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Ottava tappa: Semur-en-Auxois – Colombey-les-Deux-Églises, 184 km

A cura di Massimo Di Maio By 7 Luglio 2024No Comments
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Frazione teoricamente in pianura quella del 6 luglio, ma, come ha detto Davide Cassani nella telecronaca, è una “pianura francese”, non esattamente piatta, ma con molti saliscendi e alcuni “strappi” sparsi lungo il percorso, per un dislivello totale di oltre 2000 metri. Studiando il percorso della tappa, era legittimo chiedersi se avremmo visto un altro arrivo in volata (dopo quelli di mercoledì e giovedì scorsi) o se l’altimetria “nervosa” avrebbe favorito qualche tentativo di fuga, ovviamente di uomini fuori classifica.

L’arrivo della tappa era nella cittadina in cui morì nel 1970 Charles De Gaulle, il primo grande Presidente della nuova Francia. Dieci anni prima, nel 1960, la penultima tappa del Tour, prima dell’arrivo del giorno dopo a Parigi, passava proprio per Colombey Les Deux Eglises, dove De Gaulle aveva comprato una villa molti anni prima e amava soggiornare. Tutti i ciclisti si fermarono per salutare il presidente della Repubblica. In maglia gialla c’era l’italiano Gastone Nencini: De Gaulle gli strinse la mano, complimentandosi per la vittoria ormai certa del Tour.

Erano altri tempi, forse più romantici di oggi. Pensate che nella tappa del 5 luglio il povero Julien Bernard ha ricevuto una multa dall’organizzazione per aver “danneggiato l’immagine dello sport” perché, passando sulle strade di casa durante la cronometro e non avendo ambizioni di classifica, si è fermato per abbracciare la moglie e il figlio. Nel 1960 la giuria non si sognò nemmeno di multare Nencini e gli altri per essersi fermati a salutare De Gaulle, anzi si tratta di episodi che poi a distanza di decenni fanno la storia dello sport e del costume… Nello sport, come sul lavoro, naturalmente è importante il rispetto delle regole, ma l’empatia, gli affetti e i momenti di tenerezza, se non danneggiano i concorrenti in gara, o chi ci sta intorno al lavoro, non dovrebbero essere banditi!

Il sabato, oltre a stare davanti alla TV a guardare il Tour, tanti amatori approfittano del riposo a lavoro per uscire in bici. Anche io, quando non sono impegnato per lavoro (questo weekend c’era a Firenze il congresso di AIOM Giovani), salgo in sella. In verità mi capita di parlare di bici anche al lavoro, anche con i pazienti: l’attività fisica è fondamentale in ambito oncologico, non solo perché aiuta a prevenire i tumori, ma anche perché è utile per tante persone che hanno avuto diagnosi di tumore. Ci sono evidenze importanti che fare regolare attività fisica può ridurre il rischio di recidiva in chi è stato operato, per esempio di tumore della mammella o di tumore del colon, e l’attività fisica può essere anche importante per chi è in terapia attiva, perché, ad esempio, aiuta a contrastare la fatigue e a migliorare l’umore. Naturalmente, l’esercizio fisico (che sia in bici o di altro tipo) deve essere appropriato rispetto alle proprie condizioni cliniche e ai propri limiti. Insomma, come dico spesso, “exercise is medicine in oncology”.

Ma torniamo al Tour. A Colombey ha vinto, per la seconda volta in questo Tour, l’eritreo Girmay, che in volata ha regolato Philipsen, ancora una volta secondo, De Lie e Ackermann. Ci aveva provato Abrahamsen a partire da lontano, ha pedalato da solo per buona parte della tappa guadagnando anche 6 minuti sul gruppo, ma è stato inesorabilmente ripreso a pochi chilometri dalla fine. Nessuna modifica in classifica generale.

Purtroppo l’ultima ora di corsa non me la sono goduta, perché è arrivata in diretta la notizia della morte di un giovane ciclista norvegese venticinquenne, André Drege, per una caduta nella discesa del Grossglockner al giro dell’Austria.  Proprio pochi minuti prima, i telecronisti RAI avevano ricordato che domenica 7 luglio si corre la Granfondo Casartelli, in memoria del giovane campione olimpico di Barcellona 1992, che tre anni dopo morì proprio dopo una terribile caduta in discesa sulle strade del Tour, in diretta televisiva.. Pochi minuti dopo aver ricordato Fabio Casartelli, ecco la notizia di un’altra morte a far passare decisamente in secondo piano la cronaca della tappa del Tour.