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Hope e Prudence

By 4 Maggio 2020Giugno 3rd, 2021No Comments
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La diagnosi precoce dei tumori in fase asintomatica è una delle sfide più affascinanti dell’oncologia moderna. Riuscire a rilevare una neoplasia ad uno stadio precoce, quando la lesione è circoscritta e non ha ancora dato segni di sé, permette di attuare strategie di trattamento radicali ed ottenere così una guarigione completa. Questa è la sfida che si sono prefissati gli autori di un lavoro appena pubblicato sulla rivista “Science” e discusso all’ultimo congresso della American Association for Cancer Research. Per la prima volta è stato condotto uno studio prospettico ed interventistico, volto a valutare la sicurezza e la fattibilità di un test di screening, costituito da un prelievo di sangue seguito da un esame strumentale PET/TC di conferma.

Per effettuare tale studio sono state arruolate, nel corso di due anni, 10.006 donne tra i 65 ed i 75 anni, con anamnesi oncologica negativa. A tutte le pazienti arruolate è stato effettuato un prelievo di sangue per la ricerca di mutazioni geniche e proteine biomarker che potessero indicare la presenza di una neoplasia occulta a uno stadio iniziale. Tutte le pazienti positive al primo test sono state sottoposte ad un secondo test di conferma e, qualora il secondo test avesse confermato il sospetto, ad una PET/TC per andare a ricercare la neoplasia occulta.

Dopo un anno sono state diagnosticate 96 neoplasie. Di queste, 24 sono state rilevate tramite i normali screening per neoplasia (mammografia, RSCS, etc.), 26 al contrario con l’aiuto della biopsia liquida. Le restanti 46 neoplasie sono state rilevate a causa della comparsa di sintomi, o come diagnosi accidentale durante l’esecuzione di test medici effettuati per altre ragioni. Dall’altro lato, circa l’1% delle donne arruolate è stato sottoposto ad una PET/TC di conferma e/o a procedure invasive, come una biopsia a causa di un falso positivo della biopsia liquida. Alcune limitazioni della metodica vengono analizzate dagli stessi autori durante la discussione del lavoro: in primis vi è un ridotto periodo di follow up per poter davvero valutare l’incidenza di nuovi casi nella popolazione presa in esame, in secondo luogo non tutte le etnie sono state inserite nel trial, causando quindi un potenziale bias di selezione.

Senza dubbio la sfida lanciata da Nickolas Papadopoulos e colleghi è molto affascinante e potrà in un futuro non troppo lontano far parte delle analisi di routine di prevenzione secondaria in oncologia. Tuttavia tale metodica, come qualsiasi altra metodica di screening precoce, per poter essere davvero considerata efficace – oltre a tutte le problematiche tecniche, con il relativo rischio di falsi negativi e falsi positivi – dovrà superare un ostacolo aggiuntivo ben rappresentato dalla vicenda delle gemelle Hope e Prudence descritta da Siddhartha Mukherjee nel suo libro “L’imperatore del Male”, vincitore del Premio Pulitzer nel 2011: solamente quando un test di screening riuscirà a ridurre realmente la mortalità e non soltanto ad aumentare apparentemente la sopravvivenza come riflesso della precoce diagnosi, avremo allora una metodica realmente efficace ed in grado di modificare la storia naturale della patologia.

Marco Filetti
Medico in formazione specialistica in Oncologia Medica
AO Sant’Andrea – Facoltà di Medicina e Psicologia – “Sapienza”, Università di Roma

Bibliografia

1. Lennon AM et al. Feasibility of blood testing combined with PET-CT to screen for cancer and guide intervention. Science 2020;eabb9601 DOI: 10.1126/science.abb9601

2. A first-of-its-kind prospective study of a multi-cancer blood test to screen and manage 10,000 women with no history of cancer. Johns Hopkins Medicine News, 29/04/2020.

3. Siddhartha Mukherjee. L’imperatore del male. Neri Pozza, 2011. Mondadori, 2020.