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Quasi metà dei pazienti oncologici presenta uno stato nutrizionale problematico spesso già dal momento della diagnosi. Si tratta di un fattore strettamente correlato agli outcome clinici perché un paziente con un buono stato nutrizionale affronta meglio il percorso terapeutico e gli effetti collaterali connessi alle terapie. La malnutrizione è al contrario associata a un aumento delle tossicità connesse alla discontinuazione delle terapie attive, peggioramento della qualità di vita, aumento del tasso di complicanze post-operatorie, aumento della durata della degenza ospedaliera e anche ad un aumento dei costi, legato ad esempio allo spreco di farmaci e alle riospedalizzazioni. Si stima che nel 20% dei casi la malnutrizione rappresenti la principale causa del decesso del paziente oncologico. Nonostante si tratti di un problema di grande importanza, la valutazione precoce dello stato nutrizionale del paziente oncologico e l’implementazione di un modello di gestione della problematica integrato ad un protocollo terapeutico multidisciplinare non sono ancora parte delle procedure ambulatoriali ed ospedaliere standard, nonostante linee guida e raccomandazioni evidence-based lo suggerirebbero con forza. Si tratta quindi come minimo di un unmet need, ma in molti casi di un vero e proprio diritto negato per il paziente oncologico.

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