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“Effetto Angelina Jolie”: quanto vale?

By 22 Settembre 2014Maggio 12th, 2021No Comments
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"Salt" Panel - Comic-Con 2010Nel maggio 2013 l’attrice Angelina Jolie aveva annunciato con un commosso editoriale pubblicato sul “New York Times” che si sarebbe sottoposta a breve a una duplice mastectomia preventiva presso il Pink Lotus Breast Center di Beverly Hills per minimizzare il rischio di sviluppare un tumore della mammella. Aveva infatti scoperto di essere portatrice di una mutazione ereditaria del gene oncosoppressore BReast CAncer 1 (BRCA1) che comporta un rischio di insorgenza di tumore della mammella fino a 5 volte superiore al normale (45-85%): e non a caso il cancro al seno aveva già ucciso sua madre e sua zia. Circa un anno dopo la Jolie ha rivelato alla rivista “Entertainment Weekly” di aver subito in tutto tre interventi chirurgici ma di essere felice di aver fatto la scelta della mastectomia preventiva: “Sono stata molto fortunata ad avere incontrato medici capaci e ad aver avuto una convalescenza rapida e senza problemi che mi ha permesso di tornare presto al lavoro. Mi sento molto vicina alle altre donne che attraversano questa esperienza: ovunque io vada mi avvicinano e parlano con me di salute, di tumore della mammella, di tumore ovarico. Sono circondata dal supporto, dalla gentilezza e dall’attenzione di tantissime donne e dei loro compagni”.

Mi sento molto vicina alle altre donne che attraversano questa esperienza: ovunque io vada mi avvicinano e parlano con me di salute, di tumore della mammella, di tumore ovarico.

Scelte e vicende limitate alla sfera privata, per quanto di una donna famosa in tutto il mondo? Non proprio, visto che si è verificata l’esistenza di un vero e proprio “effetto Angelina Jolie” sulla diffusione dei test genetici per il tumore della mammella e sulle visite senologiche, un impatto che – grazie all’infinità di articoli e commenti ormai presenti sul web – non accenna a diminuire visto che nel 2014 il numero di test effettuati solo negli Usa è risultato due volte e mezza più elevato del 2013, l’anno dell’outing dell’attrice. Un team di ricercatori britannici coordinato da Gareth Evans del Genesis Breast Cancer Prevention e del St. Mary’s Hospital di Manchester ha ora provato a misurare questo “effetto Angelina Jolie” sulla quantità di visite effettuate nei centri specializzati nella prevenzione e nella diagnosi del tumore della mammella in Gran Bretagna nel 2013 rispetto all’anno precedente in uno studio pubblicato dalla rivista “Breast Cancer Research”. È emerso un sensibile aumento delle richieste di consulenze cliniche e genetiche dopo il maggio 2013 e l’annuncio della Jolie: da 1981 a 4847, con solo una leggera flessione nel prosieguo dell’anno. Nello stesso periodo le consulenze cliniche e genetiche su altri tipi di tumore non hanno mostrato aumenti significativi.

Bx3tqVGCMAApzJS.png largeSi è trattato quindi di un annuncio che ha avuto un effetto paragonabile a quello di una capillare campagna informativa sul tumore della mammella? Sì e no. Un sondaggio condotto negli Usa ha rivelato che sebbene il 75% del pubblico sappia che Angelina Jolie ha effettuato una mastectomia preventiva, solo meno del 10% ha gli strumenti e le informazioni necessarie per comprendere esattamente l’associazione tra assenza o presenza dellla mutazione BRCA1 e rischio di insorgenza del tumore della mammella: conoscenza aneddotica insomma non significa consapevolezza. Ciononostante, un 9% di donne ha rivelato di aver trovato spunto dalla storia di Angelina Jolie per interpellare un medico o effettuare una mammografia. Secondo gli esperti di comunicazione l’immagine glamour e sexy dell’attrice e la sua relazione con Brad Pitt, considerato un sex symbol dal pubblico femminile, ha lavorato a livello inconscio, inducendo le pazienti a superare la paura di “perdere femminilità” in caso di mastectomia e quindi le ha spinte a rivolgersi al medico.

Secondo gli esperti di comunicazione l’immagine glamour e sexy dell’attrice e la sua relazione con Brad Pitt, considerato un sex symbol dal pubblico femminile, ha lavorato a livello inconscio.

Spiega Evans: “È vero, le celebrità possono contribuire con le loro storie e grazie alla loro visibilità ad aumentare la consapevolezza su certi temi di Sanità pubblica, ma c’è bisogno che i loro messaggi siano accompagnati da una strategia di comunicazione mirata per migliorare e guidare la comprensione del pubblico. Non abbiamo evidenza che queste vicende portino a trattamenti inappropriati, anche se ovviamente potrà capitare che i medici di Medicina generale debbano rassicurare pazienti che si preoccupano senza averne motivo. D’altro canto va sottolineato che l’elevato numero di visite senologiche e test appropriati effettuati in seguito alla vicenda Jolie dimostra che sono ancora tantissime le donne inconsapevoli del pericolo che la loro storia familiare in tema di tumore della mammella rappresenta. Forse sarebbe il caso di introdurre nella pratica clinica standard di indagare sulla storia familiare di tutti i pazienti per i diversi tipi di tumore”.

Secondo Funda Meric-Bernstam, direttore del Department of Investigational Cancer Therapeutics dell’MD Anderson Cancer Center di Houston, “Troppe donne sottovalutano il loro rischio di sviluppare un tumore della mammella. È molto importante sottolineare che la maggior parte dei tumori della mammella si sviluppa in donne che NON hanno mutazioni BRCA 1 e 2. Però chi ha una storia familiare di tumori della mammella o dell’ovaio deve rivolgersi a un medico prima possibile per ottenere un counseling appropriato sul tema degli screening oncologici”.

L’effetto “Angelina Jolie” non è a quanto pare limitato agli Stati Uniti: uno studio canadese coordinato da Jacques Raphael del Sunnybrook Odette Cancer Centre di Toronto e presentato all’American Society of Clinical Oncology’s Breast Cancer Symposium di San Francisco ha registrato un raddoppio delle richieste di consulenza genetica sul tumore della mammella (487 vs 916) nel centro nei sei mesi successivi all’outing dell’attrice sul “New York Times”. E in Italia?

▼ Evans DGR, Barwell J, Eccles DM, Collins A, Izatt L, Jacobs C, Donaldson A, Brady AF, Cuthbert A, Harrison R, Thomas S, Howell A, Miedzybrodzka Z, Murray A. The Angelina Jolie effect: how high celebrity profile can have a major impact on provision of cancer related services. Breast Cancer Research 2014;16:442 doi:10.1186/s13058-014-0442-6
▼ Raphael J, Verma S, Hewitt P, Eisen A. The impact of Angelina Jolie (AJ)’s story on genetic referral and testing at an Academic cancer centre. Abstract 44, Breast Cancer Symposium 2014.
▼ Jolie A. My medical choice. New York Times 14/05/2013

David Frati