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Vemurafenib nel trattamento del melanoma metastatico avanzato

By 4 Giugno 2013Maggio 12th, 2021No Comments
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In pazienti affetti da melanoma metastatico (mM) con mutazione BRAFV600, il vemurafenib (VEM), un inibitore della BRAF chinasi, ha evidenziato un elevato tasso di risposta e migliorato la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione.  

A Chicago sono stati presentati i risultati provvisori di sottogruppi predefiniti di un ampio studio multicentrico open-label (NCT01307397).

Ai pazienti affetti da melanoma metastatico con mutazione BRAFV600, confermata da esame istologico, venivano somministrati  960mg di vemurafenib due volte al giorno come trattamento di prima linea o a seguito di altre terapie (ad esempio, 236 pazienti – circa un decimo del totale – erano stati precedentemente trattati con ipilimumab). Valutazioni su sicurezza ed efficacia sono state effettuate ogni 28 giorni.

Al 29 febbraio 2012 risultavano trattati con vemurafenib 2.265 pazienti con età mediana di 54,0 anni (13-95) e tempo mediano dalla diagnosi di mM di 6,2 mesi (0-351,9). Il 59% era stato precedentemente trattato con terapia sistemica. Il tempo mediano di somministrazione del VEM, alla data di sospensione, era di 3 mesi (0,03-11,24) per l’intera popolazione e per la maggior parte dei sottogruppi, e di circa 2,5 mesi per pazienti con punteggio ECOG≥2 ed età ≥ a 75 anni. A 1.537 pazienti (68%) veniva ancora somministrato VEM alla data di cut-off. Il restante 32% dei pazienti (728) aveva interrotto la terapia, principalmente a causa della progressione della malattia (538, pari al 74%).

Nell’87% dei pazienti venivano riscontrati effetti collaterali (AEs), con maggiore frequenza artralgia (32%) e rash (26%).

Nonostante la breve durata del follow-up abbia posto forti limiti alle analisi di efficacia, il tasso di sopravvivenza globale a sei mesi risultava del 76% (95% CI 72-79%) e la sopravvivenza libera da progressione di  4,1 mesi (95% CI 3,9-4,5 mesi). Valutazioni della neoplasia erano disponibili nel 63% e 30% dei pazienti, rispettivamente all’ottava e sedicesima settimana dall’inizio della terapia.

Ottava settimana: CR 2%, PR 57% SD 30%, PD 6%

Sedicesima settimana: CR 3%, PR 46%, SD 31%, PD 15%

Il profilo di sicurezzaglobale del vemurafenib che emerge da questo studio è perfettamente compatibile con i precedenti dati clinici; tuttavia le analisi provvisorie dei sottogruppi suggeriscono che in pazienti molto anziani si possa riscontrare un rischio più elevato di effetti collaterali di grado 3.