Domenica Lorusso

A cura di Luciano De Fiore By 1 Luglio 2025Luglio 4th, 2025No Comments
Rubriche

Lavoro e formazione professionale

Professore Ordinario Humanitas University, Rozzano
Direttore UO Ginecologia Oncologica – Humanitas San Pio X, Milano

Perché ha scelto di fare l’oncologa?
Perché ho assistito alla morte di mio nonno per un tumore mai diagnosticato e soprattutto ho visto come il suo medico si era rapportato con mia madre che tutti i giorni lo aspettava al letto di mio nonno per ricevere una parola di speranza che non è mai arrivata. E lì ho deciso che volevo fare l’oncologo, ma farlo in un modo diverso.

Nella formazione di un medico, contano i “Maestri”?
Tantissimo e io sono stata molto fortunata ad avere dei giganti sulla mia strada che mi hanno indicato il percorso, ma mi sono anche mossa per trovarli. Non sempre i giganti vivono nella porta accanto.

Nella sua formazione, ha avuto uno o più Maestri?
Diversi: non posso non citare Giovanni Scambia e Sandro Pignata, ma ce ne sono stati altri cui ho rubato il rispetto per le pazienti, come Giovanna Salerno, e l’amore per la ricerca, come Gabriella Ferrandina.

Ha passato periodi di studio all’estero?
Sì, sono stata negli Stati Uniti tre mesi e in Svizzera sei. Dovessi dare un consiglio oggi ai ragazzi suggerirei di far esperienza in centri dove si parla l’inglese, un enorme valore aggiunto dell’esperienza all’estero.

Qual è la sua maggiore soddisfazione nella vita professionale?
Vedere crescere i miei giovani e sentirmi dire dalle pazienti che si sentono accolte come fossero di famiglia.

È contenta di fare l’oncologa, oppure oggi sceglierebbe un’altra specializzazione?
Non cambierei il mio lavoro per niente al mondo, e non l’ho fatto quando me ne è stata offerta l’opportunità, particolarmente in un momento come questo in cui la ricerca è così attiva.

Quali cambiamenti ha adottato negli anni per migliorare il rapporto con i pazienti?
Rispondo alle e-mail, a tutte le ore del giorno e della notte. È importante per chi è dall’altro lato ricevere anche un piccolo segnale che qualcuno ha letto il suo messaggio.

Sfide e scommesse

Se fosse Ministro della Salute, quale sarebbe il suo primo provvedimento?
Lavorerei seriamente sulla centralizzazione delle pazienti nei centri di riferimento regionali o per area vasta. Questo migliorerebbe la qualità dei trattamenti e ridurrebbe gli sprechi.

Accesso universale alle cure oncologiche e innovazione: un ossimoro?
Una speranza, ma dobbiamo razionalizzare le risorse chiedendo a chi può permetterselo di contribuire ai costi, perché il sistema da solo non regge.

Con quale politico passerebbe volentieri una serata e perché?
Pier Luigi Bersani, lo trovo un uomo intelligente e ironico, al di là del suo pensiero politico.

Reti oncologiche regionali: perché sono così complesse da attuare?
Perché purtroppo paghiamo i personalismi dei medici e delle direzioni generali.

Come vede il processo di regionalizzazione del SSN?
Pericoloso, se non si garantiscono dei livelli omogenei a tutte le Regioni e a tutte le pazienti.

Nel rapporto con la persona malata quanto conta il suo essere donna?
Molto, mi sento inevitabilmente nei panni delle mie pazienti e mi chiedo cosa farei io al loro posto e come vivrei la malattia, dove è importante spingersi e dove è necessario fermarsi e sarei in grado di farlo.

Lettura, scrittura, aggiornamento

Trova il tempo per scrivere? Dove?
Il weekend è decisamente per me il momento migliore per lavorare quando non sono in ospedale e sono concentrata e senza interruzioni. Ma non sempre è giusto o accettabile sottrarre tempo alla famiglia e a chi ci vuol bene.

Le capita di fare da referee e, nel caso, come vive l’incombenza?
Dipende molto dal lavoro che devo revisionare e dalla rivista. Ma quando accetto è un lavoro che faccio seriamente, sia perché conosco la fatica di sottomettere un lavoro, sia perché riconosco l’importanza di divulgare una informazione che sia il più possibile scientificamente corretta.

La peer review funziona ancora come filtro di qualità della ricerca?
Abbastanza, ma non sempre.

Quali riviste scientifiche segue con particolare interesse?
“The Lancet” e “Annals of Oncology”.

Ha mai tenuto un diario?
Sì, e ancora lo tengo nei momenti complicati della vita. Scrivere aiuta a riordinare i pensieri.

Possiamo chiederle quale libro ha sul comodino?
Pioggia per i bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni.

Su un’isola deserta porterebbe un libro o l’iPad?
Un libro, anzi: un milione di libri.

Quale libro suggerirebbe a un giovane medico in formazione?
Virdimura, di Simona Lo Iacono, la storia del primo medico donna in Italia, un libro che serve anche agli uomini.

Congressi: preferisce online o di persona? ASCO o ESMO?
ESMO e di persona, senza dubbio.

Utilizza i social media come strumento di aggiornamento, o solo per informazione?
Entrambi, ma decisamente non sono social addicted.

Ricordi, passioni e...

Qual è stato il suo primo “esame”?
Quello in seconda elementare. Avevo studiato da privatista con la mia mamma (che era insegnante) durante l’ultimo anno di asilo e poi ho fatto gli esami per andare direttamente in seconda. Decisamente gli esami sono cominciati presto nella mia vita.

Ha delle paure nascoste che può confidarci?
Il terrore di non riuscire a fare del mio ospedale un centro di riferimento per la cura dei tumori ginecologici dove le pazienti possano trovare ricerca, assistenza e accoglienza ai massimi livelli e di deludere le persone che hanno creduto in questo progetto.

Il più bel ricordo?
Mio padre che mi abbraccia tornando dalla dialisi.

Ha degli scrittori preferiti?
Maurizio De Giovanni e Paulo Coelho.

Il suo più grande rammarico?
Non avere avuto più tempo per la mia famiglia e per le persone che oggi non ci sono più.

Il compleanno più bello?
All’ESGO 2024.

C’è una passione o un’abitudine a cui non rinuncerebbe?
Leggere.

Cosa la appassiona per davvero?
Le chiese, come sono fatte ma anche la pace che vi si respira dentro.

Mangia perché deve o anche per goderne? Ha una pietanza preferita?
Mangio perché devo, ma anche perché mi piace. Non resisto ai dolci, nutella in testa.

Che cosa ama di più dell’Italia? E cosa meno?
Il clima e l’architettura. Meno, le persone che pensano di poter vivere aggirando le regole del vivere civile.

Quale musica ascolta e dove?
Musica italiana, prevalentemente pop. Con le cuffie dovunque posso, ma in treno mentre sto andando a un congresso è un must.

Ha un cantante preferito, o una cantante o un gruppo?
Mi piace Marco Mengoni, il timbro della sua voce è cullante.

Va al cinema?
No.

Ha un film prediletto?
Diamanti, di Ferzan Özpetek.

Treno, auto o aereo?
Aereo: anche per andare dal bagno alla cucina di casa andrei in aereo.

Che sport preferisce fare e/o guardare?
Non faccio sport purtroppo, ma cammino appena posso. Mi piace guardare la ginnastica artistica.

Il suo colore preferito.
Il bianco.

La vacanza più bella?
Con le persone che amo, dovunque sia.

La città all’estero più nelle sue corde?
Londra.

Curiosità

Come s’informa sull’attualità?
Da internet e quando arrivo in tempo dal telegiornale la sera.

Guarda la televisione? Se sì, quali programmi?
Poco, prevalentemente film. Mi piacciono le commedie romantiche a lieto fine.

Saprebbe consigliare una serie TV, e se sì quale?
Adoro Bones, una serie scientifico-investigativa.

Con chi si sente più spesso al telefono?
Con la mamma.

Ha un eroe sportivo?
Sinner, ne amo la resilienza e la serietà nel lavoro.

Ha una stagione preferita?
L’autunno.

Il momento migliore della giornata?
La sera.