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Medicina di Precisione: highlights dicembre 2020

By 11 Gennaio 2021Giugno 3rd, 2021No Comments
Speciali

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un’incredibile espansione delle conoscenze in campo oncologico. La parola chiave che ha permesso questo storico balzo in avanti e che sempre di più caratterizzerà l’oncologia del futuro è “medicina di precisione”. Il proposito di questa rubrica è quello di selezionare una raccolta assolutamente parziale di ciò che la letteratura del mese appena trascorso ha prodotto riguardo al tema medicina di precisione, analizzando i vari temi in cui può essere declinato l’argomento ed evidenziandone potenzialità e limiti.

DICEMBRE 2020

Lo studio SWOG S1007 RxPONDER

I risultati dello studio SWOG S1007 RxPONDER sono stati recentemente presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2020. Lo studio RxPONDER mirava a determinare quali pazienti con carcinoma mammario HR positivo, HER2 negativo e da uno a tre linfonodi ascellari positivi trarrebbero beneficio dalla chemioterapia e quali potrebbero evitarla in sicurezza. È il primo grande studio randomizzato a cercare di rispondere a questa domanda. Lo studio ha arruolato 5.015 pazienti con carcinoma mammario in stadio II / III, da uno a tre nodi coinvolti e un recurrence score (RS) di 21 geni ≤ 25 (Oncotype DX). Le pazienti sono state assegnate a ricevere terapia endocrina o terapia endocrina più chemioterapia standard. I dati sono stati stratificati per RS (0-13 vs 14-25), stato menopausale e dissezione ascellare vs biopsia del linfonodo sentinella. Nello studio sono state incluse 3.350 donne in post-menopausa e 1.665 donne in pre-menopausa. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da malattia invasiva, definita come recidiva locale, regionale o a distanza, qualsiasi secondo tumore invasivo o morte per qualsiasi causa. Dall’analisi dei dati dello studio si è evidenziato come le donne in post-menopausa non hanno tratto ulteriore beneficio dalla chemioterapia aggiunta alla terapia endocrina e possono evitare in modo sicuro il trattamento chemioterapico adiuvante. Al contrario le donne in pre-menopausa hanno avuto una riduzione del 46% del rischio di malattia invasiva. Rimane tuttavia da comprendere se questo sia un beneficio diretto della chemioterapia o un effetto indiretto della soppressione ovarica effettuata dalle donne in stato pre-menopausale.

RxPONDER Results Announced at 2020 SABCS. SWOG Cancer Research Network 2020.

LINK https://ascopubs.org/doi/10.1200/po.18.00247

DESTINY-Breast01, i dati aggiornati

Al recente San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2020 sono stati pubblicati i dati aggiornati dello studio di fase II DESTINY-Breast01. Lo studio andava a valutare l’efficacia del trastuzumab deruxtecan, un coniugato farmaco-anticorpo (ADC) costituito da un anticorpo monoclonale umanizzato anti-HER2 unito a un potente inibitore della topoisomerasi I, in pazienti affette da neoplasia mammaria HER2+ sottoposte precedentemente ad almeno due trattamenti anti-Her2. L’aggiornamento presentato conferma l’ottimo andamento dei dati dello studio. Con una durata mediana del follow-up di 20,5 mesi, è stato osservato un tasso di risposta obiettiva (ORR) del 61,4%, e una durata mediana della risposta (DoR) di 20,8 mesi. La sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) è stata di 19,4 mesi. Un’analisi esplorativa della sopravvivenza globale (OS), suggerisce che il 74% delle pazienti è in vita a 18 mesi dall’inizio del trattamento. Questi dati se possibile sono ancora più sorprendenti di quelli riportati nella recente pubblicazione su NEJM e rafforzano ancor di più la candidatura del trastuzumab deruxtecan come standard of care nelle neoplasie mammarie HER2+ pretrattate.

Modi S, Saura C, Yamashita T et al. Updated results from DESTINY-Breast01, a phase 2 trial of trastuzumab deruxtecan (T-DXd) in HER2-positive metastatic breast cancer. SABCS 2020, Poster PD3-06.

LINK https://sabcs.onlineeventpro.freeman.com/login?redirect_uri=/single-file-viewer/25581872

KEYNOTE-177, pembrolizumab in I linea

Recentemente sono stati pubblicati sul prestigioso “New England Journal of Medicine” i dati dello studio KEYNOTE-177 che confrontano l’efficacia di un anticorpo monoclonale anti PD-1, pembrolizumab, rispetto al trattamento chemioterapico standard di I linea nelle neoplasie del colon con instabilità dei microsatelliti (MSI-H) o mismatch-repair-deficient (dMMR). In totale nello studio sono stati arruolati 307 pazienti affetti da neoplasia del colon in fase metastatica e naive da trattamenti. I due endpoint primari erano la PFS e OS. I pazienti sono stati randomizzati 1: 1 a ricevere pembrolizumab alla dose di 200 mg ogni 3 settimane per un massimo di 35 cicli o la chemioterapia di scelta dello sperimentatore tra le seguenti diverse opzioni: mFOLFOX6, mFOLFOX6 + Cetuximab, FOLFIRI , FOLFIRI + bevacizumab o FOLFIRI + cetuximab. Gli autori dello studio hanno riportato un dato di PFS mediana di 16,5 mesi nel gruppo di pazienti trattati con pembrolizumab e di 8,2 mesi nei pazienti che ricevevano cure standard (hazard ratio, 0,60; P = 0,0002). Inoltre, la risposta è stata più duratura con pembrolizumab, con l’83% dei pazienti in risposta con una durata superiore ai due anni, rispetto al 35% dei pazienti che ricevevano chemioterapia. Inoltre gli eventi avversi correlati al trattamento di grado 3 o superiore sono stati meno comuni con pembrolizumab rispetto alla chemioterapia (22% contro 66%). Sebbene i dati di OS non siano ancora maturi, ed alcuni aspetti vadano ulteriormente approfonditi, specialmente in quella quota di pazienti che sembrerebbero avare una resistenza a priori al trattamento immunoterapico, pembrolizumab promette di rivoluzionare il trattamento delle neoplasie del colon avanzate con instabilità dei microsatelliti (MSI-H) o mismatch-repair-deficient (dMMR) divenendo lo standard of care di I linea.

André T, Shiu KK, Kim TW, Jensen BV, Jensen LH, Punt C, Smith D, Garcia-Carbonero R, Benavides M, Gibbs P, de la Fouchardiere C, Rivera F, Elez E, Bendell J, Le DT, Yoshino T, Van Cutsem E, Yang P, Farooqui MZH, Marinello P, Diaz LA Jr for KEYNOTE-177 Investigators. Pembrolizumab in Microsatellite-Instability-High Advanced Colorectal Cancer. N Engl J Med 2020:3;383(23):2207-2218. doi: 10.1056/NEJMoa2017699

LINK https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2017699

Analisi dei biomarker dello studio ASCENT

L’analisi dei biomarker dello studio ASCENT ha confermato quanto di buono si era visto al recente congresso virtual ESMO 2020. Infatti sacituzumab govitecan ha apportato un beneficio clinico rispetto alla terapia di scelta del medico nelle pazienti con carcinoma mammario triplo negativo metastatico, indipendentemente dall’espressione di Trop-2. Tuttavia, una maggiore efficacia è stata osservata in coloro che avevano un punteggio Trop-2 medio o alto, secondo i dati dell’analisi esplorativa dei biomarcatori dello studio ASCENT di fase 3 (NCT02574455) che è stato presentato durante il San Antonio Breast Cancer Symposium 2020. I risultati dello studio hanno dimostrato che la sopravvivenza libera da progressione era più alta nelle pazienti che hanno ricevuto il coniugato farmaco-anticorpo (ADC) rispetto a quelle a cui è stata somministrata la terapia standard, in tutti i sottogruppi di Trop-2 analizzati. Nel sottogruppo Trop-2 High infatti, la mPFS nel braccio sperimentale e di controllo era rispettivamente di 6,9 mesi contro 2,5 mesi; nel sottogruppo Trop-2 medio, la PFS mediana era rispettivamente di 5,6 mesi e 2,2 mesi, mentre nel sottogruppo Trop-2 basso, la PFS mediana era rispettivamente di 2,7 mesi contro 1,6 mesi.

Hurvitz SA, Tolaney SM, Punie K, et al. Biomarker evaluation in the phase 3 ASCENT study of sacituzumab govitecan versus chemotherapy in patients with metastatic triple-negative breast cancer. SABCS 2020.

LINK https://www.cancernetwork.com/view/sacituzumab-govitecan-prompts-clinical-benefit-in-metastatic-tnbc-regardless-of-trop-2-expression