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Terza tappa: Piacenza – Torino, 229 km

A cura di Massimo Di Maio By 2 Luglio 2024Luglio 3rd, 2024No Comments
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La terza tappa del Tour, la più lunga, l’ultima interamente italiana prima dello sconfinamento del 2 luglio, è partita da Piacenza per arrivare a Torino. Da dieci anni lavoro qui, e devo dire che la mia passione per la bici si esalta nelle tante salite a poca distanza dalla città. Chi mi conosce e mi segue sui social è abituato alle mie pedalate del weekend, e la fortuna è che posso raggiungere la maggior parte di quelle salite alpine direttamente da casa.
La tappa di ieri, proseguendo le commemorazioni di importanti ciclisti italiani del passato iniziate nei giorni scorsi, è passata anche per Tortona, per rendere omaggio al mito Fausto Coppi, nella città dove morì, troppo giovane. Coppi aveva vinto il Tour due volte, nel 1949 e nel 1952. La triste storia della fine prematura del Campionissimo ricorda a noi medici (e in verità a tutti) la difficoltà di arrivare alla diagnosi corretta e di arrivarci tempestivamente, argomento che in oncologia ha un ruolo cruciale, non solo per gli aspetti psicologici ma soprattutto per le ricadute prognostiche.

Nel 1959 Coppi era andato in Africa per partecipare a una corsa e, durante il soggiorno, aveva partecipato a escursioni attraverso riserve naturali, in un territorio che purtroppo pullulava di zanzare e di malaria. Al rientro dalla trasferta africana, nel dicembre del 1959, sia Coppi sia il suo collega ciclista francese di origini italiane Raphael Geminiani (che quest’anno compie 99 anni) furono protagonisti dello stesso dramma. Entrambi colpiti da una forte febbre che li costrinse a letto e al ricovero. A Raphael Geminiani i medici francesi diagnosticarono tempestivamente la malaria, che venne trattata efficacemente con il chinino. Per il povero Fausto Coppi, invece, venne ipotizzata un’influenza asiatica: nonostante i medici italiani fossero stati avvisati dai colleghi francesi degli sviluppi del caso di Geminiani, purtroppo la diagnosi di malaria tardò ad arrivare e Coppi morì il 2 gennaio del 1960, proprio a Tortona, nello sgomento di un’intera nazione. Oggi come sessant’anni fa, l’anamnesi attenta e l’attenzione al parere dei colleghi sono ancora cruciali – e direi che lo rimarranno sempre – in medicina.

L’arrivo di corso Galileo Ferraris a Torino era atteso come il primo arrivo per velocisti, e così è stato.  Troppo lontane dal traguardo le poche salite tra Langhe e Monferrato per pensare a qualche azione decisiva: la prima metà di gara ha avuto una media al di sotto dei 40 orari, ed è tutto dire. In compenso gli ultimi chilometri sono stati percorsi ad andatura elevatissima, come ci si aspettava. Io ero là, a corso Ferraris, sul rettilineo del traguardo. Veder passare la volata lanciata è un attimo, un istante, quasi ti resta un po’ di delusione dopo tutta l’attesa del passaggio. Speravo potesse farcela Cavendish, per scrivere la leggenda delle 35 vittorie al Tour davanti ai miei occhi, ma non è stato così. Ha vinto Biniam Girmay, primo eritreo a vincere una tappa nella storia del Tour.

Al di là della vittoria di tappa, tutti aspettano per la maglia gialla il duello tra Vingegaard e Pogačar. Entrambi hanno già vinto il Tour de France e si sono confrontati duramente nelle edizioni precedenti. Nelle ultime due edizioni ha vinto Vingegaard, ma Pogačar è arrivato al Tour dopo un Giro d’Italia letteralmente dominato, mentre Vingegaard ha subìto una grave caduta pochi mesi fa e fino a qualche giorno fa la sua stessa partecipazione al Tour era in forse. Quale sarà il suo stato di forma? Dalle schermaglie di domenica 30 giugno sulla salita di San Luca, l’impressione è che anche quest’anno saranno loro due a giocarsi la vittoria finale. Sul podio di Torino in verità la maglia gialla è passata da Pogačar all’ecuadoregno Carapaz, ma solo per ordine di arrivo, perché il tempo complessivo dei due, oltre che di Vingegaard e Evenepoel, è esattamente lo stesso.

Per fortuna siamo ancora all’inizio di tre settimane che si preannunciano appassionanti, e i colpi di scena non non dovrebbero mancare! Già il 2 luglio, con tutto il rispetto per la pianura padana, sarà tutt’altra musica rispetto alla tappa di oggi: iniziano le salite, quelle vere, con il Sestriere, il Monginevro e poi sua maestà il Col du Galibier!