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Alberto Zaniboni

A cura di Luciano De Fiore By 14 Febbraio 2022Aprile 6th, 2023No Comments
Rubriche

Lavoro e formazione professionale

Direttore Dipartimento di Oncologia
Responsabile UO di Oncologia Medica
Fondazione Poliambulanza, Brescia

Nella formazione di un medico, contano i “Maestri”?
Contano al pari della curiosità personale e della volontà di studiare, chiedere, approfondire costantemente. Contano spesso più per l’esempio del proprio quotidiano, a volte anche silenzioso, e della trasmissione dei valori più alti della propria professione.

Nella sua formazione, può dire di avere avuto un Maestro o una Maestra?
Certamente. In primis Giovanni Marini, agli Spedali Civili di Brescia, ancora da studente frequentatore prima di laurearmi. Mi trasmise la curiosità di esplorare ai bordi del conosciuto. Fu tra i primi al mondo a capire che la modulazione del 5-FU con l’acido folico non era esclusiva peculiarità del trattamento del colon-retto ma era “semplicemente” una forma di potenziamento dell’attività del farmaco, sfruttabile in altri campi (per esempio, nel tumore della mammella). Mi diede fiducia e mi permise grande libertà di movimento nei primi anni della mia formazione. Poi Alessandro Liberati e la sua vivacissima nidiata al “Mario Negri“ (Marsoni, Apolone, Torri, Fossati, Mosconi ed altri) che mi diedero i primi rudimenti del “metodo” e non snobbarono un’idea che timidamente portai alla loro attenzione (“Non sarà che sei cicli di 5-FU ed acido folico possano migliorare la prognosi del tumore del colon resecato rispetto alla sola chirurgia?”) Ci pensarono in verità poco e poi da lì partì la grande storia italiana ed internazionale dell’adiuvante nel colon.
La curiosità contagiosa me la trasmise anche Eligio Grigoletto, generatore di un’altra formidabile “nidiata” al CRO di Aviano che conobbi e frequentai per diversi anni. Molto importanti per me sono stati anche gli scambi di idee avuti ripetutamente con David Machover sulla modulazione del FU.

Ha passato periodi di studi all’estero dopo la laurea? Se sì, dove e per quanto tempo?
Un anno negli USA, equamente diviso tra Stanford University (Frank Torti, GU ed il gruppo di Head & Neck oncology) e il Memorial Sloan Kettering Cancer Center a New York (Nancy Kemeney GI, Dick Gralla e Mark Kris per l’oncologia toracica, dove vidi per non dimenticare mai più cosa voleva dire somministrare il CDDP a 120 mg/m2 avendo come supporto antiemetico una ventina di fiale di metoclopramide per paziente con annessa scarsa efficacia ed effetti extrapiramidali devastanti, specie nei pazienti più giovani). In seguito, brevi ma ripetuti stage a Bellinzona e Lugano seguendo e molto apprezzando Franco Cavalli , Aron Goldhirsch e Cristiana Sessa (tumore della mammella, fase I). Penso infine che l’esperienza clinica acquisita contemporaneamente come ematologo a Brescia sia stata fondamentale per avere un approccio successivo negli anni dedicati esclusivamente al trattamento trasversale  dei tumori solidi molto più completo e ragionato.

Le principali ragioni per cui ha scelto la sua professione…
L’esempio. Un padre ottimo internista e medico di famiglia “old style” e, come spesso accade nella vita, aver seguito per dieci anni fin da quando ero al secondo anno di medicina il padre della mia ragazza di allora, affetto e poi deceduto per leucemia linfatica cronica… Divenni l’incubo degli ematologi del tempo (Storti, Polli ed altri) che subissavo di domande sulle allora scarse risorse terapeutiche disponibili.

Qual è la maggiore soddisfazione da lei avuta nella vita professionale?
L’ideazione, come prima ricordavo, del trial del Gruppo Italiano Valutazione Interventi in Oncologia (GIVIO), e del SITAC (Studio Italiano Terapia Adiuvante Colon), GIVIO-SITAC 01. Quando ho visto al Negri separarsi le curve dei pazienti trattati e dei controlli l’emozione è stata veramente intensa.

E la più grande delusione…
Onestamente non ne ho avute. Non certo di grandi. Sono sereno con ciò che sono.

Qual è la parte del lavoro di medico più gratificante?
Il patto di cura che si stringe con il paziente ed i famigliari. Dopo che hai dedicato un lungo colloquio esplicativo ed empatico con lunghe fasi di ascolto a un paziente e/o ai suoi famigliari poter rispondere alla domanda “Cosa le devo dottore?”, “Niente, abbiamo fatto una chiacchierata”, è impagabile.

E la più noiosa?
Personalmente non credo nella figura del manager apicale, anche se so di essere in minoranza. Preferirei disporre del mio tempo per continuare a visitare e a studiare, relazionandomi con i miei collaboratori esclusivamente per problematiche cliniche. Ma è un mondo che non esiste più. Ogni cosa (burocrazia, riunioni di budget eccetera) che erode questo mondo residuale non solo mi annoia, ma mi deprime anche.

Sfide e scommesse

Quale sarebbe la prima cosa che cercherebbe di fare se fosse Ministro della salute?
Ogni sforzo per semplificare le procedure amministrative, ad ogni livello. Rifondare la medicina del territorio. Rivedere le politiche di retribuzione di medici ed infermieri.

Cambiamo ambito: se fosse Ministero dell’università e della ricerca?
Immediata abolizione del numero chiuso a Medicina. Selezione al primo-secondo anno. Maggiore trasparenza nei concorsi.

E se fosse Consigliere scientifico del Governo?
Credo che molti degli attuali stiano facendo un buon lavoro. Proverei a snellire al massimo le procedure AIFA per colmare il gap di quasi due anni che ci separa dal resto dell’Europa per approvazione/rimborso dei nuovi farmaci.

Quale politico inviterebbe volentieri a cena?
Longius procedamus…

Lettura, scrittura, aggiornamento

Come trova il tempo di scrivere e dove?
Oggi scrivono i giovani del mio gruppo, giustamente appassionati. Quando scrivevo, inevitabilmente nei fine settimana – ma talora anche in ospedale nei giorni feriali – terminata l’attività clinica.

Il refuso più “pericoloso” che le è sfuggito di mano…
In un booklet che avevo curato riportante schedule di chemioterapia, sfuggì (a me in primis) un dosaggio errato di un antiblastico che avrebbe potuto essere più letale di un mamba nero… Ce ne accorgemmo in extremis, ma fu comunque spiacevole.

Qual è il commento più memorabile che ha ricevuto da un referee?
Un commento negativo ed aspro: lavoro rifiutato per eccesso di plagiarismo. Si trattava di un modesto lavoro di fase II con dati ovviamente originali. Il “plagio” si riferiva a circonlocuzioni abituali nella discussion e nell’introduzione e di parafrasi che nulla toglievano all’originalità del lavoro. Fu usato un software di prima generazione, evidentemente. La rabbia fu parecchia.

Ma la peer review… funziona come filtro di qualità della ricerca?
Meno di un tempo, credo. Le commistioni tra referees “amici” o addirittura “suggeriti” dagli autori stessi… I conflitti di interessi crescenti per numero e tipologia.

Quale rivista scientifica segue con particolare interesse?
Sono un bulimico. Leggo di tutto, non prescindendo da JCO, Annals Of Oncology, Lancet Oncology, NEJM.

Ritiene che l’impact factor sia ancora un indicatore di cui fidarsi?
Meno di una volta, per quanto già detto.

Ha mai scritto una poesia? O ha mai sognato di scrivere una poesia?
Sì. O meglio, annotazioni in prosa, direi. Ma non so dove siano andate a finire.

E un diario?
No.

Quale libro ha sul comodino?
La Bibbia, in tre pesantissimi e scomodissimi volumi (per chi legge a letto) edita da Einaudi e commentata da Enzo Bianchi. La leggo con spirito laico/agnostico. Credo si debba fare almeno una volta nella vita. Poi Ovidio e una versione in prosa dell’Iliade. Leggo anche autori moderni (l’ultimo di Houellebecq, ad esempio, Annientare), ma mi accorgo che nessun tema (amore, vita, morte, malattia…) non è già stato trattato dai classici.

Qual è l’ultimo libro che ha regalato?
Il ventre di Parigi di Zola ad un collega che starà un anno a Parigi, per lavoro.

Il libro che vorrebbe portare su un’isola deserta?
Memorie di Adriano. È già tanto che non giri con una copia costantemente in borsa o in tasca ovunque io vada.

Quale libro suggerirebbe ad un giovane oncologo in formazione?
L’imperatore del male di Siddhartha Mukherjee. Bisogna conoscere a grandi linee la nostra storia come oncologi.

I suoi scrittori preferiti?
Come detto, i classici (che ho studiato pedestremente al liceo), e poi Massimo Recalcati, Carlo Rovelli e molti altri.

Parliamo di congressi: ASCO o ESMO?
Penso di essere uno dei più giovani membri ASCO italiani (dal 1988, a 29 anni): da allora ne ho seguiti 24 in presenza poi ho un po’ mollato. Sono stato meno assiduo all’ESMO anche se è indubbio che il gap scientifico si sia molto ridotto.

Ha ancora senso un congresso specialistico nazionale?
Direi assolutamente sì.

Congressi: meglio online o di persona?
Un giusto mix personalizzato.

Usa i social media come strumento di aggiornamento?
No.

Ricordi, passioni e...

Qual è stato il suo primo “esame”?
Biologia, un 23/30 risicato…

Ha delle paure nascoste che può confidarci?
La salute dei famigliari.

Il più bel ricordo?
La laurea, con mio padre che piangeva. La nascita della mia primogenita. Con mio padre ed io che piangevamo.

Qual è il suo più grande rammarico?
Non ne ho. Momenti di seria difficoltà sì, famigliari e personali, anche molto recenti, ma sono in pace con me stesso. Mi ha semmai stupito e commosso la vicinanza di una collega che conosco da una vita ma che lavora in altra regione che vedendomi via web piuttosto “provato” mi ha fatto sapere che se avessi avuto bisogno di un aiuto avrei potuto chiedere a lei. È stata una sensazione molto bella, donata da una sensibilità non scontata.

Una lettera che non ha mai spedito?
Quelle che ho scritto le ho sempre spedite.

Le parole che non ha mai detto?
Qualche “Grazie” in più mi sarebbe forse dovuto scappare… Anche se sono sempre stato grato a chi ho avuto vicino.

Il compleanno più bello?
Il prossimo.

C’è qualcosa a cui non rinuncerebbe?
La cacio e pepe vale?

E qualcosa a cui vorrebbe rinunciare?
Il bis della cacio e pepe vale?

Una cosa che la appassiona?
Un giovane collega che non nasconde il proprio entusiasmo per la professione, nonostante tutto.

In cucina preferisce stare al tavolo o ai fornelli?
A tavola. Ma se lo chef è in difficoltà, non disdegno…

Si mangia per sopravvivere o per godere?
Per godere. In parte anche per godere, ovviamente.

Veg o carne?
Onnivoro convinto, respiriano pentito.

Che cosa ama di più del suo Paese? E cosa meno?
Mi piace tutto e accetto buona parte del “meno” come quasi ineluttabile, come alcuni effetti collaterali delle nostre terapie.

Quale musica ascolta e dove?
Anni 1980-2000.In macchina generalmente. Ascolto un po’ di tutto, con il rammarico di non essermi fatto una cultura di musica classica che mio padre aveva.

Il suo film preferito?
A parte Blade Runner uncut ed Il cacciatore? Direi Tre manifesti a Ebbing , Missouri.

Treno, auto o aereo?
Treno, un non-luogo ideale per pensare, leggere, lavorare.

Lo sport preferito?
Quando li praticavo, nuoto, tennis, volley. Ora che li guardo solamente, calcio e basket.

Mare o montagna?
Mare con alle spalle la montagna per gite nell’interno.

La vacanza più bella?
Tutte quelle passate con la famiglia ed i figli piccoli.

La città italiana che più ama?
Brescia.

La città europea più bella?
Roma.

Curiosità

Qual è la prima “pagina” che guarda sul giornale?
Editoriali.

Carta stampa o giornali online?
Rigorosamente carta. Sono un “deforestatore” nato. Ma riciclo correttamente.

La televisione serve a guardare…
Il Festival di Sanremo (cfr. mia moglie).

Chi le telefona più spesso?
Moglie e figli (sempre meno però).

Il momento migliore della giornata: l’alba o il tramonto?
L’alba del giorno successivo.

E il miglior giorno della settimana?
Il venerdì pomeriggio.