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Nutrizione e pazienti oncologici: quanto ne sanno gli operatori sanitari?

A cura di Liliana Scaffa By 10 Luglio 2023No Comments
Speciali

Sono stati pubblicati qualche giorno fa sulla rivista Frontiers in Nutrition i risultati di una survey realizzata con il supporto delle sezioni giovani di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica) e SICO (Società Italiana di Chirurgia Oncologica) confluite nel Gruppo di Ricerca NutriOnc. L’obiettivo era far luce sul grado di consapevolezza e sensibilità degli operatori sanitari nei confronti dello stato nutrizionale dei pazienti oncologici.

Com’è noto, la malnutrizione è una condizione molto comune tra i pazienti malati di cancro, che spesso comporta limitazioni funzionali, aumento di morbilità e di mortalità. Si stima che quasi l’80% dei malati oncologici soffre di malnutrizione e che nonostante questo meno del 30% riceve adeguati interventi nutrizionali. In questa prima indagine nazionale sulla consapevolezza dei problemi nutrizionali tra gli operatori sanitari che forniscono cure antitumorali è emerso fin da subito il divario tra la fornitura attuale e il bisogno di valutazione nutrizionale.

Dai risultati dell’indagine, e focalizzati principalmente sui tumori esofagogastrico (EG), epato-bilio-pancreatico (HPB) e colorettale (CR), emerge la necessità di una visione centrata sul paziente, che miri a ridurre al minimo gli eventi avversi e migliorare l’impatto terapeutico dei nuovi trattamenti. La survey, cui hanno preso parte 215 operatori sanitari italiani under 40, rivela come la malnutrizione comporti una degenza ospedaliera prolungata, un sensibile aumento della morbilità e di riospedalizzazione, nonché tassi di mortalità più elevati.

I pazienti oncologici con uno stato nutrizionale compromesso hanno una ridotta tolleranza alla chemioterapia, una qualità di vita scarsa e una ridotta sopravvivenza globale. Di qui emerge come la nutrizione clinica svolga un ruolo attivo nel percorso di cura dei pazienti oncologici, ostacolando tutti gli effetti avversi della malnutrizione associata al cancro. Tuttavia, l’approccio varia notevolmente tra oncologi, chirurghi e radioterapisti, spesso a causa della mancanza di una collaborazione strutturata tra operatori sanitari. Proprio per attuare strategie multidisciplinari finalizzate a migliorare la qualità di vita dei pazienti, nel 2020 le sezioni giovani di AIOM, SICO e AIRO hanno pianificato obiettivi di ricerca comuni fondando NutriOnc, un gruppo multidisciplinare costituito non solo da oncologi medici, chirurghi e radioterapisti ma anche da nutrizionisti e farmacisti, che si propone di fare ricerca traslazionale e approfondire il tema della malnutrizione e della nutrizione clinica nel paziente oncologico. Da questo gruppo è nata l’idea della survey, i cui risultati ci dicono che secondo il 57% degli intervistati, i malati di cancro sono stati regolarmente sottoposti a screening nutrizionale. La tempistica della valutazione nutrizionale era alla diagnosi (37,8%), prima dell’intervento chirurgico (25,9%), dopo l’intervento chirurgico (16,7%), prima della radiochemioterapia (13,5%) e dopo la radiochemioterapia (7%).

Per quanto riguarda la gestione dello stato nutrizionale dei pazienti oncologici, il 49,3% dei medici ha dichiarato di adottare il programma ERAS (Enhanced Recovery After Surgery). Il 41,8% degli specialisti non ha invece seguito uno specifico protocollo di assistenza nutrizionale convalidato a causa della mancanza di corsi educativi (14,5%), supporto finanziario (15,3%) e adeguata comprensione del problema (13%). Quasi tutte le istituzioni avevano un team multidisciplinare (92%) per finalizzare il processo decisionale del trattamento. In assenza del dietologo, la valutazione nutrizionale dei pazienti che effettuavano cure oncologiche è stata gestita da medici con esperienza clinica nella valutazione nutrizionale (35,6%), chirurghi (34,3%), oncologi medico/radioterapisti (36,8%) e infermieri case-manager (6,8%). Dopo la dimissione dall’ospedale, la prescrizione del supporto nutrizionale è stata fornita da dietisti (59,5%), oncologi medici (20%), chirurghi (15,3%) e radioterapisti (5,12%). Nei casi di malnutrizione (ad esempio, oltre il 5% della perdita di peso negli ultimi 3 mesi), le scelte del medico si sono indirizzate su consulenza nutrizionale (34,8%), supplemento nutrizionale orale (28,8%), nutrizione enterale (2,8%), nutrizione parentale (3,3%) e nessun trattamento (0,9%).

“I supplementi nutrizionali orali (ONS) hanno un ruolo importante nel percorso del paziente oncologico” – ha affermato Federica Sebastiani (specialista in Scienza dell’Alimentazione, dottore di ricerca in Oncologia Sperimentale e Clinica presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Materno-Infantili e dell’Adulto, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, referente SINPE) – e non sono tutti uguali. In fase di screening si necessita di un ONS iperproteico ed ipercalorico per prevenire la perdita di massa muscolare ed affrontare al meglio le terapie”. Durante la radioterapia, il 95% dei medici ha dichiarato che i pazienti avevano bisogno di una nutrizione supplementare. E l’immunonutrizione (IMN) è stata prescritta nel perioperatorio (54,5%), prima dell’intervento chirurgico (36,3%) e durante la RT-TC neoadiuvante (22,3%).

“I pazienti oncologici con deficit nutrizionali costituiscono una difficile sfida per gli oncologi – conferma Federica Marmorino (Dipartimento di Ricerca Traslazionale e nuove tecnologie in medicina e infermieristica, Università di Pisa, referente della sezione Young di AIOM) – I dati a nostra disposizione evidenziano che in questo sottogruppo di pazienti vi è con alta incidenza una ridotta tolleranza ai trattamenti chemioterapici. Inoltre lo stato di malnutrizione impatta negativamente sulla qualità della vita e può ridurre il tasso di sopravvivenza. Un adeguato supporto nutrizionale può contribuire a migliorare la tolleranza alla chemioterapia e la qualità della vita dei pazienti, potenziando il sistema immunitario, oltre a favorire un aumento della sopravvivenza complessiva. La nutrizione clinica gioca un ruolo cruciale nel trattamento moderno del cancro, evidenziando la necessità di una collaborazione strutturata e multidisciplinare tra i diversi medici”.

“Non di minore importanza è l’immunonutrizione in fase peri-operatoria – conclude Luigi Marano, (Chirurgia Generale, Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze dell’Università di Siena e referente sezione Young di SICO) – Numerosi studi clinici, infatti, confermano che riduca il rischio di complicanze post operatorie e i tempi di degenza. Anche le linee guida Espen raccomandano nei pazienti in stato di malnutrizione sottoposti a chirurgia oncologica la somministrazione peri- o almeno postoperatoria di una formula specifica arricchita con immunonutrienti”. Se l’impatto dell’intervento nutrizionale precoce sulla qualità della vita e sugli esiti clinici dei pazienti oncologici è ampiamente riconosciuto, restano però da compiere alcuni passi avanti e, sfortunatamente, la valutazione nutrizionale è spesso trascurata. Gli operatori sanitari che forniscono cure antitumorali hanno ancora molta strada da fare per rendere l’assistenza nutrizionale una componente standardizzata della gestione del cancro ma i segnali positivi provenienti da questa indagine nazionale intersocietaria e multidisciplinare dovrebbero incoraggiare gli oncologi, e gli operatori sanitari più in generale, a migliorare lo screening nutrizionale sistematico e la gestione dei pazienti.

D’altronde, il tema della nutrizione è anche al centro del dibattito a livello istituzionale. LAtto di indirizzo 2023 del Ministero della Salute sottolinea infatti l’importanza per i pazienti oncologici degli alimenti a fini medici speciali definiti come supplementi nutrizionali orali (ONS), ritenuti un importante strumento per combattere la malnutrizione, aumentare l’aspettativa di vita e contribuire anche ad una diminuzione dell’impatto sul Servizio Sanitario Nazionale nel suo complesso.