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Seconda tappa: Cesenatico – Bologna, 197 km

A cura di Massimo Di Maio By 1 Luglio 2024No Comments
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La seconda tappa parte da Cesenatico, e il pensiero non può che andare al ricordo di Marco Pantani. Il pirata vinse il Tour nel 1998, facendo una doppietta nello stesso anno con il Giro d’Italia, un’impresa che è riuscita nella storia solo a pochi grandissimi (e quest’anno Pogacar si candida ad aggiungersi a quella lista). Sono passati vent’anni dalla morte di Marco, ma l’affetto che lo circonda è ancora intatto, e oggi si percepiva nelle facce dei tanti tifosi a bordo strada con le bandiere del pirata.

Da Cesenatico la carovana del Tour partiva con la maglia gialla sulle spalle di Romain Bardet. Se l’era decisamente meritata sabato con un’impresa bellissima. Purtroppo è durata soltanto un giorno. Non so come andrà questo Tour per lui, ma la sua carriera meritava, anche solo per poche ore, questa soddisfazione. È stata una tappa tutta in Emilia-Romagna, con lunghi tratti di pianura ma varie asperità, anche se il dislivello non era paragonabile all’esordio di sabato. Molto suggestiva la scelta di chiudere il percorso con un circuito cittadino a Bologna, con una duplice ascesa al mitico Santuario di San Luca (1,9 km al 10,6%), già protagonista di varie tappe del Giro d’Italia.

Ad aggiudicarsi la tappa è stato un altro francese, Vauquelin, che ha coronato una lunga fuga salutando i due compagni di fuga al secondo passaggio sul San Luca. La salita in bicicletta non si inventa, con il cuore puoi tenere il ritmo in pianura, ma in salita, se non riesci a tenere il passo, ti stacchi inesorabilmente. Lo sanno bene anche i rivali di Pogacar: oggi abbiamo avuto un assaggio della sua potenza in salita, a San Luca se n’è andato a modo suo e solo Vingegaard ha saputo tenere il passo. Alla fine i secondi guadagnati con quell’azione gli hanno consentito di sfilare la maglia gialla a Bardet e di indossarla lui. Ma Vingegaard c’è, e si annuncia una battaglia incerta al pari di quella degli ultimi anni.

Lunedì 1° luglio si prospetta una terza tappa adatta ai velocisti, a differenza delle prime due. Negli ultimi anni le velocità medie, sia al Giro che al Tour, sono molto salite: cambiamenti di strategia, miglioramenti tecnologici e nella preparazione dei ciclisti sono tutti fattori che concorrono a questa evoluzione. Un po’ come in oncologia, dove i progressi e le innovazioni, non solo nei farmaci ma nelle tecniche diagnostiche, nei trattamenti locali, nelle terapie di supporto fanno sì che, a parità di situazione clinica, oggi mediamente si ottengano risultati prognosticamente migliori.

Il ritmo frenetico delle tappe del Tour ricorda un po’ la routine dei nostri ambulatori, dei nostri day hospital, dei nostri reparti, messi costantemente alla prova dalla necessità di offrire le migliori cure e la migliore assistenza, nonostante la disponibilità di risorse spesso non sia ottimale. E proprio come nella tappa da Cesenatico a Bologna, con tanta pianura ma varie asperità, la routine clinica giornaliera è costellata di momenti impegnativi, che sfidano e mettono alla prova le capacità tecniche, relazionali e umane di tutti noi operatori sanitari. A volte, essere a fine giornata ha veramente il sapore di un traguardo tagliato.