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Il Giro d’Italia. Decima tappa – Reggio Emilia

A cura di Massimo Di Maio By 4 Novembre 2021Dicembre 13th, 2021No Comments
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di Massimo Di Maio

Nel 2010, il Giro d’Italia partì con tre tappe in Olanda, incluso il cronoprologo, e si concluse a Verona con un’altra tappa a cronometro. Si aggiudicò la maglia rosa Ivan Basso, al secondo successo dopo quello del 2006. All’epoca, ero coordinatore del Working Group AIOM giovani. Eletto l’anno prima, si trattava della mia prima esperienza come coordinatore (sarei stato poi nominato una seconda volta nel 2011), e in quella veste interagivo strettamente con il consiglio direttivo nazionale. Tra i membri del direttivo, in quel mandato, c’era anche Carmine Pinto, napoletano di nascita ma formatosi professionalmente a Bologna.

Pur avendo lasciato Napoli tempo addietro, per studio e poi per lavoro, Carmine conserva una grande passione calcistica per il Napoli, e non perde occasione per rimproverarmi la fede juventina. In tutti questi anni, non so se ho temuto di più i suoi puntualissimi messaggi con le prese in giro in occasione delle sconfitte della Juve (per fortuna poche) o quelli con le polemiche e gli stereotipi sugli errori arbitrali in occasione delle vittorie (…molte di più, con buona pace di Carmine). Insomma, avrete capito che le discussioni sportive tra me e Carmine mediamente non vertono sul ciclismo, ma sul calcio, e – ahimè – difficilmente ci trovano d’accordo. Molto più d’accordo ci siamo trovati, in questi anni, sull’impegno per AIOM e per la ricerca clinica. Nel 2014 Carmine sarebbe entrato in carica come presidente AIOM e, durante quel mandato, per l’esattezza nel 2015, si sarebbe trasferito a Reggio Emilia, a dirigere l’Oncologia dell’IRCSS Santa Maria Nuova, dove lavora oggi.

Proprio nel 2015 venne fondata la FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), di cui Carmine è presidente. La FICOG raggruppa i più importanti gruppi cooperativi oncologici italiani, con l’obiettivo di sviluppare ed implementare la ricerca clinica in Italia ed a livello internazionale. In questi decenni, i gruppi cooperativi oncologici, nati per aggregare i ricercatori e i centri di ricerca, hanno fatto la storia della ricerca clinica oncologica italiana, con importanti risultati che hanno portato a pubblicazioni prestigiose e a grande visibilità internazionale. Per affrontare al meglio le sfide presenti e future della ricerca, FICOG si propone di supportarla, con gli obiettivi di organizzare, coordinare e partecipare a studi clinici multicentrici; promuovere il collegamento tra enti e gruppi cooperativi o di ricerca che operano nel settore oncologico, sia in Italia che all’estero; promuovere il collegamento e la cooperazione tra specialisti appartenenti a discipline diverse.

La ricerca clinica indipendente si è fatta sempre più difficile, e se dovessi ricorrere a una metafora ciclistica, la paragonerei sicuramente alle salite di una lunga tappa alpina. Chiunque vada in bici sa che la salita non si improvvisa; richiede predisposizione ma soprattutto preparazione ed allenamento. Anche la ricerca clinica, specialmente quella moderna, non si può improvvisare e non può essere condotta in maniera “artigianale” come avveniva qualche decennio fa. Occorrono infrastrutture e personale dedicato, occorrono risorse. Senza le giuste energie, la salita non si può affrontare e si rischia il crollo. Lo sanno bene i ciclisti. Anche i più famosi e i più forti hanno avuto delle giornate storte e dei crolli in salita, complici il meteo avverso, la stanchezza accumulata nelle tappe precedenti, l’alimentazione sbagliata o semplicemente la gamba che non girava. Anche gli studi clinici, per essere condotti, richiedono che tutto funzioni al meglio, per arrivare in cima, per tagliare il traguardo. Sarà una deformazione legata alla mia passione, ma i grafici dell’andamento dell’arruolamento dei pazienti mi hanno sempre ricordato l’altimetria di una scalata in bicicletta. Per una salita si consumano tante energie, e per condurre in porto uno studio clinico occorrono molte risorse. Spesso non è facile trovare le risorse necessarie a realizzare una sperimentazione, e sicuramente questo rappresenta una delle sfide più importanti, oggi e in futuro. E poi, come in bicicletta, anche nelle sperimentazioni cliniche conta il gioco di squadra, inteso sia come collaborazione tra centri, sia come collaborazione tra le diverse figure professionali che affiancano i ricercatori nella conduzione dello studio. Solo chi non va in bici pensa che il termine “gregario” sia dispregiativo, o riduttivo: i gregari sono fondamentali per le grandi vittorie, basta chiederlo ai campioni che si sono trovati a dover affrontare una salita intera senza squadra intorno. In questi anni, sia quando era in AIOM sia in FICOG, Carmine si è impegnato per vedere riconosciuta la figura professionale dei coordinatori di ricerca: figure fondamentali ma tuttora limitate, nella grande maggioranza dei centri, a posizioni lavorative precarie e a rischio di demotivazione.

Far arrivare questa tappa del mio Giro a Reggio Emilia vuole essere un omaggio a Carmine Pinto e al suo impegno prima in AIOM e poi in FICOG, nonché un omaggio (non è il primo in questo Giro) alla ricerca clinica indipendente e a tutte le figure che ad essa contribuiscono.

Dal Giro, per oggi, è tutto. Alla prossima tappa!