhibitors per verificare le possibili implicazioni cliniche di queste alterazioni, che potrebbero servire a rifinire la selezione dei pazienti candidati a immunoterapia indipendentemente dall’istologia di partenza della loro malattia. Vengono infatti presentati due casi clinici di pazienti con tumori apparentemente sensibili al trattamento immunoterapico sulla base di TMB e espressione di PD-L1 ma dimostratisi in realtà resistenti probabilmente per effetto della presenza di una mutazione germinale di STK11.

Figura da: Sokol E et al. Clinically Aggressive Malignancies Associated with STK11 Germline Mutations (STK11GCa): A Comprehensive Genomic Profiling (CGP) Study. 2020 ASCO Virtual Scientific Program

Abstract 5066 - Clinically Advanced Renal Cell Carcinoma (RCC) and Renal Sarcoma (RSC) in Young Patients: A Comprehensive Genomic Profiling (CGP) Study

Nell’ottica dell’oncologia di precisione e della personalizzazione dei trattamenti, una mole crescente di dati sottolinea possibili differenze nelle caratteristiche molecolari dei tumori in base all’età di insorgenza. La profilazione estesa delle neoplasie può offrire spunti per cogliere l’eterogeneità delle vie implicate nella progressione tumorale e per esplorare sulla base di tali evidenze il razionale di disegnare studi in popolazioni specifiche che possano giovarsi di approcci differenziati come primo passo per introdurre poi nella pratica clinica percorsi terapeutici diversi.
Con questi obiettivi è stata analizzata un’ampia casistica di 2128 carcinomi renali avanzati, costituiti prevalentemente (65%) da carcinomi a cellule chiare, ma con una significativa rappresentazione anche delle istologie più rare (papillare, cromofoba, midollare, dei dotti collettori, sarcomatoidi). I campioni sono stati profilati con un pannello NGS comprendente 315 geni cancro-correlati e le sequenze introniche di altri 28 geni comunemente riarrangiati.
Differenze significative nei pattern mutazionali dei tumori insorti in individui under e over 40 sono state messe in evidenze. In particolare, un più elevato carico mutazionale si osservava nei tumori del gruppo over 40. Guardando più nel dettaglio le varie istologie, alterazioni a carico dei geni PBRM1 e SETD2 erano più frequenti nei tumori a cellule chiare degli over 40 rispetto agli under 40, CDK2NA/B e TERT in quelli papillari degli over 40, TP53, PTEN e TERT nei tumori sarcomatoidi degli over 40.
Queste evidenze preliminari potranno essere approfondite per pianificare strategie terapeutiche innovative e personalizzate in base ai pathway molecolari driver nei vari istotipi.

Figura da: Bratslavsky G et al. Clinically Advanced Renal Cell Carcinoma (RCC) and Renal Sarcoma (RSC) in Young Patients: A Comprehensive Genomic Profiling (CGP) Study. 2020 ASCO Virtual Scientific Program

Abstract 105 - Utility of circulating cell-free DNA (cfDNA) analysis in patients with carcinoma of unknown primary (CUP) in identifying alterations with strong evidence for response or resistance to targeted therapy

I carcinomi di origine sconosciuta (CUP) rappresentano una difficile sfida clinica. I pazienti affetti da tali neoplasie vengono comunemente trattati con schemi empirici di chemioterapia convenzionale da cui traggono limitato beneficio. La possibilità di ottenere informazioni dettagliate sulle caratteristiche molecolari dei CUP è dunque particolarmente intrigante nel tentativo di sviluppare opzioni terapeutiche più mirate e possibilmente più efficaci. A questo scopo la biopsia liquida coniuga la facilità e non invasività della procedura alla capacità di fornire informazioni dinamiche e longitudinali.
In questo lavoro 2022 campioni di plasma provenienti da 1937 pazienti affetti da CUP sono stati analizzati con pannello NGS comprendente 73 o 74 geni. L’obiettivo era quello di verificare la presenza di DNA tumorale circolante (ctDNA) e descrivere le alterazioni identificate attribuendole ai vari livelli della classificazione OncoKB. Secondo tale scala di valutazione si definiscono di livello 1 le alterazioni riconosciute dalla FDA come predittive di beneficio da farmaci approvati (es. amplificazione di HER2 nella mammella, BRAF V600E nel melanoma, ecc.), di livello 2 quelle riconosciute come predittive di beneficio da farmaci approvati in altre indicazioni (es. amplificazione di MET nel tumore polmonare non a piccole cellule) e di livello R1 quelle predittive di resistenza a farmaci approvati in quella specifica indicazione (es. KRAS e NRAS nel tumore del colon retto).
In circa il 90% dei casi è stato possibile identificare DNA tumorale circolante (ctDNA). Tra questi, il 46% dei pazienti presentava almeno una alterazione di livello 1 (22%), 2 (7%) o R1 (17%), mentre il restante 54% presentava altre alterazioni genomiche. Tra le alterazioni di livello 1 le più comuni erano le mutazioni di PIK3CA (22%) e di NF1 (19%), l’amplificazione di ERBB2 (13%), la mutazione BRAF V600E (8%) e le mutazioni attivanti di EGFR (8%), oltre alle mutazioni oncogeniche di BRCA1 (7%). L’instabilità microsatellitare si riscontrava nel 4% dei casi. Tra le alterazioni di livello 2 erano invece predominanti l’amplificazione di MET (52%) e di CDK4 (21%).
Questo studio dimostra pertanto come nei pazienti affetti da CUP si possano riscontrare in circa la metà dei casi alterazioni chiaramente predittive di beneficio dai trattamenti disponibili di cui tali pazienti potrebbero giovarsi, un incoraggiante background per gli studi disegnati con lo scopo di dimostrare l’efficacia di trattamenti target in questo difficile setting clinico. Tra questi, lo studio di fase II randomizzato CUPISCO (NCT03498521) è attualmente in corso anche presso alcuni centri italiani.

Figura da: Weipert C et al. Utility of circulating cell-free DNA (cfDNA) analysis in patients with carcinoma of unknown primary (CUP) in identifying alterations with strong evidence for response or resistance to targeted therapy. 2020 ASCO Virtual Scientific Program

Abstract 11541 - Primary Adult Retroperitoneal Sarcoma (RS): Comprehensive Genomic Profiling (CGP) Study

I sarcomi retroperitoneali sono un gruppo molto eterogeneo di neoplasie sia dal punto di vista istologico che clinico. Approcci differenziati per affrontare in maniera più efficace queste patologie spesso aggressive, sono in studio. A tale proposito, ottenere informazioni dettagliate sulle caratteristiche molecolari di sarcomi a diverse istologie è un passo importante per impostare il successivo sviluppo di strategie mirate.
In questo lavoro, 315 sarcomi dei tessuti molli dell’adulto clinicamente avanzati sono stati profilati con un pannello NGS comprendente 406 geni cancro-correlati e le sequenze introniche di altri 28 geni comunemente riarrangiati. Sono stati inoltre valutati il carico mutazionale tumorale, l’instabilità dei microsatelliti, e l’espressione immunoistochimica di PD-L1.
Tra i 315 sarcomi, 155 erano liposarcomi, l’istologia più rappresentata, 74 leiomiosarcomi, 46 sarcomi pleiomorfi, 7 tumori fibrosi solitari, 6 tumori maligni delle guaine nervose periferiche, 5 sarcomi sinoviali e 5 sarcomi a cellule follicolari dendritiche.
Complessivamente, il carico mutazionale di questi tumori è risultato piuttosto basso (TMB mediano: 2.4 mutazioni/Mb), non si sono individuati tumori con instabilità microsatellitare e PDL-1 è risultato debolmente o intensamente espresso rispettivamente nel 21% e nel 5% dei casi. Le alterazioni molecolari attivanti il pathway di mTOR sono risultate le più frequenti tra quelle potenzialmente “targettabili”.
Guardando alle diverse istologie, le alterazioni di TP53 e di RB1 erano le più frequenti nei leiomiosarcomi, mentre CDK4/6 e MDM2 erano le alterazioni più comuni nei liposarcomi. Sebbene molto rare, si sono individuate alcune fusioni geniche a carico di ALK, ROS1 e NTRK1-3, bersaglio di farmaci target attualmente approvati con indicazioni agnostiche o istologia-specifiche.
Si conferma pertanto un panorama di alterazioni molecolari nei sarcomi retroperitoneali attualmente poco sfruttabili per approcci mirati e poco promettente per quanto concerne la possibile efficacia dell’immunoterapia.

Figura da: Necchi A et al. Primary Adult Retroperitoneal Sarcoma (RS): Comprehensive Genomic Profiling (CGP) Study. 2020 ASCO Virtual Scientific Program

Abstract TPS2087 - A multi-stakeholder platform to prospectively link longitudinal, real-world clinico-genomic, imaging and outcomes data for patients with metastatic lung cancer

L’integrazione tra diagnostica clinica e molecolare costituisce uno dei punti chiave per identificare i percorsi terapeutici e arrivare a una reale personalizzazione del trattamento oncologico nella pratica clinica. Purtroppo la maggior parte degli studi real-world è retrospettiva, e presenta dati non completi o di bassa qualità.
Lo studio disegnato dal Flatiron Health Network si inserisce in una nuova generazione di studi osservazionali prospettici volti a costruire una collaborazione bi-direzionale tra ricerca pre-clinica e clinica, un requisito essenziale per alimentare e implementare la medicina di precisione in campo oncologico.
Si tratta di una piattaforma multi-stakeholder per raccogliere e collegare in modo prospettico dati clinico-genomici, di imaging e di outcome alla profilatura genetica longitudinale di campioni ematici e tissutali di 1000 pazienti con tumore polmonare provenienti da 20 oncologie. Gli obiettivi dello studio sono: 1) valutare la fattibilità dell’implementazione di una piattaforma prospettica, longitudinale e modulabile e 2) valutare le associazioni tra ctDNA e risultati clinici del mondo reale, compresa la sopravvivenza globale.
I daticlinici da campi strutturati e non strutturati saranno raccolti direttamente dale cartelle cliniche informatizzate e le immagini radiologiche e istologiche previste dalla pratica clinica. I campioni di tessuto tumorale possono essere inviati al basale per la profilazione genomica usando Foundation One CDx, mentre i campioni di sangue per la profilatura del ctDNA mediante Foundation One Liquid verranno raccolti in tre punti temporali: arruolamento, prima valutazione del tumore e fine del trattamento.
Lo studio, ancora in corso, rappresenta un’importante risorsa per la raccolta integrata di dati clinici e campioni biologici che permetterà non solo di comprendere i meccanismi molecolari alla base della neoplasia polmonare, ma verosimilmente anche la selezione di appropriati pazienti per studi clinici basati su evidenze sperimentali.

Figura da: Lu M et al. A multi-stakeholder platform to prospectively link longitudinal, real-world clinico-genomic, imaging and outcomes data for patients with metastatic lung cancer. 2020 ASCO Virtual Scientific Program

Abstract 9544 - Characterization of KRAS mutations (mt) in non-small cell lung cancer (NSCLC)

L’oncogene KRAS è il più comunemente mutato nel NSCLC. Recentemente, l’interesse nelle sue alterazioni si è acceso grazie allo sviluppo di inibitori della mutazione G12C, con risultati promettenti nelle prime fasi della ricerca clinica, che si inseriranno in un contesto di trattamenti target e immunoterapici complesso come quello delle neoplasie polmonari.
In questo studio su database genetico di Caris Life Sciences, sono stati valutati i profili molecolari di 17.113 campioni NSCLC sequenziati su 592 geni e classificati in base alla presenza e ai tipi di KRAS mt. 4706 campioni tumorali (27%) erano portatori di KRAS mt, in maggior percentuale mutati G12C (40%), seguito da G12V (19%) e G12D (15%). La prevalenza di KRAS mt era superiore negli adenocarcinomi(37,2%) e solo del 4,4% in squamoso. Un elevato carico mutazionale (TMB), definito da>10 mts/Mb, era presente in maniera variabile tra i diversi tipi di KRAS mt, più comune in G13X (68,3%) e meno comune in G12D (43,2%). Anche l’espressione PD-L1 si è dimostrata variabile, con il gruppo mutato G12C a più alta frequenza di PD-L1 positivo ( 65,5% TPS> 1%) ed elevato (41,3% TPS> 50%).
Questo studio, benchè meramente descritttivo e privo di alcuna correlazione clinica e di outcome, sottolinea come le mutazioni di KRAS si inseriscano in un panorama complesso di cui bisognerà tenere conto nel momento in cui fossero disponibili in clinica gli inibitori di KRASG12C.

Figura da: Liu SV et al. Characterization of KRAS mutations (mt) in non-small cell lung cancer (NSCLC). 2020 ASCO Virtual Scientific Program

Abstract 9588 - Plasma-derived cfDNA to reveal potential biomarkers of response prediction and monitoring in non-small cell lung cancer (NSCLC) patients on immunotherapy.

Il trattamento con inibitori del checkpoint immunitario è ormai un cardine nella terapia di molte neoplasie e in particolare del non-small cell lung cancer (NSCLC). Nonostante il livello di PD-L1 e vari altri biomarcatori cellulari, come l’infiltrato tumorale da parte di cellule T citotossiche e Natural Killer evidenzi una popolazione a più alta probabilità di risposta, l’esigenza di avere fattori predittivi di efficacia dell’immunoterapia rimane elevata.
Questo studio traslazionale sulla coorte 9 dello studio ALCINA (NCT02866149) valuta il plasma di pazienti con NSCLC in stadio IV, raccolto al basale e a 8 settimane dall’inizio di terapia con nivolumab, per verificare la potenziale utilità del DNA libero circolante (cfDNA) nel prevedere la risposta. Il cfDNA tumorale costituisce infatti una piccola frazione (TF) di tutto il cfDNA, e proprio per il meccanismo di azione degli immune-checkpoint inhibitors che coinvolge in modo imprescindibile effettori immunologici dell’ospite, è verosimile immaginare che il cfDNA rilasciato dagli stessi possa essere un indice correlato all’efficacia del trattamento. La TF stimata al basale non ha dimostrato correlazione con la risposta a nivolumab, mentre invece i livelli stimati di cellule NK, sempre al basale, erano significativamente più alti nei responder (p <0,05). Inoltre, i livelli stimati di monociti alla week 8 erano fortemente correlati con la sopravvivenza globale (r = 0,75, p <0,0005, HR = 15,02) ed erano significativamente più alti nei responder (p <0,05). La valutazione dell’attività dei fattori di trascrizione ha poi evidenziato fattori legati a non risposta al basale (DEAF1, THAP11) e alla week 8 (DUX4, PDX-1).
Questo studio, su piccoli numeri e del tutto esploratorio, suggerisce che la valutazione di tutto il cfDNA, non solo della frazione tumorale, possa essere utile per la previsione della risposta e il monitoraggio nei pazienti con NSCLC in immunoterapia, in quanto riflette la composizione cellulare e l’attività trascrizionale delle cellule immunitarie coinvolte.

Figura da: Vallania F et al. Plasma-derived cfDNA to reveal potential biomarkers of response prediction and monitoring in non-small cell lung cancer (NSCLC) patients on immunotherapy. 2020 ASCO Virtual Scientific Program

Abstract 1502 - Characterization of patients with multiple primary tumors

Circa il 20% dei pazienti con diagnosi di tumore è affetta da più di una forma di neoplasia. Tale circostanza è legata in parte alla possibilità casuale di contrarre due neoplasie sporadiche, specie se a elevata incidenza, in parte a fattori di predisposizione genetica o ereditarietà.
In questo studio del Memorial Sloan Kettering Cancer Center sono stati caratterizzati pazienti(1/2013-2/2019, n=24.417) con tumori primari multipli (≥2, n=4341, 18%) (MPC) al fine di identificare i potenziali fattori di rischio clinici e molecolari, indagati mediante il pannello NGS MSK-IMPACT.
Le coppie di tumori in cui il rapporto di incidenza genere specifico aggiustato per età (SIR) del secondo tumore era superiore all’atteso includevano: colon-colon, prostata-pancreas, vescica-prostata negli uomini e polmone-polmone, mammella-pancreas, tiroide-pancreas nelle donne. 1580 (36%) pazienti disponevano, oltre della caratterizzazione molecolare del tumore, anche di test sul DNA germinale. 324 (21%) pazienti presentavano 361 varianti patogenetiche/probabilmente patogenetiche. Di questi, 157 (48%) avevano varianti con alta penetranza, 66 (20%), con penetranza moderata, e i restanti varianti con bassa penetranza, recessiva o di incerto significato. Dei 157 pazienti con elevata penetranza 132 (84%) avevano almeno un tipo di tumore concorde con i risultati germinali. 264 tumori sono stati valutati anche per la perdita di eterozigosi (LOH), presente nel 55% dei casi.
Questo studio, in linea con l’atteso, sottolinea l’importanza di valutare sia il DNA tumorale che quello germinale nei pazienti che sviluppino più di una neoplasia, anche con obiettivo di strategie di riduzione del rischio di sviluppare ulteriori tumori e di sorveglianza dei familiari.

Figura da: Cadoo KA et al. Characterization of patients with multiple primary tumors. 2020 ASCO Virtual Scientific Program

Abstract 3547 - The prevalence of KRASG12C mutations utilizing circulating tumor DNA (ctDNA) in 80,911 patients with cancer

Le mutazioni del gene KRAS sono un evento genetico molto frequente in diverse tipologie di tumore. Mentre il suo valore come fattore di resistenza agli antiEGFR e il debole valore prognostico sfavorevole nel tumore colorettale sono ben noti, la possibilità di usare tali alterazioni come target terapeutico è rimasta in dubbio per molto tempo. Recentemente, sono stati sviluppati inibitori specifici per una delle mutazioni di KRAS, la G12C, che sono in fase di validazione clinica.
Questo studio presentato dall’MD Anderson Cancer Center in collaborazione con Guardant presenta un’analisi completa sulla prevalenza delle mutazioni di KRASG12C identificate su DNA tumorale circolante (ctDNA) di 80.911 pazienticon oltre 100 diverse istologie tumorali, valutati da luglio 2014 a giugno 2019.
2.985 pazienti (3,7%) con > 40 tipi di tumore presentavano mutazioni KRASG12C identificate nel ctDNA. La prevalenza di KRASG12C si è dimostrata più elevata nei tumori polmonari, seguiti da tumori a primitività sconosciuta (CUP), neoplasia del colon-retto (CRC), del pancreas (PDAC), colangiocarcinoma. Nelle altre istologie la prevalenza è stata inferiore all’1%. La mutazione KRASG12C è risultata essere clonale (clonalità > 0,9%) nella maggior parte dei pazienti con neoplasie polmonari, CUP e PDAC, rispetto ai pazienti con CRC e carcinoma mammario che hanno dimostrato una distribuzione bimodale di mutazioni clonali e subclonali.
Oltre a essere la casistica più numerosa che ha indagato la prevalenza della mutazione G12C di KRAS in diverse tipologie di tumore, questo studio conferma la fattibilità dell’utilizzo del ctDNA per identificare le mutazioni del KRASG12C. Tale rassicurazione è particolarmente rilevante vista la maggior prevalenza di questa mutazione nei tumori polmonari, che spesso sono difficili da biopsiare o dispongono di campioni tissutali piccoli, e considerata la possibilità di farmaci target a oggi in sviluppo clinico.

Figura da: Thein K et al. The prevalence of KRASG12C mutations utilizing circulating tumor DNA (ctDNA) in 80,911 patients with cancer. 2020 ASCO Virtual Scientific Program