Skip to main content

Undicesima tappa: Évaux-les-Bains – Le Lioran, 211 km

A cura di Massimo Di Maio By 11 Luglio 2024No Comments
Rubriche

Dopo la tappa pianeggiante del 9 luglio, il giorno dopo la carovana del Tour ha affrontato di nuovo le montagne, stavolta quelle del Massiccio Centrale: di qui alla fine ci saranno i Pirenei e le Alpi, ma un antipasto di salite, con un totale di oltre 4000 metri di dislivello, non guastava.

Senza nulla togliere agli arrivi in volata e alla bellissima sensazione di veder sfrecciare il gruppo compatto in pianura, non c’è dubbio che la più bella soddisfazione per il tifoso sia aspettare i campioni in salita, dove la strada si impenna, le pendenze costringono a rapporti più agili, aumentano la fatica, il sudore, accelerano il battito del cuore e la frequenza del respiro. Qualche anno fa andai a vedere l’arrivo della tappa del Tour all’Alpe d’Huez: partiti dall’Italia, lasciammo la macchina a Le Bourg-d’Oisans, e salimmo in bici fino alla vetta, per poi posizionarci per l’arrivo della corsa ai -5 km dalla vetta. L’importante è rimanere composti al passaggio dei ciclisti, ed evitare di ostacolarne il passaggio per il troppo entusiasmo e la voglia di vederli da vicino. Lo ha ricordato qualche giorno fa anche Remco Evenepoel in un messaggio diffuso dai social del Tour.

Quando la strada s’impenna, la fatica aumenta. La salita è l’immagine che più simboleggia le difficoltà, la sensazione di dover affrontare qualcosa di più grande delle proprie forze. Quante volte ci capita di avere questa sensazione al lavoro, specialmente ad inizio settimana, quando gli impegni che abbiamo davanti sembrano tanti e insidiosi come le tappe consecutive che sono pronti ad affrontare i ciclisti del Tour dopo la meritata pausa dell’8 luglio. Capita anche all’inizio di una giornata, come la tappa del 10 luglio al Tour, dove i sei gran premi della montagna in programma mi ricordano gli impegni e gli appuntamenti di una giornata frenetica di lavoro.

Sicuramente impegnativo come una salita appare, almeno in alcuni momenti, il percorso che deve affrontare un paziente oncologico: può sembrare pesante la salita della diagnosi, con l’ansia del risultato degli esami, pesante può essere la salita delle terapie, almeno in alcuni tratti, sicuramente nei momenti di tossicità del trattamento, oppure di controllo non ottimale dei sintomi. La pendenza può sembrare proibitiva e le forze, fisiche e mentali, possono vacillare. Noi, da oncologi, non possiamo cambiare la pendenza della strada, ma possiamo fare da gregari: supportare, incoraggiare, rifornire, suggerire il ritmo da tenere. 

Certamente su gregari forti possono contare gli uomini di punta della classifica del Tour. In questa undicesima tappa, caratterizzata – come era prevedibile – da numerosi tentativi di fuga, a lungo sono stati gli uomini della squadra della maglia gialla Tadei Pogačar, la UAE, a guidare l’inseguimento del gruppo. Un paio d’ore prima dell’arrivo, l’account del Tour de France ha twittato una foto della maglia gialla commentando “quest’uomo ha qualcosa in mente…”. E infatti, così è stato. Sfruttando la sua potenza in salita, la maglia gialla ha imposto un ritmo elevatissimo, staccando tutti. Niente più gregari a tirare, i 4 primi in classifica hanno lasciato tutti dietro. Vingegaard ha risposto egregiamente all’attacco, con una progressione da scalatore vero sul Col de Pertus ha recuperato il ritardo e ha riagganciato lo sloveno, mentre Evenepoel e Roglic si sono staccati. Ultimi chilometri entusiasmanti, con i due fuoriclasse che si sono aggiudicati gli ultimi quattro Tour a contendersi la vittoria di tappa. Alla fine, sul traguardo di Le Lioran, l’ha spuntata praticamente al fotofinish Jonas Vingegaard, dimostrando grande freschezza e confermando a tutti – se qualcuno avesse avuto dubbi – che questa seconda parte di Tour ce ne farà vedere delle belle. Con un danese così, in previsione della terza settimana, Pogačar non dormirà sonni tranquilli. Come hanno detto Stefano Rizzato e Davide Cassani, questo sul Massiccio Centrale non è stato un mercoledì qualsiasi, ma un mercoledì da leoni!

Toccante, nel dopogara, la commozione di Vingegaard che, nel ricordare la tremenda caduta di qualche mese fa che a lungo aveva messo in forse la sua partecipazione a questo Tour, ha detto che senza la sua famiglia non ce l’avrebbe fatta. La famiglia è sempre fondamentale: lo è per i ciclisti, lo è per gli operatori sanitari, spesso costretti a turni ingrati e a sacrificare la famiglia per il lavoro, lo è per i pazienti oncologici, che hanno bisogno del sostegno dei familiari per affrontare il percorso difficile della malattia.

Ricordi dalla salita dell’Alpe d’Huez