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Sandro Pignata

A cura di Luciano De Fiore By 27 Novembre 2023No Comments
Rubriche

Lavoro e formazione professionale

Direttore SC Oncologia Medica Uro-Ginecologica
Istituto Nazionale Tumori – IRCCS Fondazione “Pascale”, Napoli

Nella formazione di un medico, quanto contano i “Maestri”?
Contano tantissimo, per guidare l’allievo secondo principi fondamentali quali la buona comunicazione, il rigore metodologico, la appropriatezza, la modestia. Io sono stato fortunato anche se il mio maestro era un clinico medico, non un oncologo. Sono diventato oncologo dopo.

Nella sua formazione, ha avuto uno o più Maestri?
Sì, un maestro, il professor Gabriele Mazzacca, gastroenterologo, e diversi professori che mi hanno consentito di svoltare e progredire: cito Giancarlo Vecchio e Mario Santangelo che hanno creduto in me e hanno determinato la mia carriera.

Ha passato periodi di studio all’estero? Se sì, dove e per quanto tempo?
No, mai.

Perché ha scelto di fare l’oncologo?
Ero disoccupato come gastroenterologo ed ero passato alla ricerca sperimentale preclinica in oncologia. Il professor Vecchio ritenne che sarei stato utile in clinica con il mio bagaglio misto, clinico e biologico.

Qual è la sua maggiore soddisfazione nella vita professionale?
Non una sola. A giugno abbiamo festeggiato i 25 anni del MITO (Multicenter Italian Trials In Ovarian Cancer and Gynecologic Malignancies). Tenere un gruppo attivo e farlo crescere per 25 anni è una soddisfazione enorme. Ora però grandissime soddisfazioni le sto ottenendo come coordinatore della rete oncologica. Si può incidere tanto sui pazienti.

Ricorda invece una delusione?
Quando ero all’apice della mia progressione scientifica, chair del consorzio europeo dei gruppi cooperativi della ginecologia oncologica denominato ENGOT (European Network of Gynaecological Oncological Trial groups), approfittando del mio impegno estero, in Istituto lavoravano per mettermi nell’angolo.

Lavorare a Napoli: più vantaggi o svantaggi?
Più vantaggi. Mi sono trovato in un contesto di grandi menti oncologiche, tutti coetanei, che hanno ciascuno nel proprio settore raggiunto grandi obiettivi in ambito nazionale ed internazionale. Insieme abbiamo costruito un Istituto moderno che ha reso possibile cose che altrove non sono possibili, fidandoci.

Sfide e scommesse

Se fosse Ministro della salute, quale sarebbe la prima cosa che cercherebbe di fare?
È necessaria una politica per i giovani. Non solo per la salute, anche per la ricerca ed università. I migliori anni sono tra i 30 e i 35: si devono offrire spazi ed opportunità in questa fascia.

Quale politico inviterebbe volentieri a cena per una chiacchierata?
Sono di sinistra, ma andrei volentieri a cena con Giorgia Meloni. Considerandola una persona decisamente intelligente, proverei a convincerla dell’opportunità di rafforzare la sanità pubblica.

Reti oncologiche regionali: perché sono di così complessa attuazione?
Se ci siamo riusciti noi… Per noi il segreto è avere una comunità oncologica molto coesa. Senza prime donne. Tutti insieme. Ovviamente le reti oncologiche non si fanno senza risorse. Più risorse per lavorare su appropriatezza, multidisciplinarietà, percorsi e innovazione. Non è ancora chiaro a tutti che si tratta di investimenti… per risparmiare.

Come vede il processo di regionalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale?
Per me va bene ma non per tutto. Alcuni aspetti richiedono una visione nazionale. Non è possibile creare diseguaglianze regionali. I principi devono essere comuni.

Lettura, scrittura, aggiornamento

Trova il tempo di scrivere e dove?
Sì, scrivo lavori. Ho anche scritto un testo per ripercorrere una fase della mia vita, che resterà però nel mio cassetto. È servito per aprirmi.

Ricorda un commento significativo ricevuto da un referee?
Un referee mi scrisse in inglese: questo paper è un bel pezzo di ricerca.

La peer review funziona ancora come filtro di qualità della ricerca?
Assolutamente sì.

Quali riviste scientifiche segue con particolare interesse?
The Lancet Oncology, Annals of Oncology.

Tiene o ha tenuto un diario?
No, mai.

Possiamo chiederle quale libro ha sul comodino?
In questo momento sto leggendo Asimmetria, di Lisa Halliday. Tuttavia da quando vedo meno, leggo meno.

Su un’isola deserta porterebbe un libro o l’iPad?
L’iPad.

Quale libro suggerirebbe a un giovane oncologo in formazione?
Il manuale della comunicazione di AIMAC, di Francesco Di Lorenzo.

I suoi scrittori preferiti?
Mi divertono Maurizio Di Giovanni e ovviamente Andrea Camilleri.

Parliamo di congressi: ASCO o ESMO? AIOM o MITO?
Tutti questi. Però in un anno ESMO o ASCO. Gli altri, sempre.

Congressi: meglio online o di persona?
Di persona. Online tutte le piccole cose.

Utilizza i social media come strumento di aggiornamento?
Solo Linkedin.

Ricordi, passioni e...

Qual è stato il suo primo “esame”?
Quando sono stato assunto come oncologo, e non lo ero ancora, era un esame quotidiano. Con modestia e cautela e i sapienti suggerimenti di Cesare Gridelli che era stato assunto con me sono poi divenuto oncologo.

Ha delle paure nascoste che può confidarci?
Ora no. Quando mi sono affacciato a livello internazionale avevo paura del mio inglese. Ora sono senza vergogna, anche se l’inglese non è affatto migliorato.

Il più bel ricordo?
I biglietti che i giovani oncologi che sono stati con me mi hanno lasciato per ringraziarmi del percorso di mentorship. Sono ancora miei allievi e collaboratori, anche se lontani.

Il suo più grande rammarico?
Avrei dovuto avere più equilibrio tra tempo di lavoro e tempo per la famiglia. In alcune fasi ho esagerato.

Il compleanno più bello?
I 60 anni. Ero con la mia famiglia e avevo appena saltato un grossissimo ostacolo…

C’è qualcosa a cui non rinuncerebbe?
La ricerca. Non la abbandonerei mai.

Cosa la appassiona davvero?
Il mare, i viaggi.

Mangia per sopravvivere o anche per goderne? Ha una pietanza preferita?
Gli spaghetti “a vongole”. Sono molto, molto goloso.

Che cosa ama di più dell’Italia? E cosa meno?
Amo gli italiani, non amo la burocrazia che ci pone freni.

Quale musica ascolta e dove?
Purtroppo poca musica. È un mio grande limite.

Va ancora al cinema?
Ogni settimana.

Ha un film prediletto?
Io capitano mi ha profondamente scosso quest’anno. Ma ne ricordo tanti.

Treno, auto o aereo?
Treno.

Ha uno sport preferito?
Mi piaceva giocare a calcio, ma ora non gioco più.

Ha un colore preferito?
Il verde.

La vacanza più bella?
Da ragazzo, in Messico, Guatemala e Belize. Poi Cuba con mia moglie.

La città all’estero più amata?
New York.

Curiosità

Qual è la prima “pagina” che guarda sul giornale?
Il Mattino.

Carta stampa o giornali online?
Online.

Guarda la televisione? Se sì, quali programmi?
Un po’ di tutto.

Saprebbe consigliare una serie TV, e se sì quale?
Mare fuori.

Con chi si sente più spesso al telefono?
Con i miei amichetti. Amici di infanzia, con i quali ci messaggiamo o sentiamo ogni giorno.

Il momento migliore della giornata?
Il mattino presto.

Ha una stagione preferita?
L’estate.