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L’ASCO pubblica “The State of Cancer Care in America: 2015”

By 17 Marzo 2015Maggio 12th, 2021No Comments
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Così come Il libro bianco del cancro in Italia fotografa la realtà oncologica del nostro Paese, “The State of Cancer Care in America” illustra le attuali realtà del sistema statunitense nella cura e nell’assistenza dei malati di tumore, esaminando le tendenze nell’ambiente dell’Oncologia tutta, comprese le pratiche terapeutiche e l’accesso alle cure.

La edizione 2015 è stata appena pubblicata sul “Journal of Oncology Practice”, attirando da subito l’attenzione e non solo in ambito sanitario: dal report risulta chiaro che l’intero sistema delle cure del cancro deve affrontare enormi difficoltà, confrontandosi con un numero crescente di malati e di sopravvissuti al cancro, mentre aumentano le pressioni politiche per tenere sotto controllo l’aumento dei costi, di pari passo ad una sempre più diffusa trasformazione pratica dell’Oncologia. Sembra comunque che i motivi di speranza prevalgano.

Secondo il rapporto dell’ASCO, si è ulteriormente ampliata la gamma delle opzioni terapeutiche attualmente disponibili per molti tipi di cancro. Nel 2014, la FDA ha autorizzato 10 nuovi trattamenti che si aggiungono alla sua lista di più di 170 agenti anti-tumorali, approvando inoltre quattro nuovi dispositivi medici e test in grado di migliorare gli outcome del paziente attraverso la diagnosi precoce del cancro. Inoltre, sono in cantiere per ricerca e sviluppo più di 770 nuove terapie del cancro, mentre le esistenti stanno dimostrando notevoli miglioramenti in termini di efficacia.

Come risultato di questi ed altri progressi, i malati di cancro vivono più a lungo rispetto al passato. Oggi più di due terzi (68,5 per cento) dei pazienti oncologici vivono oltre cinque anni dopo la diagnosi, rispetto al 49 per cento nel 1975. Questo trend positivo sta contribuendo ad un numero sempre maggiore di pazienti sopravvissuti: nel 2014, più di 1,6 milioni di tumori sono stati diagnosticati, portando a 14,5 milioni il numero totale di americani vivi che hanno ricevuto una diagnosi di cancro nel corso della vita. Com’è ovvio, questi sopravvissuti avranno in futuro bisogno di cure, di follow-up e di screening che li protegga nelle complicanze tardive e negli effetti collaterali del trattamento.

Il report dell’ASCO mette tuttavia in luce alcune sfide decisive che attendono l’Oncologia americana.

▼La crescita della domanda terapeutica. Da qui al 2030, si prevede un sensibile aumento (ben il 45%) dell’incidenza dei tumori. Si calcola che cinquecentomila nuovi casi saranno dovuti all’obesità, fattore di rischio sempre più rilevante.

▼La persistenza delle disparità nelle cure. I benefici dello screening dei tumori ed i progressi terapeutici non sono stati una realtà coerente tra i diversi gruppi etnici e razziali, come evidenziato dalle differenze nei tassi di incidenza e mortalità. Gli afro-americani, per esempio, hanno il 2,5 per cento di probabilità in più di contrarre un cancro rispetto ai bianchi ed il 19,6 per cento in più di probabilità di morirne.

▼Le dimensioni della forza lavoro. In Oncologia rimane costante, ma potrebbe presto essere sopraffatta dalla domanda crescente. La forza impegnata in oncologia (11.700 oncologi attivi) presenta diverse debolezze. Innanzitutto, l’invecchiamento del personale: già il 20% degli oncologi ha più di 64 anni ed i giovani subentranti non sono in grado attualmente di rimpiazzare tutti quelli destinati alla pensione.

▼La differenza razziale. Mentre il 13% circa degli americani è di colore, solo il 2,3% degli oncologi è afro-americano. Similmente, mentre il 17% della popolazione è ispanico, lo è solo il 3% tra gli oncologi.

▼La scarsità nelle zone rurali. L’ASCO riferisce che, nel complesso, il 10 per cento dei medici pratica nelle zone rurali, ma solo il 4,8% dei nuovi medici sceglie di praticare in aree non urbane.

▼Il burnout professionale. Cresce il disagio tra gli operatori: secondo il report, non affrontare seriamente il burnout dei medici potrebbe causare gravi conseguenze per la forza lavoro, obbligando gli oncologi a ridurre il numero dei pazienti trattati o ad andare prima in pensione.

Oltre a ciò, restano questioni legate a vincoli economici, concorrenza, crescita degli oneri amministrativi ed alla proliferazione dei programmi di contenimento dei costi, a riprova delle pressioni che contribuiscono a diffondere incertezza e preoccupazione tra i protagonisti dell’Oncologia americana. Tuttavia, il report ASCO non si limita alla denuncia, condensando le richieste dell’oncologia americana in tre proposte pratiche rivolte al Congresso. Innanzitutto, l’abrogazione dell’attuale formula del Sustainable Growth Rate (tasso di crescita sostenibile). In secondo luogo, garantire l’interoperabilità delle cartelle cliniche. Infine, com’è ovvio, aumentare il budget dei National Institutes of Health e del National Cancer Institute.

Luciano De Fiore