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ASCO 2016: per un sapere collettivo

By 19 Maggio 2016Maggio 13th, 2021No Comments
Congressi

Perché “collective wisdom”? Julie Vose, cinquantaduesima Presidente dell’ASCO, non ha avuto dubbi nello scegliere l’argomento del congresso di quest’anno: «Il titolo – Sapere collettivo: assistenza e ricerca centrata sul paziente – vuol rappresentare appieno l’importanza e la necessità di un approccio multimodale all’assistenza dei nostri pazienti. La persona malata è infatti al centro di un sistema molto complesso, nel corso del quale si cerca di aiutarla nel percorso terapeutico».

Figura 1. Paziente al centro

L’argomento del congresso è dunque davvero universale: un’oncologia centrata sul paziente, su quell’e-patient sempre più consapevole della propria malattia, un paziente informato – empowered dicono gli anglosassoni. Divenendo così una risorsa non solo per sé stesso: secondo Mario Melazzini (Presidente AIFA), il “malato esperto” «porta con sé un patrimonio di conoscenze e di esperienze della malattia che mette a disposizione delle istituzioni, delle autorità regolatorie, della ricerca clinica».
Anche se, dal programma, si nota una tendenza – questa sì più americana – che riflette il cambiamento da un sistema sanitario basato sul rimborso delle prestazioni ad uno fondato sul valore. Salvo intendersi su cosa significhi oggi valore in sanità, o valori, declinato al plurale, in particolare in oncologia. Una recente indagine del progetto “Forward” condotta anche tra gli oncologi italiani attesta che una percentuale ancora troppo consistente dei medici intervistati (il 63,7%) ritiene che il valore di un intervento in sanità possa essere giudicato solamente dall’operatore sanitario.
I sistemi sanitari evolvono, come sta dimostrando proprio l’America di Obama, e non possiamo non continuare a modificare anche i nostri modelli di assistenza. La ricerca clinica deve includere anche una componente di costo-efficacia negli studi per mettere in condizione medici e pazienti di prendere decisioni informate. La persona malata resta al centro e l’obiettivo è quello di assisterla nel corso di un processo decisionale sempre più consapevole.
Più di trentacinquemila oncologi, il 35% dei quali stranieri, confluiscono dunque in questi giorni per un appuntamento ormai quasi routinario nella “windy city” che, grazie ad un accordo pluriennale con la municipalità, ospita il congresso ASCO per dieci anni, fino al 2019. Per riflettere non soltanto sulle novità terapeutiche, fortunatamente sempre più marcate in ambito oncologico specie grazie alle immunoterapie, ma sulle modalità per costruire quel collective wisdom che non sia solo un patrimonio di conoscenze, ma anche una sapienza condivisa.

Luciano De Fiore