Skip to main content

Tumori uroteliali avanzati, dati importanti per la terapia di mantenimento

By 29 Maggio 2020Maggio 12th, 2021No Comments
CongressiTemi

Una terapia di mantenimento con l’inibitore di PD-L1 avelumab in aggiunta alla miglior terapia di supporto aumenta significativamente la sopravvivenza complessiva dei pazienti con tumore uroteliale avanzato rispetto alla sola terapia di supporto. È quanto emerge dal trial JAVELIN Bladder 100, i cui risultati sono stati presentati nel corso dell’meeting virtuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Lo studio, randomizzato di fase III, ha incluso 700 pazienti con carcinoma uroteliale avanzato non resecabile o metastatico in assenza di progressione di malattia in seguito a un trattamento chemioterapico di prima linea (gemcitabina o gemcitabina più cisplatino o carboplatino). I soggetti sono stati suddivisi in due gruppi: 350 sono stati sottoposti a un trattamento con avelumab in aggiunta alla miglior terapia di supporto e 350 sono stati sottoposti alla sola terapia di supporto. In totale, il 51% dei pazienti è risultato positivo per l’espressione di PD-L1 e il follow-up medio è stato di 19 mesi.

I risultati hanno messo in evidenza una maggiore sopravvivenza complessiva nel gruppo in trattamento con avelumab (21,4 mesi vs. 13,4 mesi; P=0,0005). Per quanto riguarda il sottogruppo di pazienti positivi all’espressione di PD-L1, poi, la terapia di mantenimento con l’inibitore del checkpoint immunitario è risultata associata a un miglioramento significativo della sopravvivenza complessiva (P=0,0003), il cui dato medio non è stato però ancora raggiunto. Nei pazienti PD-L1 positivi, invece, la sopravvivenza complessiva media associata al trattamento con la sola terapia di supporto è risultata di 17,1 mesi. Infine, anche per quanto riguarda la sopravvivenza libera da progressione il trattamento con avelumab ha portato un beneficio, sia nel campione totale (HR: 0,62) che nel sottogruppo dei pazienti con espressione di PD-L1 (HR: 0,56). In termini di sicurezza, la terapia di mantenimento con l’inibitore del checkpoint immunitario ha determinato eventi avversi di grado 3 o superiore nel 47,4% dei soggetti, contro il 25,2% della sola terapia di supporto. I più comuni sono risultati essere: infezioni del tratto urinario, anemia, ematuria, fatica e mal di schiena.

“Nei pazienti con carcinoma uroteliale avanzato le recidive si verificano spesso in seguito a un trattamento chemioterapico iniziale”, ha commentato il Presidente dell’ASCO Howard A. Burris III. “Questo studio mostra il beneficio più grande mai visto in termini di sopravvivenza in questa patologia. Inoltre, quando utilizzato come terapia di mantenimento avelumab ritarda anche il verificarsi di una recidiva”.

Fabio Ambrosino

LBA1: Maintenance avelumab + best supportive care (BSC) versus BSC alone after platinum-based first-line (1L) chemoterapy in advanced urothelial carcinoma (UC): JAVELIN Bladder 100 phase III interim analysis. ASCO Meeting 2020.