Skip to main content

Cancro in età pediatrica, linee guida per il follow-up

By 8 Aprile 2013Maggio 12th, 2021No Comments
NewsSpeciali

Sono circa 33.000, solo nel Regno Unito, gli individui che vivono avendo ricevuto, in età pediatrica, una diagnosi di cancro. Fortunatamente i continui progressi nelle terapie antineoplastiche hanno condotto a un deciso aumento della sopravvivenza, ma per questi giovanissimi “cancer survivors” si configura un cammino in salita che deve prevedere un supporto mirato e di lungo periodo.

Proprio in quest’ottica lo Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN) ha recentemente aggiornato le raccomandazioni sul tema, pubblicando un dettagliato documento dal titolo: “Long term follow-up of survivors of childhood cancer”.
Un articolo presentato sul British Medical Journal ne sintetizza i contenuti.

Le linee guida affrontano numerosi argomenti chiave, a partire dell’aumentato rischio, per questi soggetti, di recidiva neoplastica e d’insorgenza, anche a distanza di molti anni, di un nuovo tumore primario.Sebbene a tutt’oggi non esistano evidenze sull’efficacia, in tale segmento di popolazione, di screening mirati all’individuazione precoce di specifici tumori, sirende tuttavianecessaria un’alta sorveglianza da attuare attraverso un serrato programma di controlli.

Un ampio capitolo è poi dedicato alla salute riproduttiva. Si suggerisce, a tal fine, di effettuare un counseling mirato subito dopo la diagnosi o la stadiazione della malattia, in modo da avere il tempo necessario per mettere in atto efficaci metodiche di preservazione della fertilità e poterne aumentarne le probabilità di successo. I pazienti dovranno essere seguiti durante lo sviluppo puberale per accertarsi che le pregresse terapie non abbiano prodotto alcun danno.
Particolari cautele andranno osservate anche nel corso di un’eventuale gravidanza in modo maggiore nelle ragazze sottoposte a radioterapia con coinvolgimento della regione addominale: in questi casi si registrano, infatti, più alte percentuali  di aborto tardivo, parto prematuro e basso peso alla nascita per il neonato.

L’articolo passa quindi in rassegnai possibili effetti “a distanza” dei trattamenti antitumorali che accrescono il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari, affezioni dell’apparato scheletrico, disfunzioni tiroidee e neuroendocrine.

Le raccomandazioni ribadiscono, infine, l’importanza di costruire per questi pazienti un percorso facilitatoche preveda un approccio multidisciplinare e, sulla base di un modello di stratificazione del rischio, delinei una serie d’interventi disegnati “ad hoc” sul singolo individuo.