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Mi-ONCOSEQ, valutato l’impatto del NGS nella pratica clinica

By 9 Marzo 2021Giugno 3rd, 2021No Comments
Speciali

La scoperta di mutazioni driver potenzialmente sensibili a trattamenti con inibitori specifici ha modificato la storia naturale di molti sottotipi di tumori. Recenti esempi di questo radicale cambio di paradigma sono l’approvazione di pembrolizumab, un immune-checkpoint inhibitor per i tumori con instabilità dei microsatelliti e l’approvazione di due inibitori specifici, entrectenib e larotrectinib, per i tumori con fusione del gene NTRK. Tuttavia, nonostante l’uso di tecniche di Next Generation Sequencing (NGS) per identificare bersagli genomici sia stato incorporato nella pratica clinica, vi è ancora un’estrema eterogeneità nel suo utilizzo e rimane ad oggi ancora incerta l’utilità clinica del suo uso routinario.

Per rispondere a questo quesito è stato realizzato il Michigan Oncology Sequencing Program (Mi-ONCOSEQ), uno studio clinico prospettico di coorte i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulla rivista “JAMA Oncology”. In totale nello studio è stato tentato un sequenziamento genico tramite NGS sul tessuto tumorale di 1138 pazienti. In 1015 (89,2%) il sequenziamento ha avuto successo ed alterazioni genomiche potenzialmente suscettibili di trattamento sono state scoperte in 817 pazienti (80,5%). Di questi, 132 pazienti (16,2%) hanno ricevuto una terapia match con la mutazione rilevata e 49 hanno avuto un beneficio clinico (37,1%). Risposte eccezionali sono state osservate in 26 pazienti (19,7% dei pazienti trattati).

Il sequenziamento integrato ha rivelato un’estesa varietà di classi di alterazione: mutazioni, amplificazioni, delezioni omozigoti e alterazioni della linea germinale. Il contemporaneo sequenziamento completo dell’RNA ha permesso di identificare ulteriori 103 mutazioni clinicamente significative, in particolare per quanto riguarda l’identificazione di fusioni geniche.
Inoltre il sequenziamento genomico completo ha permesso di identificare in 28/55 pazienti con carcinoma di origine primaria sconosciuta (CUP) il sito primario, dando al contempo informazioni molto utili per scegliere il trattamento più adeguato. Questa rilevazione ha un’importanza ancor maggiore in un sottogruppo così eterogeneo come i CUP, in cui non vi è un chiaro paradigma di trattamento standard.

Molto interessanti sono infine i dati riguardo le varianti germinali patogenetiche identificate (PGV). In totale PGV sono state identificate in 160 pazienti (15,8% della coorte), inclusi 49 PGV con rilevanza terapeutica. Questo alto tasso di PGV rilevate supporta la raccomandazione per implementare tale tipo di analisi in tutti i pazienti con una neoplasia avanzata. Infatti oltre ai possibili risvolti terapeutici, la rilevazione precoce di tali mutazioni potrebbe avere implicazioni significative per i familiari dei pazienti, a cui potrebbero essere offerti test genetici e screening potenziati o interventi di riduzione del rischio. I dati prodotti dal Michigan Oncology Sequencing Program forniscono un’evidenza solida per l’integrazione sia del profilo genomico completo che della valutazione delle varianti germinali patogene nei pazienti oncologici. Il prossimo passo da compiere sarà quello di portare queste evidenze in un modello clinico che sia efficiente, accessibile e sostenibile.

Marco Filetti
Oncologia Medica
Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Andrea, Roma

Bibliografia. Cobain EF, Wu Y, Vats P et al. Assessment of Clinical Benefit of Integrative Genomic Profiling in Advanced Solid Tumors. JAMA Oncol 2021;doi:10.1001/jamaoncol.2020.7987