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Settima tappa: Nuits-Saint-Georges – Gevrey-Chambertin, 25,3 km

A cura di Massimo di Maio By 6 Luglio 2024No Comments
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Dopo le volate dei giorni scorsi, il 5 luglio il Tour offre un grande classico: la cronometro individuale, stavolta corsa tra le vigne e i boschi della Francia centrale. Un tracciato non lungo e abbastanza pianeggiante, con soli 300 metri di dislivello complessivi in 25 km (da questo punto di vista, sarà molto diversa la cronometro finale che concluderà la corsa il 21 luglio in Costa Azzurra).

La cronometro è stata vinta da Remco Evenepoel, che ha impiegato 12 secondi meno della maglia gialla Tadej Pogačar. Anche Roglic e Vingegaard si sono difesi discretamente, perdendo poco più di trenta secondi dal vincitore.  Dietro, tutti gli altri, con distacchi superiori al minuto. Questo significa che Pogačar rimane in maglia gialla, avendo perso pochi secondi del suo vantaggio in classifica generale su Evenepoel, e guadagnandone alcuni su Vingegaard e Roglic. C’è da dire che, in passato, non sempre è capitato che i primi della classifica generale fossero tutti così forti a cronometro, che per alcuni campioni del passato era un vero tallone d’Achille.
Nei giorni scorsi ho sottolineato l’importanza del lavoro di squadra, nel ciclismo come in oncologia. D’altro canto, le tappe a cronometro rendono evidente che in determinati momenti, pur essendo parte di una squadra, si è soprattutto da soli con le proprie gambe, le proprie forze e con la propria strategia. Sempre confidando nella fortuna e sperando che il mezzo meccanico non ti tradisca: a pochi chilometri dalla fine, una piccola noia meccanica per Evenepoel, che ha smesso di pedalare per qualche istante: in diretta a me era sembrato un salto di catena, ma poi ho letto di una sospetta foratura. Comunque, senza fermarsi, con uno “scossone” alla bici si è reso conto che era tutto a posto, ed ha proseguito la sua veloce corsa verso il traguardo, terminando con una media di oltre 52 all’ora.

Il fattore “tempo” è cruciale in oncologia. Lo è quando ragioniamo sulla tempestività della diagnosi, lo è quando ragioniamo dell’accesso ai nuovi trattamenti. Il tempo che passa dalla comunicazione dei risultati scientifici all’approvazione da parte delle autorità regolatorie, al successivo rimborso da parte del servizio sanitario nazionale per i pazienti che devono ricevere quel trattamento nella pratica clinica non è dell’ordine dei minuti, come i tempi dei ciclisti impegnati nella cronometro del Tour, ma è dell’ordine dei mesi, a volte di anni.

Naturalmente, in oncologia, tempestività non vuol dire fretta: le decisioni non devono essere frettolose, ma tempestive. La fretta, come le curve affrontate male durante una tappa a cronometro, potrebbe determinare una caduta, un’uscita fuori strada oppure contro le barriere, e rivelarsi controproducente. Ogni momento dell’impegno, sulla strada come al lavoro, deve essere affrontato con la giusta concentrazione e valutando attentamente tutti i rischi.