Rossana Berardi

A cura di Luciano De Fiore By 11 Settembre 2025No Comments
Rubriche

Lavoro e formazione professionale

Prof. Ordinario di Oncologia e Direttrice Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica, Università Politecnica delle Marche
Direttrice Clinica Oncologica, Coordinatrice Breast Unit aziendale e Molecular Tumor Board – AOU delle Marche
Presidente Women for Oncology Italy

Per quale ragione ha scelto l’oncologia?
Ho scelto l’oncologia già nei primi anni della facoltà di Medicina, perché mi è apparso subito il campo in cui più di ogni altro la ricerca cammina a fianco della cura. Ero affascinata dalla possibilità di scoprire e utilizzare nuove terapie, immaginando come l’innovazione potesse tradursi in benefici concreti per i pazienti. È un ambito che continua a rappresentare per me la sintesi più autentica tra scienza e umanità.

Se non fosse diventata oncologa, quale altro mestiere l’avrebbe attratta?
Sarei stata una ballerina di danza classica, una passione che ho dovuto abbandonare quando la medicina ha assorbito tutte le mie energie. In fondo, però, danza e medicina condividono molto: entrambe chiedono disciplina, dedizione e la capacità di trasformare impegno e rigore in qualcosa che possa toccare profondamente gli altri.

Ha passato periodi di studi all’estero? Nel caso, dove e per quanto tempo?
Durante il terzo anno di specializzazione ho lavorato allo University College London Hospitals, un’esperienza formativa importante che ha arricchito il mio percorso. Da allora ho avuto molte altre occasioni brevi di confronto con realtà internazionali in diverse parti del mondo.

Nella sua formazione, ha avuto dei Maestri?
Ho avuto un grande Maestro, il professor Riccardo Cellerino, che ha lasciato in me un’impronta indelebile di rigore ed umanità. In seguito ho lavorato a lungo con il professor Stefano Cascinu, la cui guida e il cui esempio hanno orientato profondamente la mia crescita professionale.

Qual è la conquista personale, fuori dal lavoro, di cui va più fiera?
Non la considero una conquista, ma certamente la cosa più intelligente e preziosa che mi sia capitata nella vita: mio figlio Leonardo.

Nella professione ha mai avvertito limiti o ostacoli impliciti per il suo essere donna?
Sì, credo che ci sia ancora molto da fare. Uno dei miei obiettivi, anche come Presidente di Women for Oncology, è proprio quello di impegnarmi perché il gender gap e più in generale ogni forma di disuguaglianza vengano finalmente superati.

Riesce a separare la dimensione professionale da quella privata?
Poco, provo a separare la dimensione professionale da quella privata nella qualità del tempo che dedico alle persone a me care. Allo stesso tempo, il lavoro rimane una presenza costante e totalizzante, perché è prima di tutto una passione.

Quanto le Marche hanno inciso nella sua formazione umana e nel modo in cui guarda alla vita?
Le Marche hanno inciso profondamente nella mia formazione umana e nel mio modo di guardare alla vita. Ho respirato l’operosità tipica dei marchigiani e ho avuto l’opportunità di crescere e formarmi in una regione a dimensione d’uomo, che offre equilibrio e prospettive di crescita. A questo si aggiunge il legame con la Calabria, terra delle mie radici, che completa il mio percorso e la mia identità.

Quale virtù deve avere assolutamente un buon docente di oncologia?
Un buon docente di oncologia deve saper far innamorare e affascinare gli studenti per la materia, trasmettendo loro non solo conoscenze, ma anche la passione e il senso profondo di questa professione.

Sfide e scommesse

Qual è il cambiamento più importante in oncologia che ha vissuto in prima persona?
Il cambiamento più importante che ho vissuto è stata l’introduzione dei nuovi farmaci (target therapy prima, a seguire immunoterapia e oggi ADC). Essendomi dedicata fin dall’inizio alle terapie innovative e alla ricerca clinica, vedere queste scoperte trasformarsi in possibilità concrete di cura per i pazienti è stata un’esperienza straordinaria.

Quale sarebbe la prima cosa che farebbe se fosse Ministra della salute?
Se fossi Ministra della Salute, inizierei con lo snellire la burocrazia, per restituire tempo ed energie alla cura e ai professionisti. Mi impegnerei a sostenere gli operatori sanitari, che non devono essere sottodimensionati ma valorizzati e gratificati, perché sono il cuore del sistema. Lavorerei per rendere le cure più accessibili a tutti i pazienti e darei grande centralità alla prevenzione, perché la più grande vittoria è non ammalarsi.

È d’accordo con la regionalizzazione della sanità italiana?
La regionalizzazione, così come applicata oggi, rischia di frammentare il sistema in 21 realtà diverse. È giusto che ogni territorio valorizzi le proprie peculiarità, ma al tempo stesso dobbiamo lavorare perché ovunque in Italia le persone possano avere accesso a cure di pari qualità ed eccellenza.

Sanità pubblica, privata o un mix?
Il sistema pubblico va sempre difeso e rafforzato: è un patrimonio di tutela ed equità. Il privato può essere complementare, ma senza mai sostituire il pubblico.

Cosa manca per poter disporre ovunque di reti oncologiche regionali funzionali?
Manca soprattutto il coraggio di superare i campanili dell’autoreferenzialità, costruendo reti realmente integrate che mettano al centro i pazienti e non i singoli interessi locali.

Potesse arruolare un personaggio dello sport o dello spettacolo come testimonial per la prevenzione oncologica, chi sceglierebbe?
Sceglierei Gianmarco Tamberi o Sofia Raffaeli, due campioni della mia regione che incarnano impegno, sacrificio e passione. La loro testimonianza, autentica e vicina ai giovani, sarebbe un messaggio forte per ricordare che la prevenzione è il primo passo per prendersi cura di sé.

Cosa sogna ancora per la medicina oncologica? Cosa la preoccupa, invece?
Il mio sogno è che il cancro possa essere definitivamente sconfitto e che la prevenzione diventi uno strumento sempre più efficace, capace di evitare la malattia o di favorirne la guarigione. Ciò che mi preoccupa, invece, è che scelte poco competenti a livello politico e gestionale possano compromettere il futuro della nostra sanità.

Quale politico inviterebbe volentieri a cena per discutere di sanità?
Non ne inviterei uno solo… Li farei sedere tutti attorno allo stesso tavolo. Perché la sanità non ha colore politico: la salute riguarda ciascuno di noi e insieme possiamo trovare il modo per migliorarla davvero.

Lettura, scrittura, aggiornamento

La peer review funziona ancora come filtro di qualità della ricerca?
Non del tutto: la peer review da sola non è più sufficiente. È tempo di pensare a un nuovo sistema, più moderno e che sappia davvero essere garanzia di qualità.

Quali riviste scientifiche segue con particolare interesse?
Seguo con particolare interesse le principali riviste internazionali di oncologia e medicina, come The New England Journal of Medicine, The Lancet Oncology, Annals of Oncology e Journal of Clinical Oncology, perché rappresentano punti di riferimento per aggiornamento e confronto scientifico.

Ritiene che l’impact factor sia un indicatore affidabile?
L’impact factor è un indicatore utile, ma non misura in modo completo il valore della ricerca.

Ha mai tenuto un diario?
Si, da ragazza anche più di uno.

Ha degli scrittori preferiti?
Sì, i grandi romanzieri russi del passato, in particolare Tolstoj e Dostoevskij.

Su un’isola deserta porterebbe un libro (e quale) o l’iPad?
Porterei un libro leggero e spensierato di Sophie Kinsella…

Quale libro suggerirebbe a un/una giovane oncologo/a in formazione?
Suggerirei lo stesso libro che il mio Maestro consigliò a me: Il piccolo principe. Perché ricorda che, anche nella medicina, l’essenziale spesso non si vede con gli occhi ma si sente con il cuore.

Congressi in presenza o online? ASCO o ESMO?
In presenza. ASCO ed ESMO…Aggiungerei AACR.

Cura personalmente i suoi social media o si avvale di esperti?
Li seguo personalmente: voglio che i miei social raccontino davvero me, non l’immagine costruita da altri.

Ricordi, passioni e...

Ricorda il suo primo “esame”?
Ricordo bene l’esame di maturità, anche perché avevo fatto lo scientifico in 4 anni invece che in 5 per merito, e fu particolarmente complesso. I primi esami di Medicina, invece, li ho affrontati con impegno e tanto entusiasmo.

Ha delle paure nascoste che può confidarci?
La mia paura più nascosta è la morte, e forse proprio per questo amo la vita e non perdo occasione per festeggiarla e celebrarla.

C’è un luogo della sua regione a cui è particolarmente legata, e che per lei è rifugio o fonte di energia?
Il mare.

Le piace di più fotografare o essere fotografata?
Essere fotografata, anche perché non sono molto dotata come fotografa.

Che rapporto ha con i sogni? Tende a ricordarli?
Adoro sognare, soprattutto ad occhi aperti; quelli della notte, invece, difficilmente riesco a ricordarli.

Ha passioni o attività che la ricaricano emotivamente (sport, musica, cucina, natura)?
Ballare, cucinare ed organizzare feste e cene.

Che cosa ama di più dell’Italia? E cosa meno?
Adoro l’Italia, per me il Paese più bello al mondo. Quello che non tollero sono le ore perse per spostarsi da un luogo all’altro. Reduce da un viaggio in Giappone, ho apprezzato come puntualità e alta velocità possano regalare tempo prezioso.

Quale musica ascolta e dove?
Adoro la musica italiana e, per me, Vasco non ha rivali: in auto è la mia colonna sonora preferita.

Va ancora al cinema o ormai le serie TV l’hanno conquistata?
Ormai la TV ha preso il sopravvento, ma in realtà la guardo poco.

Ha un regista preferito?
Tra i miei registi preferiti ci sono Gabriele Muccino, per la capacità di raccontare i legami umani, e Paolo Sorrentino, per lo sguardo poetico e visionario.

Quali sono le notizie che attraggono prima la sua attenzione (politica, cronaca, esteri, ambiente…)?
In questo periodo politica…

Con chi parla più spesso al telefono?
Mia sorella, mio figlio, i miei amici-colleghi e le mie amiche-colleghe-sorelle…

Mare o montagna?
Mare.

Qual è il suo più grande rammarico?
Non ho rammarichi: ogni scelta mi ha portato fin qui.

Cosa la appassiona davvero?
Sognare e costruire il futuro, trasformando le idee in realtà e facendolo insieme alle persone che stimo e a cui voglio bene.