Ricerca in Oncologia, i finanziamenti nei Paesi a basso reddito stanno crollando

A cura di David Frati By 3 Settembre 2025Giugno 11th, 2026No Comments
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Secondo un’analisi condotta da ricercatori dell’University of Southampton sulle variazioni globali dei finanziamenti per la ricerca sul cancro, emerge la necessità impellente di incrementare gli investimenti nei Paesi a basso reddito. I dati indicano una carenza di fondi per la ricerca in specifici ambiti, in particolare la chirurgia oncologica e la radioterapia, e un complessivo declino degli investimenti annuali a livello globale a partire dal 2016. Lo studio, pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology, evidenzia che la maggior parte dei finanziamenti è concentrata nei Paesi ad alto reddito, lasciando quelli a basso reddito in difficoltà nel far fronte alla crescente incidenza dei tumori, che è più elevata proprio in queste aree geografiche.

Michael G. Head della School of Cancer Sciences dell’University of Southampton, autore principale dello studio, sottolinea: “A livello globale, il cancro è responsabile di un decesso su cinque. Le disparità negli investimenti tra nazioni e i bassi finanziamenti per la ricerca su determinati trattamenti possono creare uno squilibrio nelle patologie che siamo in grado di affrontare e nelle aree del mondo che ne traggono beneficio. È fondamentale comprendere come e dove vengono allocati i fondi”.

Per la loro analisi, i ricercatori hanno combinato due set di dati relativi ai finanziamenti pubblici e filantropici (dal 2016-2020 e 2021-2023), impiegando machine learning, modelli linguistici di grandi dimensioni e un’accurata supervisione da parte di esperti per valutare l’assegnazione e la distribuzione dei fondi. Oltre a un quadro globale, il team ha analizzato la situazione dei 56 Paesi del Commonwealth. Nel periodo preso in esame sono stati assegnati a livello globale 107.955 finanziamenti per un totale di 51,4 miliardi di dollari. Di questo importo, gli Stati Uniti hanno fornito il contributo più consistente, con 29,3 miliardi di dollari (57%). Complessivamente, i Paesi del Commonwealth hanno contribuito con 8,7 miliardi di dollari (17%), guidati dal Regno Unito (5,7 miliardi, 11%), seguito da Australia (1,5 miliardi, 2,9%) e Canada (1,3 miliardi, 2,6%).

La maggior parte di questi fondi però è stata re-investita nelle nazioni contributrici, con un’allocazione minima verso i Paesi a basso reddito. A livello globale, i Paesi a basso reddito hanno ricevuto una parte infinitesimale dei finanziamenti, pari a soli 8,4 milioni di dollari, ovvero meno dello 0,1% del totale. I ricercatori sottolineano come questo sia un problema critico, considerando l’elevato onere oncologico di questi Paesi e le disuguaglianze che limitano l’accesso ai progressi scientifici in campo oncologico.

Anbang Du della School of Electronics and Computer Science dell’University of Southampton, co-autore dello studio, avverte: “Senza un aumento degli investimenti mirati e un rafforzamento delle capacità di ricerca locali, le disuguaglianze persisteranno. Se gli Stati Uniti come pare ridurranno i loro finanziamenti a livello globale, il divario si allargherà ulteriormente. È cruciale che gruppi di nazioni come il Commonwealth coordinino gli sforzi per mobilitare fondi, costruire partnership durature e rafforzare la formazione e le infrastrutture, affinché dei progressi in oncologia possano beneficiare tutti, ovunque”.
L’analisi dei finanziamenti a livello globale ha rivelato che il 76% è stato destinato alla ricerca pre-clinica. La ricerca su tumori della mammella (10%), tumori ematologici (9%) e sperimentazioni cliniche (7%) è risultata ben finanziata. Al contrario, la ricerca su chirurgia oncologica (1,7%) e radioterapia (3,1%) è risultata fortemente sottofinanziata. Poiché entrambi i trattamenti sono cruciali nell’ampio spettro delle cure oncologiche, i ricercatori raccomandano un aumento significativo dei fondi in queste aree.

Fatta eccezione per un forte aumento nel 2021, gli investimenti globali nella ricerca oncologica sono diminuiti annualmente, un trend seguito anche dal Commonwealth. I finanziamenti da parte dei Paesi BRICS (tra cui Russia, India e Cina) sono cresciuti fino al 2018 per poi declinare, mentre gli investimenti dell’Unione Europea sono in crescita dal 2021.