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Sesta tappa: Mâcon – Dijon, 163 km

A cura di Massimo Di Maio By 5 Luglio 2024No Comments
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Quella del 4 luglio è stata un’altra tappa di pianura, attraverso la campagna francese ricca e ben coltivata. La carovana è passata anche dalla storica Abbazia di Cluny, in una regione (la Borgogna) famosa per i vigneti e patria di notevoli vini rossi, come altre regioni che la corsa attraverserà nei prossimi giorni. Era una di quelle tappe che i tecnici etichettano come “tappe di trasferimento”, che, a meno di coraggiose fughe di qualche uomo fuori classifica, sono destinate a concludersi in volata. E così è stato, per la terza volta in questo Tour dopo l’arrivo di Torino e quello di Saint-Vulbas.

Stavolta la tappa è stata appannaggio dell’olandese Dylan Groenewegen, che ha superato di pochi centimetri il belga Philipsen (poi retrocesso per scorrettezze nel corso della volata) e l’eritreo Girmay. Come era prevedibile, nessun cambio in classifica generale.
Una volata dura pochi secondi, ma è frutto di una preparazione meticolosa, e di un lavoro di strategia di squadra che probabilmente chi guarda il ciclismo in TV senza un occhio tecnico neanche immagina. C’è sempre una componente di imprevedibilità, ovviamente, ma questo è il bello del ciclismo, e dello sport in generale. Con l’andatura che negli ultimi chilometri prima dell’arrivo si fa sempre più vertiginosa, il nervosismo nel gruppo aumenta, chi aspira a lottare per la vittoria di tappa deve guadagnare le posizioni migliori, mentre chi punta alla classifica generale in genere “si sfila” e cerca innanzitutto di stare al riparo da eventuali cadute. Un momento molto tecnico, insomma, paragonabile ai momenti più impegnativi del nostro lavoro quotidiano, come le eventuali emergenze cliniche in reparto, oppure in day hospital: queste ultime arrivano all’improvviso, è vero, e non sono programmate come il traguardo di una tappa, però al pari di una volata comportano accelerazioni improvvise del processo decisionale e un coordinamento ottimale di tutta la squadra.

E visto che parliamo di volate, merita ancora un cenno l’impresa di Mark Cavendish, che ha conquistato la trentacinquesima vittoria al Tour, resterà nella storia, soprattutto per aver tolto il primato del numero di vittorie alla Grande Boucle al mitico Eddy Merckx. Non dimentichiamo però che in Italia il record analogo è di Mario Cipollini, il Re Leone, che nel corso della sua immensa carriera è riuscito a vincere 42 tappe al Giro. Sono particolarmente grato a Mario, perché nel 2022, quando ho organizzato la pedalata da Torino a Sorrento per beneficenza, senza conoscermi direttamente ha accettato il mio invito, tramite un’amica comune, a raggiungermi lungo il percorso. Ci siamo incontrati a Forte dei Marmi, e ricordo una piacevolissima chiacchierata al tavolino del bar, prima di percorrere simbolicamente un tratto di strada insieme. Ho molto apprezzato quel gesto, assolutamente spontaneo, ed è uno dei ricordi più belli di quella settimana passata in sella, dal Piemonte alla Campania, sotto il sole di fine agosto. Davanti alla telecamera, quel giorno Mario ha detto di essere il mio “gregario”, supportandomi nella raccolta fondi di beneficenza. E voi, amici miei che andate in bici, l’avete mai avuto un gregario campione del mondo?

Scene dall’incontro con Mario Cipollini