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Torino>Sorrento. Prima tappa: Torino – Novi Ligure

A cura di Alessio Malta By 28 Agosto 2022No Comments
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Sono circa 120 i chilometri che separano Torino da Novi Ligure, 120 chilometri perlopiù pianeggianti per la prima tappa di un percorso in bicicletta che porterà Massimo Di Maio, direttore della SCDU Oncologia – AO Ordine Mauriziano di Torino, dalla capitale sabauda fino alla sua Sorrento.

Ora, 120 chilometri possano sembrare tanti, ma un dilettante di talento e ben allenato riesce a farli sembrare poco più di una sgambata, anche quando alla fine della tappa la fatica si fa sentire e sulla strada dritta, noiosa e desolata che precede l’arrivo a Novi Ligure, il nostro si ritrova a corto di rifornimenti senza nemmeno il miraggio di un bar per chilometri.
Facciamo un passo indietro però, e torniamo alla partenza di questa Torino-Sorrento che in un bel sabato mattina di fine agosto vede Di Maio che si prepara a spingere le prime pedalate. Con lui e per lui nello storico Mauriziano di Torino ci sono rappresentanti delle istituzioni, persone che lavorano nella struttura, amici e torinesi che credono semplicemente che la raccolta fondi per la Fondazione Scientifica del Mauriziano valga il disagio di alzarsi presto la mattina per stare lì a testimoniare la considerazione e l’affetto per chi ha deciso di spendersi per la causa.

La ricerca scientifica, quella migliore, vive di passione, organizzazione e finanziamenti. Ma è un fatto che le risorse pubbliche da sole non bastano: non sono distribuite in modo efficiente e si perdono spesso in mille rivoli. Massimo Di Maio lo sperimenta quotidianamente, conosce bene le conseguenze della mancanza di fondi e ha scelto in questa occasione gli study coordinator come simbolo dell’iniquità di un sistema che a volte non riesce ad essere d’aiuto neppure a chi ha già dimostrato di saper ottenere risultati. Si tratta di figure diventate ormai imprescindibili per la ricerca clinica, con una preparazione specifica che consente loro di affrontare con successo le procedure e le incombenze imposte a chi fa ricerca. Eppure gli study coordinator non sono assunti dalle strutture pubbliche dove lavorano, e si ritrovano poco dignitosamente a fare i conti con borse di studio e contratti precari da rinnovare a scadenza.

In sella alla sua bicicletta in carbonio made in Switzerland (modello BMC Teammachine SLR01, per chi se ne intende) Di Maio ha attraversato la campagna piemontese da Torino a Novi Ligure con la ferma convinzione che lo sport, e il ciclismo in particolare, sia una metafora efficace della bellezza e della difficoltà del lavoro in oncologia.

Dopo i saluti all’amico Flavio Salerno che con la sua bici lo ha accompagnato per i primi 25 chilometri prima di riprendere la strada di casa, Di Maio ha proseguito in solitaria seguito dalla fida ammiraglia di Oncoinfo, con qualche sosta ristoro nei paesi incontrati lungo la strada, riconosciuto dai passanti come una rockstar ad Asti nella piazza salotto di San Secondo (“Ah, ma lei è il medico che va in bicicletta!”, potere dei servizi televisivi sulla Torino-Sorrento), fino alla quasi crisi per mancanza d’acqua dove lo avevamo lasciato all’inizio di questa cronaca.

Ma il tributo insieme al ciclismo e all’oncologia non poteva concludersi che al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, luogo simbolo dello sport su due ruote nella sua massima espressione. Tra le sale che espongono memorabilia uniche al mondo sui miti del passato, da Girardengo a Coppi e Bartali fino a Pantani, con gli audio e i video originali delle grandi imprese dello sport e una spettacolare carrellata della storia della bicicletta dai velocipedi a quelle elettriche, Di Maio (scortato dall’amico collega Vittorio Fusco) si è mosso col rispetto e l’entusiasmo di uno che al ciclismo crede veramente, senza retorica. E senza retorica proviamo a concludere la cronaca di questa prima tappa. Da Novi Ligure è tutto…

Guarda qui il video della prima tappa.