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Immunoterapia nel glioblastoma, la chiave è genetica

By 27 Febbraio 2019Maggio 12th, 2021No Comments
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L’immunoterapia è efficace solo su circa 1 paziente su 10 tra quelli con diagnosi di glioblastoma. Perché un tasso di risposta così basso? Se lo sono chiesto i ricercatori coordinati da Raul Rabadan del Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons di New York, che hanno preso in esame il microambiente tumorale in 66 pazienti con glioblastoma prima e dopo il trattamento con nivolumab e pembrolizumab. Lo rivela uno studio pubblicato da Nature Medicine.

Dei 66 pazienti con glioblastoma, 17 hanno risposto all’immunoterapia per un periodo ≥ 6 mesi. Le analisi genomiche e trascrittomiche hanno dimostrato che il resto dei pazienti presentava un tasso elevato di mutazioni nel gene PTEN, che normalmente codifica per un enzima che agisce come onco-soppressore. Spiega Rabadan: “Più elevato è il numero di mutazioni del gene PTEN, più elevato è il numero dei macrofagi, che di solito hanno un ruolo importante nel sistema immunitario, ma nel glioblastoma purtroppo aumentano la crescita e la diffusione delle cellule tumorali. Inoltre tipicamente le cellule dei glioblastomi formano tessuti molto compatti e questo rende più difficile per le cellule del sistema immunitario infiltrarli”.

D’altro canto, i 17 pazienti immunotherapy-responsive presentavano tassi elevati di mutazioni nella pathway MAPK, suggerendo che una combinazione di immunoterapia e farmaci che hanno come target MAPK potrebbe rivelarsi una strategia terapeutica ancora più efficace in questi pazienti. Conclude Rabadan: “Siamo ancora agli inizi, ma questi dati mostrano che potremmo essere in grado di predire la risposta dei pazienti con glioblastoma all’immunoterapia”.

David Frati

▼ Zhao J, Chen AX, Gartrell RD, Silverman AW, Aparicio L, Sonabend AM, Rabadan R et al. Immune and genomic correlates of response to anti-PD-1 immunotherapy in glioblastoma. Nat Med 2019; doi: 10.1038/s41591-019-0349-y