Lavoro e formazione professionale
Direttore SC Oncologia Medica Melanoma Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative
Istituto Nazionale Tumori – IRCCS Fondazione “Pascale”, Napoli
Perché ha scelto di fare l’oncologo?
Perché mi affascinava la ricerca. L’ispirazione è arrivata al terzo anno di Medicina, studiando Patologia Generale e in particolare la carcinogenesi.
Nella formazione di un medico, contano i “Maestri”?
Moltissimo. Sono figure che ti ispirano quotidianamente e ti accompagnano lungo tutta la carriera.
Nella sua formazione, ha avuto uno o più Maestri?
Sì, diversi. Il Prof. Gianfranco Tajana, che è stato un modello durante il corso di laurea; la Prof.ssa Giovannella Palmieri, che mi ha insegnato la clinica; il Prof. Donato Zarrilli, che mi ha accolto al Pascale trasmettendomi la passione per la ricerca in laboratorio; il Prof. Nicola Mozzillo, un vero mentore e maestro di vita; e il Prof. Mario Santangelo, che mi ha insegnato cosa significa avere una visione.
Ha passato periodi di studio all’estero?
No, ma è come se ci fossi stato. Dal 1997 collaboro con colleghi di istituzioni americane (Bethesda, Houston, Los Angeles…) e questo mi ha portato spesso a viaggiare. Prima del Covid ero negli USA anche 7-8 volte l’anno: è come se ci avessi vissuto.
Qual è la sua maggiore soddisfazione nella vita professionale?
Guarire persone affette da un male che, fino a poco tempo fa, era considerato incurabile.
Oggi sceglierebbe un’altra specializzazione?
Mai. Rifarei la stessa scelta.
Quali cambiamenti ha adottato negli anni per migliorare il rapporto con i pazienti?
Immedesimarmi. Un recente incidente mi ha costretto a letto per due mesi e a subire quattro interventi. L’esperienza diretta con anestesie, risonanze, PIC, vene fragili e pannoloni mi ha dato una nuova profondità empatica.
Sfide e scommesse
Se fosse Ministro della Salute, quale sarebbe il suo primo provvedimento?
Garantire un accesso più rapido ai farmaci oncologici e redigere un nuovo Piano Oncologico Nazionale, fondato su innovazione e personalizzazione.
Accesso universale alle cure oncologiche e innovazione: un ossimoro?
Il nodo è nei costi. Bisognerebbe affrontare la questione fin dall’inizio, ovvero da dove nasce il prezzo: negli Stati Uniti.
Con quale politico passerebbe volentieri una serata e perché?
Con Gianfranco Fini. Era uno dei miei miti (insieme a Roberto Baggio). Mi piacerebbe confrontarmi con lui, anche per comprendere la sua parabola politica.
Reti oncologiche regionali: perché sono così complesse da attuare?
Sono complesse, sì, ma la rete oncologica campana dimostra che si può fare.
Come vede il processo di regionalizzazione del SSN?
Sono favorevole a una governance centrale. Non si può delegare alle Regioni un diritto così essenziale come quello alla salute.

Lettura, scrittura, aggiornamento
Trova il tempo per scrivere? Dove?
Una volta di più, oggi soprattutto di notte. Vado a letto alle 3: è l’unico momento in cui riesco a concentrarmi, con il cane accanto e un po’ di tranquillità.
Le capita di fare da referee?
Solo per riviste importanti. Lo vivo con serietà, come una sorta di relazione di fine anno. Negli ultimi tempi sono più spesso Associate Editor che reviewer.
La peer review funziona ancora?
Secondo me, sì.
Quali riviste scientifiche segue con maggiore interesse?
NEJM, Annals of Oncology, Lancet.
Tiene o ha tenuto un diario?
Da ragazzo, ma ho smesso presto: troppo impegnativo.
Che libro ha sul comodino?
Il Signore degli Anelli.
Su un’isola deserta: libro o iPad?
iPad.
Un libro da consigliare a un giovane oncologo?
L’ultimo libro di Franco Di Mare: aiuta a coltivare empatia.
Congressi: meglio online o in presenza?
In presenza.
Usa i social media per aggiornarsi o solo per informarsi?
Li uso per informarmi. Per aggiornarmi, dipende. Linkedin è comunque un ottimo strumento.
Ricordi, passioni e...
Il suo primo esame?
Fisica medica.
Paure nascoste?
Il buio e la solitudine.
Il più bel ricordo?
Il giorno del mio matrimonio.
Scrittori preferiti?
Oriana Fallaci.
Un rammarico?
Non aver potuto vedere mia madre prima della sua morte.
Il compleanno più bello?
Quello della festa a sorpresa organizzata da mia moglie. Non ricordo l’anno, ma il momento sì.
Una passione a cui non rinuncerebbe?
La moto. Anzi: l’Harley Davidson.
Cosa la appassiona davvero?
Il mio lavoro.
Mangia per dovere o per piacere? Pietanza preferita?
Per piacere! Ce ne sono tante, ma scelgo quella dei ricordi d’infanzia: il peperone imbottito (peparuolo ’mbuttunato).
Cosa ama di più e cosa meno dell’Italia?
Amo la sua storia e la sua bellezza. Amo meno la scarsa serietà della governance, che rispecchia in parte ciò che siamo.
Che musica ascolta? E dove?
Cantautori italiani mentre lavoro; rock (AC/DC, Queen) quando sono in moto.
Cantante o gruppo preferito?
Lucio Dalla e Sting.
Va al cinema?
Certo. Vedere un film al cinema è tutta un’altra cosa.
Film preferito?
La trilogia de Il Signore degli Anelli.
Mezzo di trasporto preferito?
Treno.
Sport praticato o seguito?
Calcio.
Colore preferito?
Giallo.
La vacanza più bella?
Con la famiglia, in giro per i parchi americani.
La città estera più nelle sue corde?
Londra.
Curiosità
Come si informa sull’attualità?
Negli ultimi anni, soprattutto tramite social e radio.
Guarda la televisione?
Poco. Qualche partita o serie TV con mia moglie.
Una serie TV da consigliare?
Criminal Minds.
Con chi parla più spesso al telefono?
Con i miei collaboratori dermatologi, Marco e Gigi.
Un eroe sportivo?
Roberto Baggio (uno dei miei miti).
Il momento migliore della giornata?
La notte.
La stagione preferita?
L’estate.



