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Quarta tappa: Pinerolo – Valloire, 138 km

A cura di Massimo Di Maio By 3 Luglio 2024No Comments
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Tappa più breve delle precedenti, quella del 2 luglio, ma il peso specifico è decisamente aumentato. Dopo l’arrivo in volata del 2 luglio a Torino, il calendario ha offerto una tappa di grandissime salite, tra cui quella al Sestriere, dove Coppi trionfò nell’edizione del 1952. Di lì, giù a Cesana ancora in territorio italiano, passando per il Colle del Monginevro, la carovana è arrivata sul suolo francese. Poi Briançon, e poi ancora su verso il Col du Lautaret per affrontare sua maestà, il Col du Galibier. Solo pronunciare il nome del gigante fa pensare a imprese mitiche, mi fa andare col ricordo a trent’anni fa ormai, e mi tornano in mente il volto di Claudio Chiappucci e poi quello di Marco Pantani. Molte tappe storiche del passato hanno visto la salita al Galibier dall’altro versante, da Valloire, dove invece quest’anno il Tour è arrivato, dopo una discesa da brividi.

Ero salito al Galibier una quindicina di giorni fa, a metà giugno. Lasciata la macchina a Briançon (una delle città più alte d’Europa, che io considero il paradiso dei ciclisti, e che posso raggiungere da casa in meno di un’ora e mezza), siamo saliti al Lautaret e poi su in cima al Galibier, esattamente lo stesso percorso della tappa di quest’anno del Tour. Qualche anno fa avevo trovato oltre venti gradi anche lassù in cima, quest’anno no, quest’anno era ancora freddo, e l’ultimo tratto della strada verso la cima, quello che parte all’altezza del tunnel per le auto, era ancora ufficialmente chiuso. Ma io e i miei amici, approfittando dell’assenza di gendarmi francesi, avevamo superato la sbarra abbassata per salire su in cima (altri ciclisti e escursionisti che ci avevano confermato che la strada era pedalabile). C’era ancora tanta neve su nel piazzale, nessuna traccia del “famoso” segnale stradale a bordo strada, sfondo di tante foto di ciclisti soddisfatti e stanchi: era completamente sepolto dal ghiaccio. Pensando al passaggio imminente del Tour e alla discesa verso Valloire ancora completamente sommersa dalla neve, ho pensato che i francesi avrebbero dovuto darsi da fare per consentire il passaggio del 2 luglio.

Proprio in quell’ultimo chilometro, il più duro della salita, con pendenze anche sopra il 10%, è iniziato lo show di Tadej Pogačar, che di potenza ha staccato tutti, compreso Vingegaard, e poi ha proseguito lo show con una discesa velocissima fino al traguardo. Lo sloveno si è ripreso la maglia gialla, ma questa volta i distacchi iniziano ad essere importanti: era atteso che il Galibier desse il primo scossone alla classifica, e così è stato. Bene Evenepoel, che dirà la sua a questo Tour. Male la maglia gialla Carapaz, che sui tornanti del Galibier ha pagato il ritmo infernale dei primi ed ha accumulato vari minuti di ritardo.

Le salite della tappa di oggi le conoscevo tutte, le ho percorse varie volte, e non so se è più emozionante vederle percorrere dai campioni e riconoscere le stesse curve e gli stessi scorci percorsi in prima persona, o viceversa percorrerle e sentir meno la fatica leggendo le scritte sull’asfalto e pensando alle imprese che hanno fatto la storia del ciclismo.

Le grandi salite fanno pensare agli unmet needs dell’oncologia, a quelle sfide che ci accompagnano nella clinica e nella ricerca. Per quanto impervie, al punto da incutere timore, costituiscono uno stimolo costante e, se vinte, offrono straordinarie soddisfazioni. Per fare progressi, servono tanti sforzi: da una parte è indispensabile il “fondo”, la costanza, ma serve anche lo scatto, quell’energia che si sprigiona in salita e fa percorrere quelle pendenze a una velocità impensabile per i “comuni mortali”. E una discesa tecnica come quella che ha portato il Tour dalla cima del Galibier a Valloire ci ricorda che bisogna sempre rimanere concentrati, che i momenti apparentemente “facili” possono essere anche quelli più insidiosi.

Insomma, il Galibier anche questa volta ha regalato emozioni e non ha tradito le attese!

 

Un piccolo fotoreportage dell’ascesa al Galibier di metà giugno.