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Il Giro d’Italia. Quinta tappa – Potenza

Massimo Di Maio By 1 Giugno 2021Giugno 3rd, 2021No Comments
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di Massimo Di Maio

Nel 2005, il Giro d’Italia fu vinto (per la seconda volta) da Paolo Savoldelli, che era reduce da alcuni infortuni negli anni precedenti e non partiva con i favori del pronostico, ma seppe lasciarsi tutti gli altri favoriti alle spalle. Ricordo Savoldelli soprattutto per le discese assolutamente spericolate, che gli consentivano di guadagnare tanto sugli altri. Non per niente lo chiamavano “il falco”. Lo confesso, ho sempre odiato le discese. Ahimè, nelle uscite con gli amici, mediamente rischio di perdere in discesa anche più di quello che guadagno in salita. Non solo mi stressa farle in bici, ma anche guardarle in tv, e potete immaginare l’invidia (oltre allo stress) nel guardare le traiettorie impossibili di Savoldelli nei tornanti e nelle curve tecniche… La discesa è pericolosa, eppure fa parte del percorso e bisogna affrontarla. La salita mette alla prova la forza delle gambe e la capacità di vincere la gravità, la discesa sfida l’equilibrio ed i riflessi. Bisogna cavarsela su entrambi i fronti. Come quando un paziente oncologico affronta un trattamento per la propria malattia, da una parte bisogna sperare che la terapia abbia la forza di controllare il tumore, dall’altra che non provochi effetti collaterali pericolosi. Non è importante solo domare, uno dopo l’altro, i tornanti della salita, ma evitare cadute nelle curve pericolose della discesa.

Proprio nel 2005 ebbi la soddisfazione di pubblicare su “Lancet Oncology” un’analisi molto interessante che, basandosi sui dati dei pazienti con tumore del polmone inseriti in tre studi randomizzati coordinati a Napoli, evidenziava che i pazienti che durante la chemioterapia sviluppavano una tossicità significativa sui globuli bianchi ottenevano mediamente un risultato migliore. Quel risultato era molto affascinante, perché mi faceva guardare con un occhio diverso alla tossicità: non un semplice “effetto collaterale”, da evitare sempre e comunque, ma una sorta di marcatore dell’efficacia del trattamento. Probabilmente – ipotizzavamo – a parità di dose di farmaci somministrata (quella era uguale per tutti, come stabilito dai protocolli), le concentrazioni di farmaci in circolo possono variare da paziente a paziente, e chi sviluppa più tossicità probabilmente ha dei livelli in circolo maggiori rispetto a chi non la sviluppa, e quindi può ottenere anche maggiore efficacia.

Quei lavori erano resi possibili grazie alla collaborazione dei colleghi che partecipavano alla conduzione degli studi clinici. Tra gli autori di quel lavoro c’era anche Gigi Manzione, all’epoca direttore dell’Oncologia dell’ospedale San Carlo di Potenza. Negli anni precedenti lo avevo incontrato spesso in occasione di alcuni congressi o delle riunioni periodiche degli sperimentatori del nostro gruppo cooperativo o del GOIM. Era una persona molto carismatica. Mi aveva colpito con la sua simpatia, il suo sorriso, i suoi consigli bonari a me che ero ancora molto giovane. Poco dopo (non ricordo se a fine 2005 o inizio 2006) avrei partecipato al concorso per dirigente medico a Rossano, in Calabria, e lui era tra i membri della commissione. Ricordo che, quando le prove del concorso stavano per terminare, sapendo che dovevo tornare in auto a Napoli mi chiese di aspettarlo per dargli un passaggio. Lui era salernitano del Torrione e doveva tornare a casa a Battipaglia, che era praticamente di strada. Per tutto il viaggio io morivo dalla voglia di chiedere l’esito delle prove, ma per timidezza non avevo il coraggio di fare la domanda esplicita… Lui peraltro mi tenne sulle spine, senza dirmi che sarei risultato vincitore. Ricordo che facemmo discorsi vaghi, fino all’arrivo a Battipaglia, quando scendendo dalla macchina mi fece i complimenti per le prove e mi disse che il concorso era andato benissimo.

Qualche anno dopo, il 3 maggio 2010, mentre ero al computer, a Napoli, intento a lavorare, arrivò all’improvviso la notizia della morte del Dott. Manzione. Un pugno allo stomaco, tanto più doloroso quanto assolutamente imprevisto. Quando un medico, un collega se ne va prematuramente, è inevitabile riflettere su quanto siamo fragili, e quanto la vita possa essere un gioco delle parti che senza preavviso si mischiano, si invertono, si confondono. Magari si è arrivati in cima, con sacrificio, con sudore, poi una traiettoria sbagliata in una curva della discesa può farti cadere, a volte costringendoti al ritiro.

Far arrivare questa tappa del Giro a Potenza vuole essere un omaggio alla memoria di un collega che ricorderò sempre con quel sorriso buono, i commenti scherzosi, i modi amichevoli. A gennaio 2012, venne inaugurato il nuovo day hospital di Oncologia dell’ospedale di Potenza, dedicato alla memoria di Gigi, che tanto si era speso sul versante professionale ed umano per migliorare l’assistenza dei propri pazienti.

Dal Giro, per oggi, è tutto. Alla prossima tappa!

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