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Decima tappa: Orléans – Saint-Amand-Montrond, 187 km

A cura di Massimo Di Maio By 10 Luglio 2024No Comments
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Dopo il primo giorno di riposo, con alle spalle le prime nove tappe, la carovana del Tour ha solcato nuovamente la bella e ordinata pianura francese, per una tappa adatta ai velocisti.

Tappe del genere sottolineano l’importanza del “treno” che, negli ultimi chilometri, tira gli sprinter a velocità folli (anche sopra i 60 all’ora). Quest’anno abbiamo già visto vari arrivi in volata, tra cui la storica vittoria numero 35 di Mark Cavendish e le due vittorie dell’orgoglio d’Africa, anzi di Eritrea Biniam Girmay. Commoventi le scene di festa della gente per le strade di Asmara, alla notizia della seconda vittoria del loro connazionale, primo africano a trionfare sul traguardo di una tappa del Tour. Quelle vittorie gli hanno consentito di indossare la maglia verde, che ha difeso anche oggi, e a questo punto lotterà per difenderla fino a Nizza. La graduatoria per la maglia verde è determinata dai punti ottenuti da ciascun corridore grazie ai piazzamenti sul traguardo finale ed in quelli intermedi: in pratica non contano i distacchi in termini di tempo, ma l’ordine di arrivo. Luciano De Fiore, al quale sono grato per l’idea di questo racconto del Tour, mi ha spiegato che il colore verde fu scelto per distinguerla dalla maglia gialla e, sembrerebbe, perché il primo sponsor fu un marchio di tosaerba.

Vedere un africano al Tour è una cosa inusuale, ma lo sport, come la scienza, non deve avere confini. Ci sono paesi che hanno una tradizione sportiva secolare, altri che si sono affacciati sulla scena sportiva solo di recente. Per i bambini africani, vedere in tv che quel campione che arriva a braccia alzate sul traguardo è uno di loro deve essere una gioia incredibile. Anche se solo per un attimo, le enormi distanze che separano tante realtà disagiate dal nostro benessere sembrano un po’ più piccole. Dovremmo sperare che le distanze si riducano anche in oncologia. Ancora oggi, è tanta la distanza tra le realtà “fortunate”, quelle dove ai pazienti è garantito l’accesso ai trattamenti più innovativi, alle cure più costose, e le tante realtà dove a volte non sono garantiti neanche i trattamenti più “vecchi”, quelli che noi diamo per scontati. La maggior parte dei pazienti che muore di cancro vive in paesi a reddito basso. Confidiamo nel progresso, nello sport come nel diritto alla salute. Perché un ciclista di talento possa allenarsi e trionfare al Tour in qualunque parte del mondo nasca. Perché un paziente oncologico possa ricevere gli stessi trattamenti efficaci, in qualunque parte del mondo debba essere curato.

Tornando alla cronaca di questa decima tappa, tutto è andato secondo copione. Tranne qualche timido tentativo di fuga rapidamente riassorbito dal gruppo, volata doveva essere e volata è stata. Ultimo chilometro molto tecnico, con tre curve a complicare le traiettorie dei “treni”, prima del rettilineo finale. Girmay ha fatto la volata, ma non è riuscito a centrare la terza vittoria (l’abbiamo comunque voluto omaggiare con la foto di uno dei suoi sprint vincenti). Ha vinto il belga Philipsen, sfruttando il prezioso aiuto del campione del mondo Mathieu van der Poel, suo compagno di squadra, che gli ha lanciato la volata. Il belga, finalmente vittorioso dopo varie delusioni negli sprint dei giorni precedenti, qualche giorno fa aveva detto “nel 2023 tutto perfetto, quest’anno va tutto storto…”. Stavolta però ce l’ha fatta, e tiene viva la lotta per la maglia verde.  Tutto immutato, invece, per la classifica generale.

L’undicesima tappa sarà tutt’altra storia, con sei gran premi della montagna che riporteranno il Tour sul mio “terreno” preferito, la salita.