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Nona tappa: Troyes – Troyes, 199 km

A cura di Massimo di Maio By 8 Luglio 2024No Comments
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La nona tappa è stata disegnata come una “classica”, sostanzialmente in pianura ma con strappi, salite non particolarmente lunghe ma frequenti e soprattutto con 32 km di strade sterrate, suddivisi in 14 settori. Una novità assoluta per il Tour de France, se si fa eccezione per qualche tratto finale di salite montane. Peraltro, si tratta di un richiamo alle due nostre classiche del genere, L’Eroica e le Strade bianche, entrambe nel Senese, e si tratta di una scelta già vista al Giro d’Italia. Nel 2005 il direttore della corsa, il sorrentino Carmine Castellano, volle inserire nel percorso del Giro il Colle delle Finestre, una lunga salita in val di Susa, che prevede un lungo tratto finale sterrato. Io l’ho percorsa nel 2022, ed è stata un’esperienza indimenticabile: in alcuni tratti ho fatto fatica a trovare la traiettoria che mi consentisse di rimanere in equilibrio. Del tutto diversi, intendiamoci, sia come panorama che come lunghezza e come pendenza, i tratti di sterrato inseriti nella tappa del Tour, molti dei quali in pianura. Qualcuno ha criticato la scelta, sottolineando che i rischi alti di forature e di problemi meccanici quando si pedala su strade non asfaltate rappresentano un prezzo troppo alto da pagare rispetto alla voglia di aumentare lo spettacolo. Altri hanno salutato con entusiasmo la decisione di includere lo sterrato nel percorso di una tappa del Tour. Sicuramente ne è venuta fuori una tappa divertente per il pubblico, anche quello televisivo: non a caso la tappa è stata messa in calendario di domenica.

La necessità di pedalare sulle strade sterrate, con bici che sono ovviamente progettate per ottimizzare la performance sull’asfalto, mi ricorda le situazioni in cui ci troviamo, nel nostro lavoro di oncologi, ad affrontare casi clinici più rari, situazioni nelle quali non ci sentiamo esperti e che ci costringono al di fuori dei confini della nostra “comfort zone”. Pedalare sull’asfalto, sebbene nasconda comunque insidie, è come discutere i casi che conosciamo meglio, ci sentiamo più “padroni” del mezzo, sappiamo affrontare ogni curva con la traiettoria migliore. I tratti di strade bianche ci fanno sentire più insicuri, la traiettoria va continuamente corretta cercando il fondo migliore, i solchi nella ghiaia rischiano di far perdere l’equilibrio. Dover decidere la gestione di un caso clinico raro, o comunque una situazione “non scolastica”, ci fa sentire inevitabilmente meno sicuri, percepiamo più concreta la minaccia dell’errore, rischiamo un percorso diagnostico e terapeutico meno fluido e più incerto.

Tornando alla tappa, lo spettacolo sullo sterrato non è mancato. Andatura nervosa dall’inizio alla fine, scatti e controscatti, alcune scelte coraggiose, altre un po’ confuse. Io avrei scommesso sul campione del mondo Van der Poel, che ha provato – ma senza successo – a rientrare su un gruppetto di fuggitivi. Ha vinto il francese Turgis, che ha regolato in volata i compagni di fuga.

Pogačar rimane in maglia gialla dopo le prime nove tappe. Come Vingegaard, lo sloveno ha già nella sua bacheca due vittorie al Tour. Pogačar ha vinto nel 2020 e nel 2021, Vingegaard le ultime due edizioni, nel 2022 e nel 2023. Il 21 luglio a Nizza conosceremo il vincitore di quest’anno, e se sarà uno di loro due si porterà a tre. Peraltro, nell’albo d’oro del Tour è scritto per ben cinque volte il nome dei francesi Bernard Hinault e Jacques Anquetil, del belga Eddy Merckx e dello spagnolo Miguel Indurain (che questa mattina pedalava disinvolto alla Maratona delle Dolomiti). Come è noto, sono scomparse dall’albo d’oro le sette vittorie consecutive dell’americano Lance Armstrong tra il 1999 e il 2005, per le spiacevoli vicende di doping. I collegamenti che ci piacciono tra ciclismo e medicina non sono certamente quelli.

Lo sterrato del Colle delle Finestre