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Il Giro d’Italia. Dodicesima tappa – Ponte di Legno e passo Gavia

A cura di Massimo Di Maio By 17 Gennaio 2022No Comments
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di Massimo Di Maio

Il Giro d’Italia 2012 fu vinto per soli 16 secondi di distacco dal canadese Ryder Hesjedal, che riuscì nell’impresa di aggiudicarsi la maglia rosa senza vincere nemmeno una tappa. Non è una cosa tanto frequente nei grandi giri, ma dimostra che le imprese di giornata sono quelle che rimangono di più nel cuore e nella memoria dei tifosi, ma non necessariamente bastano a vincere le corse a tappe. La classica “maglia verde” di miglior scalatore proprio quell’anno venne sostituita dalla maglia azzurra, e la portò a casa l’italiano Matteo Rabottini, difendendola anche nella terribile penultima tappa che, prima della cronometro finale di Milano, portò la carovana del Giro sul Mortirolo e sullo Stelvio, che con i suoi 2757 metri era la cima Coppi della corsa.

Pochi mesi dopo sarei andato per lavoro da quelle parti. Infatti, all’inizio di settembre 2012, ebbi l’opportunità di partecipare a un corso “intensivo” di statistica, specificamente dedicato ai disegni “adaptive” per gli studi clinici. L’argomento era affascinante: avrei potuto approfondire aspetti innovativi della metodologia degli studi, in particolare la possibilità di modificare alcuni aspetti della conduzione dello studio clinico sulla base dei dati via via prodotti, senza necessariamente tenere i risultati “in scatola chiusa” fino al completamento dello studio. Il corso, volutamente pensato per favorire una “full immersion” dei partecipanti, si sarebbe tenuto a Ponte di Legno, località montana delle Dolomiti molto nota a chi ama sciare. Io non ho mai sciato in vita mia ma l’occasione, sinceramente, era troppo ghiotta per non pensare a qualche scalata in bici. Sarei andato in aereo, quindi impossibile portare la mia (all’epoca avevo ancora la Bianchi 928), ma mi informai sulla possibilità di poter noleggiare qualcosa in loco, e quindi misi in valigia l’abbigliamento e il casco.

Con me, lì a Ponte di Legno in quella settimana di inizio settembre, c’era anche il professor Ciro Gallo, con il quale sin dal 2000 avevo collaborato tanto. Ciro, professore ordinario di Statistica Medica della Seconda Università di Napoli, era lo statistico con il quale collaboravamo per il disegno e l’analisi di tutti gli studi coordinati all’Unità Sperimentazioni Cliniche del Pascale, e quindi negli anni avevo avuto tante occasioni per confrontarmi con lui, e da lui ho imparato tanto. Spesso i clinici pensano allo statistico come una figura completamente “avulsa” dalle considerazioni cliniche, esperto solo di numeri, di formule e di test di significatività. Ciro per me è stato esattamente l’opposto: sempre attento alle considerazioni cliniche e agli aspetti “umanistici” della nostra professione, al ragionamento che deve stare dietro la scelta del disegno dello studio, dell’endpoint più adatto a rispondere al quesito, dell’ipotesi che porta al calcolo del numero dei pazienti. L’ultimo giorno della mia permanenza, mentre i miei compagni di corso spendevano il pomeriggio libero in montagna, scalai il Gavia. Avevo noleggiato una mountain bike, tra l’altro con ruote da 29 pollici, ed ero decisamente poco abituato a quel tipo di bici e di pedalata. Fu una salita decisamente indimenticabile. Mentre salivo su per i tornanti, guardavo il panorama mozzafiato e lo strapiombo a lato della strada strettissima, e già pensavo a quando avrei dovuto ripercorrerla in discesa, augurandomi che i freni della bici funzionassero adeguatamente. A qualche chilometro dalla vetta, un’interminabile galleria, completamente buia, senza illuminazione se non dei debolissimi led a segnare la carreggiata dal lato della discesa. Non si vedeva nemmeno l’uscita, in quanto preceduta da una curva, e quindi mi sembrava di pedalare nel buio completo. All’uscita, un paesaggio “lunare” ad accompagnare gli ultimi chilometri fino alla vetta, prima della discesa, indimenticabile come la salita.

Far arrivare questa tappa del mio Giro a Ponte di Legno vuole essere un omaggio a Ciro Gallo e all’importanza della statistica e della metodologia per la mia formazione. La mia passione per gli aspetti metodologici degli studi, per l’analisi critica della letteratura si è sicuramente nutrita dei tanti momenti di confronto che, negli anni della mia specializzazione e del mio successivo lavoro a Napoli, ho avuto la fortuna di avere con Franco Perrone, con lui e con tutti gli altri collaboratori.

Dal Giro, per oggi, è tutto. Alla prossima tappa!