Tumore gastrico: un grande studio cinese ridefinisce il peso globale della malattia

A cura di Luciano De Fiore By 25 Giugno 2026No Comments
Rubriche

Se c’è un tumore che continua a segnare una profonda differenza tra l’oncologia asiatica e quella occidentale, questo è certamente il carcinoma gastrico. Mentre negli Stati Uniti e in gran parte dell’Europa l’attenzione clinica e scientifica si concentra soprattutto su mammella, polmone, colon-retto e prostata, in Asia orientale il tumore dello stomaco rappresenta ancora una priorità sanitaria assoluta. È in questo contesto che si inserisce il nuovo lavoro pubblicato sul Journal of Global Oncology, che offre una fotografia dettagliata dell’evoluzione epidemiologica del carcinoma gastrico nei cinque principali Paesi dell’Asia orientale: Cina, Giappone, Corea del Sud, Corea del Nord e Mongolia.

Il messaggio dello studio è duplice. Da una parte conferma che l’incidenza e la mortalità, standardizzate per età, stanno diminuendo progressivamente, grazie ai programmi di screening, al controllo dell’infezione da Helicobacter pylori, al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e ai cambiamenti dell’alimentazione. Dall’altra evidenzia come il peso assoluto della malattia rimanga enorme e sia destinato a persistere ancora per molti anni, soprattutto per effetto dell’invecchiamento della popolazione e delle dimensioni demografiche della Cina.

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro è il disegno metodologico, tipico della moderna epidemiologia globale: una metodologia costruita sulla scala delle popolazioni.
Gli autori hanno utilizzato il database del Global Burden of Disease 2021 (GBD 2021), oggi uno dei più completi sistemi internazionali di sorveglianza epidemiologica. Attraverso questa banca dati hanno ricostruito oltre trent’anni di storia della malattia (1990-2021), analizzando molteplici indicatori:
• incidenza;
• prevalenza;
• mortalità;
• anni vissuti con disabilità (YLD);
• anni di vita persi (YLL);
• DALY (Disability-Adjusted Life Years), l’indicatore che sintetizza mortalità e disabilità.

L’analisi non si limita a descrivere i dati osservati. Gli autori impiegano infatti diverse tecniche statistiche complementari:
• analisi Joinpoint per individuare i punti di cambiamento delle tendenze temporali;
• modelli Age-Period-Cohort per separare gli effetti dell’età, del periodo storico e della coorte di nascita;
• analisi di decomposizione per distinguere quanto dell’aumento dei casi dipenda dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita demografica o dalla variazione del rischio;
• modelli previsionali ARIMA e Bayesian Age-Period-Cohort, utilizzati per stimare l’andamento fino al 2036.

Si tratta quindi di uno studio ecologico, osservazionale e predittivo, che non valuta singoli pazienti ma intere popolazioni nazionali, producendo informazioni indispensabili per la pianificazione sanitaria.
Il dato forse più impressionante riguarda proprio la Cina che continua a rappresentare il centro mondiale del tumore gastrico. Fra tutti i Paesi dell’Asia orientale analizzati, è lei a registrare il maggior numero assoluto di nuovi casi, decessi e anni di vita persi, sia nel 1990 sia nel 2021. Non sorprende quindi che una parte consistente dell’intero carico mondiale della malattia continui a concentrarsi nel Paese.

Questo dato ha implicazioni che vanno ben oltre l’epidemiologia. Negli ultimi dieci anni la Cina è diventata uno dei principali motori della ricerca oncologica mondiale. Il carcinoma gastrico, molto meno frequente in Europa e negli Stati Uniti, costituisce invece uno dei principali ambiti di sviluppo dell’industria biofarmaceutica cinese. Non è casuale che numerosi studi registrativi internazionali su anticorpi monoclonali, immunoterapia e coniugati anticorpo-farmaco (ADC) abbiano ormai un’importante componente di pazienti arruolati in centri cinesi. La prevalenza della malattia determina infatti un vantaggio competitivo evidente: maggiore disponibilità di pazienti, reti cliniche altamente specializzate e tempi di arruolamento molto più rapidi rispetto ai Paesi occidentali.

Lo studio documenta un apparente paradosso epidemiologico. Quasi tutti gli indicatori standardizzati mostrano una diminuzione del rischio individuale di sviluppare o morire per carcinoma gastrico. Tuttavia il numero assoluto dei pazienti continua a rimanere molto elevato e, secondo le proiezioni, difficilmente diminuirà in misura significativa nei prossimi dieci anni. Come mai? La spiegazione è demografica. L’invecchiamento della popolazione orientale, insieme all’enorme consistenza numerica della popolazione cinese, compensa infatti gran parte dei progressi ottenuti nella prevenzione primaria. Attenzione: è un fenomeno destinato a diventare familiare anche ai sistemi sanitari europei.

Lo studio richiama indirettamente una delle principali differenze tra Asia e Occidente: lo screening. In Giappone e Corea del Sud lo screening endoscopico della popolazione ha contribuito ad aumentare sensibilmente la quota di tumori diagnosticati in fase iniziale, migliorando la sopravvivenza. Nei Paesi occidentali, dove l’incidenza è molto inferiore, programmi analoghi non risultano generalmente costo-efficaci e la diagnosi avviene più spesso in stadi avanzati. Questa diversa epidemiologia continua quindi a modellare anche le strategie cliniche e di ricerca. Per chi osserva l’evoluzione dell’oncologia mondiale, il lavoro rappresenta qualcosa di più di un semplice aggiornamento epidemiologico. Conferma infatti che il baricentro della ricerca sul carcinoma gastrico continua a spostarsi verso l’Asia, e in particolare verso la Cina. È qui che si concentrano una quota crescente dei pazienti, dei trial clinici, delle innovazioni terapeutiche e, sempre più spesso, delle partnership internazionali con l’industria farmaceutica occidentale. Comprendere questa geografia della malattia significa anche comprendere dove nasceranno molte delle evidenze cliniche che guideranno il trattamento del carcinoma gastrico nei prossimi anni.