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Il Giro d’Italia. Quattordicesima tappa – Orbassano

A cura di Massimo Di Maio By 19 Aprile 2022No Comments
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di Massimo Di Maio

Il podio del Giro d’Italia 2014 si colorò decisamente dei colori della Colombia, con la vittoria di Nairo Quintana e il secondo posto di Rigoberto Uran. Dopo le tappe iniziali percorse in Irlanda, la corsa rosa attraversò l’Italia da sud a nord, partendo da Giovinazzo, in Puglia, per finire a Trieste.

Qualche mese più tardi, nell’autunno del 2014, anche io percorsi l’Italia da sud a nord per iniziare una nuova tappa del mio itinerario professionale, lasciando l’Istituto Tumori di Napoli e trasferendomi all’Università di Torino. Un’opportunità che fino a qualche tempo prima non avevo nemmeno messo in preventivo, e una decisione che ovviamente fu tutt’altro che semplice, come tutti i cambiamenti sostanziali. Lasciare un posto dove non si lavora bene è facile, molto più difficile è lasciare un posto dove per anni avevo lavorato con grande soddisfazione. In più, il cambiamento significava allontanarsi da Napoli, la mia terra e i miei amici, per spostarmi a 1000 chilometri di distanza. Peraltro, l’opportunità della carriera universitaria a Torino mi imponeva di fare delle scelte. Come un ciclista che nel momento decisivo della gara vede partire una fuga che potrebbe non essere ripresa, ero consapevole che alcune occasioni avrebbero potuto non ripresentarsi, e che il momento di scattare era giunto, anche se non lo avevo pianificato prima.

Quando si trattò di salire a Torino, naturalmente caricai in macchina anche la bici da corsa (la BMC SLR01 Teammachine, comprata l’anno prima), per poter uscire sulle strade del Nord. In verità, non sapevo ancora quali percorsi fare e con chi, ma devo dire che la sorte mi venne subito in aiuto. Proprio durante la prima settimana di permanenza in zona, quando ancora cercavo una casa che fosse comoda per raggiungere la mia nuova sede lavorativa (l’ospedale San Luigi ad Orbassano), mi trovavo a Rivalta per vedere un appartamento (che poi non ho preso) e decisi di approfittare del tempo rimasto nel pomeriggio per tagliare i capelli. Gironzolando per le vie del centro storico del paese, entrai in un negozio di barbiere, e subito mi colpì una pietra miliare a grandezza naturale del Tourmalet che faceva bella mostra di sé nel locale, e tante foto di bici alle pareti. Il discorso andò a finire quindi sulla passione comune, e da lì a prendere appuntamento per unirmi al loro gruppo il sabato successivo fu un attimo.

Grazie a Massimiliano e agli amici di Rivalta, a partire da quel sabato di novembre 2014, ho conosciuto tanti bei percorsi nella val di Susa, nel Pinerolese, in val Pellice. Trasferendomi al Nord ho dovuto profondamente modificare gli orari delle uscite in bici, specialmente d’inverno: in penisola sorrentina ero abituato agli appuntamenti nella piazza della chiesa di Meta al mattino presto, mentre le temperature rigide in Piemonte impediscono, nei mesi più freddi, di vedersi prima delle 9, o anche dopo.

Far arrivare questa tappa del mio Giro ad Orbassano vuole essere un omaggio a Giorgio Scagliotti. Devo a lui l’opportunità della carriera universitaria a Torino. Qualche anno prima, all’ASCO di Chicago del 2009, avevo presentato nella sessione orale dedicata ai tumori gastrointestinali i risultati dello studio GIP-1. Un grande onore per me, che ancora dovevo compiere 34 anni, poter presentare in un contesto internazionale così prestigioso uno studio che, grazie alla collaborazione di tre gruppi cooperativi italiani, aveva visto la partecipazione di diverse centinaia di pazienti affetti da tumore del pancreas. Ricordo che quella sera, ormai rilassato dopo la tensione della presentazione al meeting, incontrai il professor Scagliotti in un ristorante di Chicago. Quel giorno avevo avuto i complimenti da parte di molti colleghi, ma ricordo che i suoi mi fecero particolarmente piacere. In verità non avevo grande confidenza con Giorgio, e il suo modo di fare mi incuteva un po’ di timore, come penso a molti. Poi, negli anni, avrei imparato ad apprezzare la sua capacità di guardare a lungo termine, decisamente al di là delle difficoltà quotidiane che spesso rappresentano l’orizzonte delle discussioni di molte altre persone. Questa sua capacità di “visione” è apprezzabile sia in ambito scientifico, sia in ambito organizzativo. L’altra cosa che mi ha colpito di lui, in questi anni di percorso comune, è lo spirito istituzionale, per cui l’Università di Torino viene prima di tutto.

Dal punto di vista sportivo, invece, condividiamo la passione per il bianconero, e la cosa ovviamente non è secondaria. Scherzando, dico sempre che il tifo per la Juve era in realtà un criterio di eleggibilità per poter partecipare al concorso a Torino. In realtà, è stato un valore aggiunto dal punto di vista personale, con la possibilità di andare spesso allo Stadium a vedere le partite della Juve… In questi anni, le soddisfazioni per me e per Giorgio non sono mancate, con tanti scudetti vinti. Ci sono state anche le delusioni, è vero, ma si sa che il tifo è fatto di sofferenza, come tutte le passioni.

Dal Giro, per oggi, è tutto. Alla prossima tappa!