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AGENAS e il lavoro sulle Reti oncologiche

A cura di David Frati By 18 Dicembre 2023No Comments
Speciali

In occasione della presentazione dei risultati della Quinta Indagine Nazionale sullo stato di attuazione delle Reti Oncologiche Regionali, condotta nel 2023 analizzando i risultati del monitoraggio rispetto all’anno 2022 presso la sede romana dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), si è svolto un interessante e approfondito dibattito sulle reti oncologiche in generale, su PDTA e GOM, sui modelli di continuità assistenziale e su come la tossicità finanziaria impatta sulle vite dei pazienti oncologici.

La giornata di lavori – moderata da Luca De Fiore, Direttore de Il Pensiero Scientifico editore – si è aperta con gli interventi introduttivi di Enrico Coscioni (Presidente AGENAS) e Michele Emiliano (Presidente della Regione Puglia e Vicepresidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome). Coscioni ha definito la Quinta Indagine Nazionale sullo stato di attuazione delle Reti Oncologiche Regionali “(…) un lavoro importante di studio, di analisi, di ricerca scientifica soprattutto quando riusciamo a traslare le conoscenze e a impattare sui livelli di assistenza dei servizi sanitari regionali. Non si tratta del resto di iniziative fini a loro stesse ma interconnesse con tutti i referenti regionali di AGENAS”. Emiliano ha ricordato come l’istituzione della Rete oncologica pugliese e del Centro di Orientamento Oncologico (COrO) abbia avuto risultati importanti in termini di riduzione della mobilità passiva, plaudendo al lavoro di AGENAS: “È importantissimo avere questo benchmarking tra le varie Regioni che per sua stessa natura determinerà uno scatto verso all’omogeneità della struttura e del funzionamento delle reti”.

Si è entrati nel vivo dei lavori con la presentazione degli esiti del monitoraggio nazionale sullo stato di attuazione delle reti oncologiche regionali a cura di Manuela Tamburo De Bella, Responsabile UOS Reti Cliniche Ospedaliere e Monitoraggio DM70/2015 e Coordinatore dell’Osservatorio per il Monitoraggio delle Reti Oncologiche Regionali AGENAS. Con qualche singolo dato sorprendente che ha strappato commenti e battute ai presenti, promosse a pieni voti le reti regionali oncologiche di Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte/Valle d’Aosta, Veneto e Liguria. Eccellenze più “a spot” che strutturali per Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Lazio, che devono migliorare il loro sistema di rete. In ripresa Campania, Puglia, Sicilia, Marche, PA di Trento e PA di Bolzano che, dopo una profonda riorganizzazione della rete, migliorano i loro outcome. In grave ritardo invece Calabria, Molise, Sardegna, Umbria, Basilicata e Abruzzo.

Si è concentrato sulla analisi della capacità produttiva delle reti Mario Del Vecchio, Professore Associato Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica presso l’Università degli Studi di Firenze e la SDA Bocconi – School of Management. Perché la produttività delle reti? Indica la capacità potenziale della rete di fare fronte alla domanda del suo bacino di elezione (i residenti della regione): una ulteriore elaborazione mostra il contributo all’indicatore apportato dai residenti fuori regione. Si tratta di un nuovo indicatore introdotto nel rapporto, nel dialogo con le regioni e le reti andrà valutata la sua significatività e rilevanza. Dal canto suo Sabino De Placido, Direttore UOC Oncologia Medica – Università Federico II, Napoli ha definito PDTA e gruppo oncologico multidisciplinare pilastri della rete. Scopi primari di una rete oncologica infatti sono: formulare Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) evidence based uniformi a livello regionale, migliorare la qualità dell’attività assistenziale attraverso i Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM) e implementare le dotazioni strutturali e tecnologiche condivisibili delle strutture della rete. Francesco Perrone, Presidente AIOM e Direttore Unità Sperimentazioni Cliniche all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” di Napoli si è soffermato su un tema che gli sta molto a cuore da anni: come misurare la «tossicità finanziaria nel cancro»? “L’impianto universalistico del sistema sanitario italiano dovrebbe costituire una barriera contro la tossicità finanziaria, in realtà non è più così. Le difficoltà finanziarie compromettono la qualità della vita e i benefici che si possono ottenere con i farmaci antitumorali. I pazienti che vivono nel Meridione devono affrontare più problemi economici rispetto ai malati del Nord. Inoltre, la tossicità finanziaria interessa soprattutto gli under 65: il cancro e le cure riducono la capacità professionale e le entrate. Se questi cittadini vengono supportati e reinseriti nel mondo del lavoro, ritornano a costituire una componente produttiva del Paese. Ecco perché è importante individuare le cause del default finanziario individuale: solo così potremo chiedere alle Istituzioni di agire per rimuoverle”. A tale scopo è stato implementato PROFFIT (Patient Reported Outcome for Fighting FInancial Toxicity). Il questionario è stato sviluppato in Italia, e rappresenta quindi uno strumento specificamente pensato e costruito per misurare la tossicità finanziaria dei pazienti oncologici italiani, sia in termini di presenza e severità del problema sia in termini di possibili determinanti. PROFFIT misura un esito potenzialmente condizionato dalle strategie terapeutiche, è uno strumento di valutazione del valore, è fortemente condizionato dalla organizzazione dell’assistenza ed è quindi uno strumento di valutazione della qualità.

Di modello di continuità assistenziale ospedale – territorio per il paziente oncologico ha parlato invece Giuseppe Quintavalle, Commissario straordinario della ASL ROMA 1, che ha sottolineato come tutte le presentazioni della giornata fossero “(…) in linea con gli obiettivi importanti che si pone Agenas da un po’ di mesi a questa parte: di evidenziare il ruolo importante del PNE e dei risultati, di migliorare attraverso di esso la qualità dei nostri prodotti e di creare chiarezza su due aspetti importanti, produzione e committenza, che finalmente iniziano attraverso reti interdisciplinari a interagire non solo in termini economici, perché il problema non è solo economico”. Importanza della governance delle reti il tema affrontato infine da Giovanni Nicoletti, Direttore Ufficio 2 del Segretariato Generale del Ministero della Salute, che ha riassunto i passaggi anche istituzionali a livello europeo del passaggio dal modello Hub & Spoke a quello dei Comprehensive Cancer Care Network. A chiusura dei lavori Francesco De Lorenzo, Presidente F.A.V.O., ha spiegato tra l’altro: “Negli ultimi mesi si è portato avanti un discorso che cambia completamente l’organizzazione dell’oncologia in Italia: il 26 luglio si è approvata l’intesa sui requisiti essenziali per le valutazioni delle performance delle reti oncologiche ma si è approvato anche un altro documento assai importante, e cioè quello sul ruolo delle associazioni di volontariato nelle attività della rete, che fa chiarezza e dà riconoscimenti”.

A Domenico Mantoan, Direttore Generale AGENAS, il compito di concludere i lavori: “Rispetto all’autovalutazione che ho trovato quando sono arrivato in AGENAS direi che abbiamo fatto importanti passi in avanti. Ho cercato di costruire una squadra, ho cercato di utilizzare una risorsa straordinaria – a parte quella umana – che sono i dati: siamo pieni di dati che nessuno legge e nessuno interpreta. Siamo diventati agenzia di sanità digitale, stiamo facendo un grande investimento sulla telemedicina… ma soprattutto il modello organizzativo sta diventando anche patrimonio dei clinici: è una cosa fondamentale perché se lavori in un contesto ben organizzato fai meglio il tuo lavoro e soprattutto fai meglio il lavoro che ci chiedono i cittadini, e cioè la presa in carico”.