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Autonomia differenziata: i rischi della riforma Calderoli per la Sanità italiana

A cura di Alessio Malta By 24 Luglio 2023No Comments
Speciali

Il disegno di legge Calderoli per l’attuazione dell’autonomia differenziata è stato approvato dal Consiglio dei ministri nello scorso marzo e ha cominciato il suo iter parlamentare, tra mille polemiche visto il prevedibile impatto che avrà sul mondo della sanità. Consapevole della portata di un provvedimento del genere, per sondare le opinioni di chi lavora per la sanità e nella sanità e avviare un dibattito, la rivista Forward ha deciso di dare vita a uno Speciale autonomia regionale. Dalle interviste è emerso un variegato panorama di opinioni da parte di economisti, clinici e decisori che ricostruisce il quadro delle posizioni in campo e degli aspetti più controversi della riforma.

Come vive un professionista sanitario il disegno di legge Calderoli per l’attuazione dell’autonomia differenziata? Il discorso di Franco Perrone (direttore dell’Unità sperimentazioni cliniche dell’Istituto nazionale tumori – IRCCS Fondazione Pascale di Napoli e Presidente eletto AIOM) è stato particolarmente chiaro e diretto, non nascondendo le molte perplessità sulla legge che “nasce stanca con il fiato corto, un po’ come se all’interno delle forze di maggioranza si debba pagare un dazio a uno dei partiti che la compongono ma senza troppa convinzione … una legge nella quale ho la sensazione che ci sia una notevole povertà della riflessione etica e sociale e, se parliamo di salute, questi sono capitoli estremamente importanti”. La caratteristica principale che intravede Perrone è la divisività di ciò che prevede la legge. In Italia c’è già stata una riforma della sanità in senso federalista che ha portato la competizione tra le Regioni e la competizione tra pubblico e privato in cui hanno finito col prevalere le dinamiche e le leggi del mercato, come è giusto che sia, associate però a una competizione molto spinta, in cui il “fattore ricchezza” delle Regioni diventa decisivo. Il rischio che paventa Perrone è che si arrivi anche formalmente alla creazione di sistemi sanitari a diverse velocità e “questo non è coerente con quello in cui credo, non è coerente, vorrei dire, con l’articolo 32 della Costituzione, non è coerente col fatto che, a mio modo di vedere, noi non dovremmo dimenticare che abbiamo uno dei servizi sanitari pubblici migliori del mondo”.

“Ecco, io non vorrei che a seguito di questa riforma in Italia”, confessa Perrone, “la prevalenza dell’offerta sanitaria privata finisca con ridurre sempre di più lo spazio per il servizio pubblico. Non voglio neanche pensare”, prosegue, “a quello che potrebbe accadere in termini di divisività tra le Regioni, se come qualcuno paventa si dovesse anche arrivare a scelte diverse tra le varie Regioni rispetto a quali farmaci rendere disponibili e con quali tempi”. “Temo”, riassume, “che con questa riforma la disequità di accesso, che è un fenomeno che cerchiamo di contrastare, diventerebbe lo standard”. Cita a questo proposito i Lea, uno strumento introdotto dopo la riforma federale per consentire al Ministero di esercitare la funzione di monitoraggio sull’equità e sulla uniformità della gestione della sanità nelle varie Regioni. Col passare degli anni nei fatti le griglie dei Lea si sono trasformate in strumenti per valutare la performance dei servizi sanitari regionali. “Ma in una maniera che io non condivido perché le Regioni che sono regolarmente in difficoltà a raggiungere i livelli soglia definiti come ottimali in termini di garanzia dei Lea, invece di essere aiutate, in realtà vengono danneggiate da strategie che finiscono con ridurre ulteriormente i finanziamenti”.

La riforma in sostanza banalizza questioni più complesse. “La verità è che stiamo perdendo di vista che la cura dei pazienti non è solo la somma di prestazioni, non è solo l’erogazione dei farmaci, non è solo la possibilità di accedere, ci si augura, tempestivamente a un intervento chirurgico, è un insieme di altre cose che fanno la differenza, come l’aspettativa di vita e la qualità della vita dei nostri pazienti … se il sistema alla fine dovesse stabilizzarsi sul garantire il livello minimo essenziale in termini di prestazioni credo che questo significherebbe un impoverimento complessivo”.

Rispetto all’organizzazione delle Reti oncologiche regionali quello che Perrone teme è che con la riforma Calderoli “avremo regioni nelle quali il sistema della sanità privata diventerà totalmente prevalente rispetto al sistema della sanità pubblica”. Perrone chiude il suo discorso spendendo alcune parole sul capitolo Ricerca. “Questa riforma è la Ricerca sono due mondi completamente separati … Su scala globale, non solo italiana, soltanto la collaborazione ci consente di fare avanzare la scienza e quindi di migliorare la qualità delle cure dei nostri pazienti. Se la riforma potrà ridurre in qualche modo i finanziamenti alla ricerca non lo so, i finanziamenti alla ricerca sono in parte anche significativa regionali … Ma noi siamo abituati a cercare i supporti per la ricerca senza confini e senza limiti. E da questo punto di vista non ci fermeremo sicuramente a causa di questa riforma”.