Guerra, salute globale e oncologia: un convegno AIOM

A cura di Redazione By 21 Settembre 2026No Comments
Speciali

Il 18 e 19 settembre si sono svolte a Erice, presso la Fondazione Ettore Majorana e Centro di Cultura Scientifica, le Giornate dell’Etica 2026, promosse dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dalla Fondazione AIOM. Il titolo scelto per questa edizione – Guerra, salute globale e oncologia. Responsabilità, continuità delle cure e dignità della persona – ha segnalato un cambio di prospettiva rispetto alle consuete riflessioni bioetiche sulla pratica clinica: al centro non c’è stato solo il rapporto medico-paziente, ma l’impatto dei conflitti armati sui sistemi sanitari e sulla cura del cancro nel mondo. Come hanno ricordato gli organizzatori nella presentazione dell’evento, il conflitto armato non va letto solo come un fatto geopolitico: interrompe diagnosi e trattamenti, danneggia ecosistemi e infrastrutture, spezza le catene di approvvigionamento di farmaci ed espone operatori sanitari e pazienti a condizioni di vulnerabilità estrema, aprendo dilemmi etici inediti nella pratica clinica quotidiana.

Ad aprire i lavori, con una keynote lecture dal titolo “War and cancer: geopolitical, strategic and health perspectives”, è stato Richard Sullivan, oncologo e direttore dell’Institute of Cancer Policy e co-direttore del Centre for Conflict & Health Research del King’s College di Londra, intervenuto in collegamento da remoto. Per chi desiderasse approfondire i temi che Sullivan ha portato a Erice, è possibile recuperare l’intervista che la redazione di Oncoinfo, gli aveva dedicato tre anni fa in occasione di un congresso ESMO.
Caratterizzata da un programma con la riproduzione di una combustione di Alberto Burri – una scelta di grande impatto fortemente voluta da Francesco Perrone, presidente di Fondazione AIOM – la prima giornata, dedicata alla guerra e alle sue conseguenze in ottica One Health, si è aperta proprio con Sullivan ed è proseguita con gli interventi di Matteo Guidotti (CNR di Milano) sulle ripercussioni ambientali dei conflitti e di Pirous Fateh Moghadam (Trento) sull’impatto epidemiologico e clinico nei contesti bellici. Sono seguite le sessioni dedicate all’impatto della guerra sui sistemi sanitari – con la testimonianza di Emergency sull’interruzione delle cure oncologiche, l’intervento di Nicola Magrini sull’accesso a farmaci e corridoi sanitari e quello di Yuliia Novytska (oncoHUB, Kyiv) sulla ricerca clinica in tempo di guerra – e la sessione su operatori sanitari e testimonianze, aperta dalla bioeticista Virginia Sanchini sui dilemmi etici nella pratica clinica in contesti di scarsità. La giornata si è chiusa con un momento corale, “Testimonianze – Voci dai Paesi in guerra”, che ha dato spazio, tra gli altri, a Don Dante Carraro di Medici con l’Africa CUAMM, alla giornalista Francesca Mannocchi e a Veronika Patsko del National Cancer Institute of Ukraine.

Sabato 19 settembre la seconda giornata è stata dedicata alla prospettiva del paziente oncologico, con l’intervento in ottica antropologica di Cristina Cenci e le esperienze delle associazioni dei pazienti e delle Case del cuore LILT sul tema della migrazione sanitaria e dell’oncologia pediatrica. Il convegno si è chiuso con una discussione aperta e con la stesura di raccomandazioni operative e di uno Statement finale delle Giornate di Erice. Tra i relatori della prima sessione, Pirous Fateh Moghadam è anche autore di Guerra o salute. Dalle evidenze scientifiche alla promozione della pace, pubblicato dal Pensiero Scientifico Editore. In un’intervista rilasciata alla rivista Gli Asini, Fateh Moghadam ha spiegato come gli effetti indiretti dei conflitti condotti con eserciti e tecnologie moderne colpiscano indiscriminatamente popolazione civile e infrastrutture: ospedali, scuole, reti idriche ed elettriche, campi coltivati, strade e ferrovie diventano, nelle sue parole, bersagli a tutti gli effetti al pari degli obiettivi militari. L’intervista integrale è disponibile qui.

Un convegno che ha intrecciato guerra e salute dei più fragili non ha potuto non richiamare alla memoria il lavoro di Maurizio Bonati, medico e ricercatore scomparso di recente, che per anni ha studiato gli effetti dei conflitti sulla salute di bambini e donne. A questo tema Bonati aveva dedicato un libro pubblicato dal Pensiero Scientifico Editore, Il cronico trauma della guerra, che resta un riferimento per chi voglia comprendere il costo umano, spesso invisibile, delle guerre contemporanee. Le Giornate dell’Etica AIOM, giunte a una nuova edizione dopo quelle degli anni scorsi dedicate ad altri grandi temi di sanità pubblica, hanno confermato la loro natura di appuntamento transdisciplinare: hanno messo attorno allo stesso tavolo oncologi, epidemiologi, bioeticisti, infermieri, sociologi, filosofi e testimoni diretti dei conflitti in corso, nel tentativo di trasformare l’esperienza della guerra in raccomandazioni operative per la pratica clinica e per le società scientifiche.