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Torino>Sorrento. Quinta tappa: Talamone – Fiumicino

A cura di David Frati By 1 Settembre 2022No Comments
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Altro che guelfi e ghibellini. Una ferocissima, antica divisione vige anche tra due fazioni di automobilisti: quelli che per andare dalla Toscana al Lazio (e viceversa) prediligono l’autostrada A1 e quelli che invece preferiscono la via Aurelia. Ogni fazione difende la sua scelta con le unghie, non si accettano compromessi. Per ragioni familiari, simpatizzo per i “tifosi” dell’Aurelia: ricordo con affetto i lunghissimi viaggi da Roma a Cecina con mia nonna Elda che martellava mio nonno Augusto rimproverandolo ogni dieci minuti (per 5 o 6 ore!): “Agù, và piano che ce sta la creatura”, altro che autovelox.

Ma se – come, lo confesso, è successo certe volte a me – vi è mai capitato di pensare con una briciola di (auto)compiacimento che preferire la via Aurelia (e le strade statali in generale) sia una scelta più romantica, più da “slow food” per certi versi, la quinta tappa della Torino>Sorrento – Il Giro d’Italia a favore della Ricerca che vede impegnato in solitaria Massimo Di Maio, direttore della SCDU Oncologia Medica dell’AO Ordine Mauriziano di Torino – vi avrebbe insegnato qualcosa.

Perché c’è l’autostrada A1, c’è l’Aurelia… e c’è la strada che Di Maio ha fatto in bicicletta, seguito da noi di Oncoinfo in automobile. Un percorso per la maggior parte lateralissimo, fatto di litoranee nascoste e stradine di campagna. Un percorso che la diatriba tra A1 e Aurelia la sorpassa a destra (viaggiavamo da nord verso sud), la eleva al cubo, la sublima. Un percorso che ci ha permesso di scoprire o riscoprire gemme preziose come la splendida laguna di Orbetello e l’Oasi WWF del Lago di Burano con i suoi fenicotteri rosa, gli unici che hanno il diritto di rompere il silenzio e solcare l’aria immota (diritto negato giustamente al nostro drone). Come le gialle piane immense in fondo alle quali si intravede, dietro alla riga verde dei filari dei pini, un mare blu scuro. Come un anonimo, immenso campo di granturco che ondeggiava piano al vento e avrebbe mandato in sollucchero Stephen King. Come le piazzette di piccoli paesini in cui gli anziani giocano a carte e ridono insieme, come gli scintillanti lungomare di Civitavecchia, Santa Marinella, Santa Severa. Ore, ore e ancora ore di viaggio ma anche di continue scoperte, di tempo guadagnato anziché perduto.

Una fatica, certo. Ma una fatica bellissima. E del resto proprio la fatica era il “tema” della quinta tappa della nostra Torino>Sorrento: la fatica dei ciclisti su strada che giorno dopo giorno si avvicinano all’ultima tappa, sì, ma soprattutto quella dei malati oncologici – la terribile fatigue – e quella degli oncologi e degli altri operatori sanitari coinvolti nell’assistenza – l’insidioso burnout.

QUI IL VIDEO-RACCONTO DELLA TAPPA